E io che mi pensavo

Sono una persona orribile /15

martedì 9 febbraio 2010

Sono una di quelle persone che ogni tanto sorridono guardando il computer.

13 Commenti

Miscellanea

lunedì 8 febbraio 2010

1.
L’altra sera son andato a vedere un film in 3D. Non l’avevo mai visto, un film in 3D, tranne una volta che ero andato in un parco divertimenti, da piccolo. I primi cinque minuti mi ha dato fastidio, i seguenti cinque minuti ero a bocca aperta, poi mi son abituato, non era niente di che.
Però poi, quando son uscito dal cinema, la vita reale mi sembrava un po’ piatta.

2.
Ho l’impressione che i miei amici mi vengano a trovare per rubarmi l’energia elettrica. Vengono, attaccano i loro cellulari, e poi quando son un po’ carichi van via. Non mi sembra mica una cosa normale.

3.
Ho addosso la primavera percepita. È una settimana che la mattina mi vien voglia di aprir tutte le finestre, di guardare il cielo, di respirare l’aria. Ho fatto le pulizie di Pasqua.

13 Commenti

Della letteratura olfattiva

venerdì 5 febbraio 2010

1.
Mi stavo documentando, la settimana scorsa, sui cani, sulle loro percezioni, sui loro sensi, e leggevo che il cane ha dai cento ai duecento milioni di cellule olfattive, contro le circa cinquemila dell’uomo, e leggevo che se un cane rimane cieco è in grado di orientarsi lo stesso, grazie all’odorato. Mi è venuto in mente che se per l’uomo il senso più importante è la vista, sicuramente quello più importante per il cane è l’odorato e quindi, se gli uomini leggono con la vista, potrebbe ben dirsi che se i cani avessero (secondo me ce l’hanno) una qualche forma di letteratura loro propria, sarebbe non una forma di letteratura visiva, ma una forma di letteratura olfattiva.
Poi m’è venuta in mente un’altra cosa, che avevo scritto tre anni fa.

2.
Stamattina, son uscito di casa per andare in ufficio, e all’angolo del palazzo c’era una signora con un cagnetto al guinzaglio, e il cagnetto stava odorando l’angolo del palazzo, e la signora cercava di tirarlo via, ma lui, no, non voleva andare via, era lì che odorava, e non aveva mica ancora finito, di odorare quel che c’era da odorare all’angolo del palazzo.

Io lo guardavo, ‘sto cagnetto, e si vedeva che a guardarlo, ‘sto cagnetto, lui ci aveva una smania di finire di odorare, muoveva il naso da sinistra a destra, poi andava un po’ più giù, muoveva il naso da sinistra a destra, mi ha dato l’idea, vedere odorare ‘sto cagnetto, che ‘sto cagnetto stesse leggendo qualche cosa, all’angolo del palazzo, qualche cosa che io non vedevo, e neanche la signora, ma io a questo punto, vederlo muoversi così, ero sicuro che stesse leggendo qualcosa.

Continuavo a guardarlo, e la signora cercava di tirarlo via, e io mi son immaginato (credo di essermelo immaginato, ché se è vero, sarebbe da farci un post) che il cane le dicesse Aspetta un attimo, no, che devo finir di leggere quel che ha scritto Bobi.

Dopo poco, poi, il cagnetto, smetteva di muoversi così come leggendo, la signora continuava, con una certa gentilezza devo dire (dopotutto era il suo cane), a cercare di tirarlo via, e il cagnetto, l’ho sentito dire Aspetta che lascio un commento.

Poi dopo ha alzato la zampetta e si è lasciato tirar via. Fino al prossimo angolo.

3.
Poi mi son venute in mente le Vie dei Canti del libro di Chatwin, questi canti aborigeni che sono insieme narrazione e mappa del territorio, poi mi è venuto in mente il cantare con l’olfatto, poi mi è venuto in mente lo scrivere con la pipì.

Poi m’è venuto in mente un fincipit che non mi ricordo da dove venga, ma c’era nel libro, e secondo me c’entra, e faceva così.
Ho scritto t’amo sulla sabbia. Pisciando.

38 Commenti

Avevo un amico

martedì 2 febbraio 2010

Avevo un Amico. Era un cane. Si chiamava Amico. Era un cane. Lui mi chiamava amico. Io lo chiamavo amico. Eravamo amici, io e Amico, il cane.

