E io che mi pensavo

Nuvole

Ieri pomeriggio, sul tardi, verso sera, mi son messo lì a guardare i miei pensieri. Stavo lì a guardarli che passavano, come si guardano i calzini che girano nella lavatrice. Vanno di qua, vanno di là, girano, si rimescolano. Qualcuno arriva in primo piano, poi sparisce dietro, un altro appare, poi scompare, e chissà dove va. Ce n’era uno che si preoccupava per cosa dovevo fare oggi, un altro che si chiedeva se quella cosa, al lavoro, l’avevo poi veramente risolta, un altro che voleva andare a mangiare delle nocciole, e che magari se ci fosse stato anche del cioccolato fondente non gli avrebbe fatto schifo, un altro a cui è venuta in mente una vecchia pubblicità che davano alla tele quando ero piccolo. E poi c’era un altro che a guardarlo sembrava un po’ alla faccia di Topolino, con quelle sue orecchie, poi dopo un po’ si è trasformato in una capretta che beveva.
Poi è piovuto.

venerdì 2 maggio 2014 – 20 Commenti

Non scrivere niente

Non scrivere, subito subito, sembra difficilissimo. C’era un periodo in cui scrivevo tutti i giorni, e se qualche giorno non scrivevo, in qualche modo quella giornata lì mi pareva una giornata sprecata. Anche se magari avevo fatto tantissime cose quel giorno lì, se non avevo scritto neanche due righe, mi dicevo, cosa ho fatto per me stesso oggi? E niente, mi sembrava di non avere fatto niente. Così un bel giorno mi son detto, che se scrivere deve diventare un lavoro, meglio non farlo del tutto, solo che, c’è questo problema, che se sei abituato a scrivere poi mettersi a non scrivere è difficilissimo. Quel giorno lì, mi son detto, Oggi non scrivo, ma non nel senso che non trovo il tempo, che non trovo l’ispirazione, o chissà quale scusa: mi son messo lì al computer e mi son detto, adesso non scrivo per almeno dieci minuti. In quel momento lì mi sembravano i dieci minuti più lunghi della mia vita. Un minuto che non scrivevo, due minuti, stavo sempre lì a guardare l’orologio, non passava più. Mi venivano in mente tante cose da scrivere, tanti di quei pensieri che sarebbe stato carino metter per scritto, ma no, dovevo resistere, come Vittorio Alfieri. Però all’incontrario.
Poi son passati, i dieci minuti, mi son sentito soddisfatto, mi dicevo, Oggi non ho scritto dieci minuti.
Poi il giorno dopo è stato più facile, il giorno dopo ancora più facile, poi mi son detto, Adesso aumentiamo, venti minuti!
Arrivavo a sera e mi dicevo, Cazzarola, sei figo, Bonino, oggi sei riuscito a non scrivere mezz’ora intera!
E poi un’ora, e poi di più.
Adesso son diventato un maestro. Non scrivere è la mia seconda natura.
Ora ho in progetto una maratona di non scrittura, 24 ore, che stai lì, a non scrivere. Poi magari ci faccio un libro.

P.S. Sabato 26 aprile, a Bologna, in Salaborsa, al primo piano, alla sala incontri, dalle 15 alle 18, ci si trova per Niente. (la prossima volta è il 24 maggio)

sabato 26 aprile 2014 – 4 Commenti

Chissà quale viaggio cosmico

Appesi alla recinzione di rivendite di pellet e laterizi c’erano le uova di pasqua che l’associazione dei commercianti del paese aveva fatto mettere; solo che era piovuto, e pasqua era passata, e le uova di pasqua, probabilmente ripiene di polistirolo e ricoperte di carta colorata, erano un po’ stinte, scolorite: da rosse, gialle, verdi, arancioni, rosa e blu che probabilmente erano state, stavano tendendo tutte allo stesso colore, uno spiacevole color entropia, che è tipo il color caffelatte ma con un nome molto più, come si dice, cool.

