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Pinguino (una cosa su Beppe Fenoglio)

Mi diceva stamattina un signore di una certa età che Beppe Fenoglio, noi, diceva, lo chiamavamo Beppe, era uno che non parlava mica tanto, stava sempre lì sotto una pianta con un libro, mi diceva lui, e quando eravam lì fuori dell’osteria di Placido, a San Benedetto, gli chiedevamo Cosa prendi, Beppe? Vuoi un caffè? e lui da sotto la pianta rispondeva sempre che lui prendeva volentieri un pinguino.

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Bianco e nero è il nuovo nero (iOS7 reloaded).

Qualche tempo fa un produttore di telefoni che ha come simbolo un frutto mezzo mangiato ha cambiato il modo in cui gli schermi di quei telefoni lì si presentano, una cosa coloratissima e apparentementemente piatta, ma che poi se si guardava bene si sviluppava tutta in tre dimensioni, con zoom e trasparenze che io son rimasto impressionato, ero tutto eccitato, continuavo a pigiare il dito per guardare gli zoom e le trasparenze, gli avvicinamenti e gli allontanamenti, e gli sfondi che sfumavano dietro altri livelli di cose coloratissime e bellissime, non capivo più niente, mi piaceva tanto. Poi dopo un po’ ho scoperto che quelle cose lì, gli zoom, mi venivano un po’ a noia, ho visto che si potevano togliere, allora li ho tolti. Dopo ho tolto anche le trasparenze. Adesso secondo me, se si potesse togliere il colore toglierei anche quello. Bianco e nero, ci vorrebbe.

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I feel good

Com’è sonnacchiosa, Cuneo, la mattina, mentre io vado in stazione, e alle sei e cinquanta si spengono le luci di città, e il giorno non sa ancora se arrivare, e l’edicolante sistema i giornali nell’edicola, e il carabiniere apre il portone della sua carabinieria, e una signora bionda, con i capelli dalla forma di cuscino, sbatte una coperta fuori dal balcone, e un signore di colore mi supera su una bici tutta rotta canticchiando una canzone di cui distinguo solo le parole I feel good.

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La bandiera del Tibet

Questi nuovi vicini, l’anno scorso, quando sono arrivati, hanno appeso una bandiera del Tibet ai fili del balcone, e ci stendono vicino i panni, le mutande, le tovaglie, le magliette e i pantaloni, e quando sono asciutti li ritirano, ma la bandiera del Tibet, si vede, non asciuga mai.

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La primavera intanto

Quando vai in vacanza, anche se ci vai soltanto due giorni, prima o dopo torni, e se ci vai soltanto due giorni torni molto prima di quelli che in vacanza ci sono stati di più, è così, è logica, e non c’è niente da spiegare, e però quando torni, al di là del tempo che ci sei stato, un po’ sei triste ma un po’ sei anche contento: di tornare a casa tua, di dormire nel tuo letto, di vedere se le piante sono ancora vive, e se per caso quelle che avevi lasciato inavvertitamente morire sono resuscitate.
Quando torni da una piccola vacanza in un posto un po’ più a sud di casa tua ti accorgi di come cambia la vegetazione, come nel giro di un’ora di viaggio da sud a nord il secco beige lascia lo spazio al verde, sempre di più. Guardi la maturazione del grano, che più a sud hanno già mietuto, guardi i campi di girasoli che cambiano, che dal marrone diventano sempre più gialli, e poi di un giallo sempre più verde, e ti dici Guarda com’è più avanti la stagione, a sud, e man mano che sali è sempre più indietro, e noi a Cuneo la aspettiamo, la aspettiamo, ma non arriva mai.

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Le cassiere della coop diventano sempre più anziane

Le cassiere della coop diventano sempre più anziane, e io ho appena compiuto trentanove anni, e la domenica mattina torno da un giro in bici e mi fermo alla coop per prendere delle uova, perché è domenica mattina ed è tutto chiuso, è aperta solo la coop, e mia moglie mi ha detto che se quando torno le compro delle uova lei mi fa una torta alla crema pasticciera, e allora mi fermo alla coop, prendo le uova, e prendo anche delle fette biscottate, quelle integrali, mi piacciono, poi vado alla cassa e mi accorgo che le cassiere della coop stanno diventando sempre più anziane, facciamo due parole, ci conosciamo da tempo, andavamo a scuola insieme.

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