Da piccolo avevo paura dei cani. E’ per il fatto che una volta avevo aperto una porta di un giardino rinchiuso da mura credendo di trovarci una zia, e ci avevo trovato un cane. Un cane grandissimo. Un cane che appena avevo aperto la porta si era erto sulle gambe posteriori e mi aveva assalito, e quel cane, ritto sulle gambe posteriori, era ben più alto di me, di me da piccolo. Adesso, a pensarci, fa un po’ ridere. Quel cane era un Collie. Come Lassie. Cosa c’è di più mansueto, nell’immaginario popolare, di Lassie, dei Collie. Niente. Persino Rintintin, che è un pastore tedesco, appare più selvatico, più selvaggio, meno mansueto di Lassie. Mica facile, immaginarsi qualcosa di più mansueto di Lassie. Eppure quell’aprire quella porta, quell’aprire quella porta e ritrovarsi davanti un cane ritto sulle gambe posteriori; quell’aprire quella porta, quel trovarmi davanti a me quel cane gigantesco, così come mi era apparso allora, ritto sulle gambe posteriori, quel cane che abbaiava rabbioso, o così m’era sembrato, mi aveva sempre lasciato una gran paura dei cani.

Sempre avuto paura, io, dei cani. Anche quando i miei avevano pensato, per farmi del bene, di prenderne uno, di cane. O forse no, forse non ci avevano pensato, forse era semplicemente capitato. Il primo era stato Birba, credo lo avessimo trovato randagio in giro per il paese, e lo avessimo adottato. Poi c’era stato Pippo, che ce l’aveva dato il signor Pio, un signore del paese che aveva una cagna che aveva fatto i cagnetti, e poi c’era stata Nutella, la cagnetta nera che mi ha tenuto compagnia per tutta l’adolescenza. Tutti cani piccoli, bastardini. Bastardini, così come si chiamano i cagnetti di dubbi genitori di dubbia razza. Che parola cattiva, Bastardini. Birba era morta perché era scappata sotto la siepe, mi ricordo, ed era finita in strada, schiacciata sotto un camion. Pippo era morto di gastro-enterite, aveva detto il veterinario. Stava bene, poi un giorno non lo trovavamo più, era andato a nascondersi sotto la siepe, stava male, digrignava i denti se ci avvicinavamo, Pippo, in quei giorni che stava male. Poi era arrivato il veterinario e gli aveva fatto l’iniezione. Di quelle iniezioni che non stai bene dopo che te le hanno fatte. Di quelle iniezioni che dopo che te le hanno fatte ti spegni. Le usano anche in America, ho sentito.

Dopo c’era stata Nutella, e con Nutella ho passato tutta la mia adolescenza. Nutella, un giorno, a spasso con mia mamma, era stata aggredita da un pastore tedesco uscito improvvisamente da un cancello. Io ero a casa, mi aveva chiamato mia mamma, mi aveva detto vieni subito con una scatola, una coperta, mi hanno ucciso Nutella. Nutella non era morta, ma era stata azzannata al collo da quel pastore tedesco. Io ero andato in macchina, con la scatola, avevo preso Nutella ed ero corso subito a Cuneo dal veterinario, e mi ricordo, quei momenti, che tremavo tutto, andando su a Cuneo in macchina. e mi ricordo che, andando dal veterinario, in Corso Dante una macchina era uscita senza fare lo stop, e io avevo dovuto inchiodare, e la scatola con Nutella era caduta giù dal sedile, e se lo ricordo, mi fa male ancora adesso.

Poi c’era stato amico. Amico non era il mio cane. Non si chiamava neanche amico. Aveva un nome lungo, aveva due o tre nomi, patronimico e pedigree. Amico era un cagnetto che aveva il papà della mia ragazza di allora. Ci eravamo appena messi insieme. Lui era nato da quindici giorni, e non mangiava, stava male, era rachitico, lo avevano riempito di medicine, era tutto gonfio e non mangiava, gli si era aperta la schiena, esponendo la carne viva. Saranno stati undici anni fa. Bisognava stargli vicino tutto il tempo, e io e la mia ragazza di allora, gli stavamo tanto vicino, anche se sapevamo che non sarebbe durato. Si capisce subito, in quei casi lì, che non dura. Si sa, che a un certo punto bisogna chiamare il veterinario che gli fa l’iniezione, di quelle che fanno anche in America, e finisce lì. Poi s’era ripreso, amico, e aveva cominciato a mangiare, e aveva cominciato anche a giocare. Abitava nel garage, amico. Amico nel frattempo era diventato un dobermann di quaranta chili, grosso e nero, e io, di amico, non avevo paura, amico era un dobermann di quaranta chili, grosso e nero, un dobermann a cui potevo fare tutto quello che volevo. Era mio amico.

