In occasione dell’uscita del suo romanzo Così in terra (qui l’ebook), la redazione del blog letterario E io che mi pensavo ha incontrato Davide Enia per una intervista esclusiva.
- Caro Davide, è appena uscito il tuo libro Così in terra. È bello?
- Deppiù.
Ringraziamo Davide Enia per la sua disponibilità a nome dei lettori e della redazione del blog letterario E io che mi pensavo.
Ei guarda
Ti dico
Ho fatto
Ho fatto l’abbonamento
A Rakam fino a dicembre
Vai per strada
Lo dici
Lo dici e
E non interessa a nessuno
Eppure
Eppure a me
Eppure a me sembrava
Una buona azione
Lui è anche una brava persona alla fine,
Il signor Rakam.
E invece
Vai per strada
Fermi uno
Gli dici
Ho fatto l’abbonamento a Rakam
Fino a dicembre
E lui
E lui ti guarda come fossi matto
E allora
Allora fermi un altro
Ed è uguale
Io non lo so
Non lo so cosa sia successo alla gente
Che alla gente non gliene frega più niente
Se tu fai una cosa
O se ne fai un’altra
Se vai e glielo dici
Ti guardano male
Ti prendono come un matto
E cosa fai
Incassi
Cosa devi fare
Non dici più niente a nessuno
E se qualcuno viene da te
E ti dice Ho fatto l’abbonamento
A Motociclismo
Tu lo guardi
E niente
Ormai sei disilluso
E lo guardi anche tu
Come fosse un matto.
In questi giorni non sono a casa mia. Ieri ho dormito e mangiato, e dormito e mangiato e dormito (e mangiato e dormito). Non ho fatto solo quello, ho anche letto, corretto delle cose scritte, ho bevuto anche tanti caffè distribuiti in tutta la giornata. Ho scoperto ieri sera però che erano tutti decaffeinati. Io pensavo fosse l’acqua, o la caffettiera, che davano al caffè un gusto diverso. E invece no, era tutto caffè decaffeinato. Io non so come ho fatto a non accorgermene. Forse perché ho mangiato e dormito tutto il giorno. Non lo so. Non me ne capacito. È come bere birra tutto il giorno e poi accorgersi solo alla fine che era analcolica. È bere latte tutto il giorno e poi accorgersi che è di soia. È come scrivere tutto il giorno e accorgersi solo a sera che la penna non aveva inchiostro. Che giornata sprecata, una giornata decaffeinata. Dopo che me ne son accorto, ieri sera, mi son fatto un bel caffè potente, poi sono andato a dormire. Ho dormito benissimo.
Lei ha sognato che io assumevo tre segretarie alte more e bellissime, una vestita di rosso scuro, una di verde e una di arancione, e che le dicevo che loro, basta che io lo chieda, fanno tutto quello che voglio. È tutta la mattina che mi tiene il muso.
mercoledì 18 gennaio 2012
Io, in generale, parlo per sentito dire.
Una delle cose che mi piacciono di più, o che mi dispiacciono di meno, dell’inverno, è quando sei lì, seduto, al tavolo, dopo mangiato, e guardi fuori dalla finestra, e i vetri sono tutti appannati.
Sotto la doccia o al supermercato? Grande dilemma. Un giorno ero ospite alla radio e mi hanno chiesto, lo sapete come sono alla radio, fan delle domande che uno a volte si chiede da dove le tirino fuori, mi hanno chiesto se avrei preferito, dovendo scegliere, se scrivere sotto la doccia o dentro un supermercato. Sicuramente sotto la doccia vengono tante idee, ho detto, e dotandosi di tecnologie impermeabili, potrebbe essere interessante mettersi a scrivere direttamente lì, sotto la doccia, mentre le idee vengono, però d’altra parte il supermercato è un luogo talmente denso di stimoli, di persone, di colori, di oggetti, di rumori e odori, un luogo che secondo me oggi è insostituibile per conoscere noi stessi e i nostri tempi e quindi, ho risposto, che l’ideale sarebbe piazzare un box doccia dentro un supermercato, e mettersi a scrivere lì.
(inciso: io quando mi trovo in posti per me inusuali devo per forza entrare nei negozi, nei mercati e nei supermercati, spesso infastidendo chi sta viaggiando con me, ma secondo me solo lì si capisce veramente un popolo. Per esempio in un supermercato ho capito la differenza fondamentale tra l’Italia e gli USA: là Mastro Lindo si chiama Mr. Clean)
mercoledì 11 gennaio 2012
Era uno che fischiettava sempre, quando camminava, fischiettava, ed erano anni che lo conoscevo, stava sempre a fischiettare. Quando arrivava potevi star sicuro di sentirlo fischiettare fin da quando attraversava la piazza, ancor prima che entrasse nel palazzo tu lo sentivi, che era lì che fischiettava e stava arrivando. Stamattina è venuto, non fischiettava. Dice che ha smesso.
Uno dice che il giorno prima è stato al mare, che il giorno prima, al mare, c’era una temperatura fantastica, e quando un altro gli dice che anche a Cuneo il giorno prima si stava piuttosto bene lui dice che Cuneo ha tutto, che a Cuneo manca solo il mare, che se Cuneo avesse il mare, non avremmo bisogno di andare al mare per andare al mare. Allora l’altro tira fuori un taccuino e dice Mi scusi, ma questa me la devo proprio segnare.
La sera del venticinque gennaio del 1981 a casa Spartafini si è fulminata l’unica lampadina. Spartafini si è alzato e ha detto Vado a comprare una lampadina. Sua moglie è ancora lì che lo aspetta, al buio.