C’era la mia macchina, la stavo andando a prendere, c’era la mia macchina dal gommista, ma quando sono arrivato era ancora lì su, sul ponte, senza ruote, e a vederla da lontano era un sogno d’infanzia, una navicella spaziale sospesa nel vuoto, tutta bombata e senza ruote, pronta a partire per chissà quale viaggio cosmico.

E io ero lì, con la mia borsa pesante, che ero appena saltato con tutti e due i piedi in una pozzanghera.

mercoledì 23 aprile 2014 – 4 Commenti

Che cosa aveva detto il Papa

Ieri era pasquetta, e alla tele, su rai news, dicevano che era pasquetta: a questo proposito avevano mandato in giro un giornalista, con la videocamera e il microfono, e intervistavano la gente su questo fatto interessantissimo, la pasquetta, e tutti sembravano confermare che era davvero pasquetta. Poi quelli di rai news devono essersi convinti anche loro che era pasquetta e son passati a dire cosa aveva detto il Papa.

martedì 22 aprile 2014 – 5 Commenti

Cos’ho fatto in tutto questo tempo

cos'ho fatto in tutto questo tempo

(Grazie a Chamberlain)

venerdì 28 marzo 2014 – 7 Commenti

Pinguino (una cosa su Beppe Fenoglio)

Mi diceva stamattina un signore di una certa età che Beppe Fenoglio, noi, diceva, lo chiamavamo Beppe, era uno che non parlava mica tanto, stava sempre lì sotto una pianta con un libro, mi diceva lui, e quando eravam lì fuori dell’osteria di Placido, a San Benedetto, gli chiedevamo Cosa prendi, Beppe? Vuoi un caffè? e lui da sotto la pianta rispondeva sempre che lui prendeva volentieri un pinguino.

giovedì 7 novembre 2013 – 16 Commenti

Bianco e nero è il nuovo nero (iOS7 reloaded).

Qualche tempo fa un produttore di telefoni che ha come simbolo un frutto mezzo mangiato ha cambiato il modo in cui gli schermi di quei telefoni lì si presentano, una cosa coloratissima e apparentementemente piatta, ma che poi se si guardava bene si sviluppava tutta in tre dimensioni, con zoom e trasparenze che io son rimasto impressionato, ero tutto eccitato, continuavo a pigiare il dito per guardare gli zoom e le trasparenze, gli avvicinamenti e gli allontanamenti, e gli sfondi che sfumavano dietro altri livelli di cose coloratissime e bellissime, non capivo più niente, mi piaceva tanto. Poi dopo un po’ ho scoperto che quelle cose lì, gli zoom, mi venivano un po’ a noia, ho visto che si potevano togliere, allora li ho tolti. Dopo ho tolto anche le trasparenze. Adesso secondo me, se si potesse togliere il colore toglierei anche quello. Bianco e nero, ci vorrebbe.

mercoledì 6 novembre 2013 – 11 Commenti

I feel good

Com’è sonnacchiosa, Cuneo, la mattina, mentre io vado in stazione, e alle sei e cinquanta si spengono le luci di città, e il giorno non sa ancora se arrivare, e l’edicolante sistema i giornali nell’edicola, e il carabiniere apre il portone della sua carabinieria, e una signora bionda, con i capelli dalla forma di cuscino, sbatte una coperta fuori dal balcone, e un signore di colore mi supera su una bici tutta rotta canticchiando una canzone di cui distinguo solo le parole I feel good.

venerdì 13 settembre 2013 – 12 Commenti

Sono una persona orribile /43

Son quattro anni che, invece delle crocchette, do al mio cane i pellet della stufa e lui non s’è mai accorto di niente.

giovedì 29 agosto 2013 – 10 Commenti

La bandiera del Tibet

Questi nuovi vicini, l’anno scorso, quando sono arrivati, hanno appeso una bandiera del Tibet ai fili del balcone, e ci stendono vicino i panni, le mutande, le tovaglie, le magliette e i pantaloni, e quando sono asciutti li ritirano, ma la bandiera del Tibet, si vede, non asciuga mai.

martedì 27 agosto 2013 – 7 Commenti