Amico è morto il mese scorso. L’ho saputo via sms. Non l’ho più visto da più di un anno e mezzo, perché, nel frattempo, con quella ragazza, dopo dieci anni, ci siamo lasciati, e io ci ho pensato tante volte, ad amico, ma non lo so, mi sembrava una cosa che non andava bene, andare a trovare il cane. Quando l’ho saputo, il mese scorso, via sms, mi è sembrato che fosse morto mio fratello.

Ora non ho più paura.

104 Commenti

Spostato da una parte

lunedì 1 febbraio 2010

C’era un libro rilegato, l’altra sera, in un circolo dove c’era un mio amico che metteva dei dischi, c’era questo libro rilegato, una raccolta di un settimanale musicale del 1966, si chiamava Giovan.
Era bellissimo da guardare, c’erano i Condors, i Ribelli, i Beatles, Gianni Morandi; c’era un cantautore che, diceva l’articolo, aveva rinunciato a una brillante carriera per fare il cantautore, ma io non l’avevo mai sentito, poverino.
C’erano le lettere dei lettori, dove si parlava di sesso e amore, c’era una lettera di una lettrice che diceva che aveva sentito che i capelloni volevano solo quello, diceva Spero che tu abbia capito, e il redattore rispondeva dicendo che le conveniva andare coi ragazzi coi capelli normali; c’era la rubrica fissa di Rita Pavone, che aveva come sottotitolo Rita Pavone ci racconta come ha trascorso la settimana, vendevano le magliette yé-yé, le collane yé-yé, faceva un effetto strano, come se i cervelli da allora a oggi si fossero spostati da una parte, noi guardavamo quella rivista con lo stesso spirito di quando guardiamo su youtube i filmati della televisione giapponese; ci sembrava, mi sembrava, come se i cervelli, a una certa distanza nello spazio e nel tempo, si spostassero da una parte, e che le cose che vedi che provengono da una certa distanza nello spazio e nel tempo ti appaiano spostate, e non si capisce se son loro che son spostate, o è il tuo cervello che si è spostato da una parte.

25 Commenti

I love shopping con Zio Bonino

venerdì 29 gennaio 2010

Ieri ho visto una borsa che sarebbe stata perfetta per i documenti dell’ufficio, il prezzo era buono, quindi son entrato nel negozio e l’ho comprata. Al momento di pagarla, la signorina voleva mettermela in una borsa, e io le ho detto no, guardi, la porto così, lei mi ha chiesto se ero sicuro, e io le ho risposto che preferisco davvero portarla così, una borsa, perché, le ho detto, pensare di infilare una borsa dentro un’altra borsa è una cosa che mi fa uscire di testa. Le ho detto, sarebbe come mettere il caffè dentro al caffè. Lei non so se ha capito.

Sabato ho comprato una vaschetta di polenta precotta e pretagliata, solo da infilare nel microonde. Non mi piace tanto la polenta, però era in offerta, costava un euro, era buona come il cartone, e ci ho mangiato due giorni.

Son tre giorni che mi dimentico di comprare il caffè solubile, e son tre giorni che di conseguenza bevo caffè normale. Ma non è la stessa cosa.

45 Commenti

Un singolo granello di polvere che ti entra in testa

giovedì 28 gennaio 2010

Io, quando scrivo, ho bisogno di esser sereno. Anche se scrivo di cose che mi fanno sanguinare, devo scriverne una volta che son passate, una volta che ho fatto pace con me stesso, una volta che sono riuscito a non farmi prendere dai pensieri ma avere il controllo su di essi. È proprio una questione di controllo su di sé: una volta che ce l’hai, io penso, puoi scrivere di qualunque cosa, ma quando il controllo su di te ce l’ha qualcos’altro, che sia qualcosa di grande o una cosa infinitesima, un singolo granello di polvere che ti entra in testa e poi nella tua testa ti sembra tutto sporco, quando il controllo su di te ce l’hanno cose del genere è meglio che tu non scriva niente, perché scrivere, ci vuol della concentrazione.
Anche a scrivere male.
C’era uno, purtroppo non mi ricordo chi è, che diceva che se hai l’urgenza di scrivere, aspetta che passi. Poi scrivi.

(Comunque non c’è da preoccuparsi, non è niente di grave. Uno che dice che non gli ho messo un link.)

21 Commenti

Come fuori

mercoledì 27 gennaio 2010

Stamattina, ho guardato fuori. Ho guardato fuori e ho visto che c’erano due metri di neve. Ho subito richiuso la finestra e son tornato a dormire. Solo che appena ho appoggiato la testa sul cuscino mi son ricordato che avevo un appuntamento con il mio libraio di fiducia, allora ho pensato che potevo scavare una galleria sotto la neve. La pala era in soffitta, son salito su in soffitta a prenderla, ma quando son stato su, mi son accorto che davanti alla pala, era un po’ che non la usavo, davanti alla pala c’era un baule. Quel baule. Oddio, quel baule, mi son detto. L’ultima volta che l’ho aperto c’era la neve, come oggi. Son passati degli anni, dall’ultima volta che l’ho aperto, e mi son ricordato di quando l’ho aperto, e dentro c’era la neve, dentro il baule c’era la neve, come fuori, e all’improvviso mi è venuta voglia di aprirlo di nuovo, per vedere se c’era ancora, dentro, la neve, come fuori, quindi son ridisceso giù di corsa, ho aperto il cassetto della cucina, quello dove ci sta la roba che non sai dove mettere, lo spago, le mollette, lo scotch, le pinze, e in fondo al cassetto c’era la chiave, la chiave del baule. Son risalito, con la chiave, girava a fatica, e io smaniavo dalla voglia di sapere se dentro il baule c’era ancora la neve, come fuori. Poi, ha fatto uno scatto, e l’ho aperto.
Si era sciolta.

(questo post è derivato da un esperimento collettivo autogenerato, che trovate qui. loro hanno continuato, e io li ringrazio tutti)

35 Commenti

Biella è situata ai piedi delle Alpi biellesi

martedì 26 gennaio 2010

L’altro giorno ero lì che chattavo con uno che una volta aveva un blog, si chiama Paul The Wine Guy, e siccome in questi giorni ho un po’ la testa girata nel verso sbagliato gli ho chiesto se aveva qualche argomento da consigliarmi, per scrivere sul blog, visto che io di argomenti ne ho pochi, o forse ne avrei tanti, ma non ho tanto la testa per pensarci.
Lui, Paul The Wine Guy, uno che ha vinto anche il premio come blogger dell’anno 2009 e poi ha chiuso il blog, mi ha consigliato di scrivere un post su Biella, che, dice Wikipedia, è un comune italiano di 45.870 abitanti capoluogo dell’omonima provincia nel Piemonte settentrionale.
Dice Paul The Wine Guy che dice Wikipedia che Biella è situata ai piedi delle Alpi biellesi, sezione delle Alpi Pennine, al centro di rilievi montuosi ricchi di sorgenti (Massiccio del Bo, monti Mucrone – con l’omonimo lago – e Camino cuore di questa sezione) che alimentano i torrenti Elvo a ovest della città, Oropa e Cervo a est.
Dice Paul The Wine Guy, quella bestia, che Biella dev’essere proprio un bel posto, per uno che sta a Cuneo.
Io non so se son d’accordo; Paul The Wine Guy intanto dice che sta bene e vi saluta tutti (lui però l’ha detto con parole più colorite).

41 Commenti

Il millenovecentoottanta

giovedì 21 gennaio 2010

Diceva Kottke, mi diceva l’altro giorno Amedeo, che se Ritorno al futuro lo avessero girato oggi invece che nel 1985, Marty McFly non ritornerebbe al 1955, ma al 1980.
Nel 1985, pensare al 1955, mi sembrava di pensare alla preistoria, ma adesso, nel 2010, se penso che io nel 1980 c’ero, non proprio so cosa dire, perché quando mi ci ha fatto pensare ci son rimasto male, e ci rimango male tutte le volte che ci ripenso.
Avevo sei anni, nel 1980.

91 Commenti