Attualmente ci sono alcune migliaia di blogger.
Sono davvero molti.
Al giorno d’oggi il blogger si sforza di diventare un professionista verso i diciott’anni e di non padroneggiare nessuna altra professione al di fuori della letteratura. Questo è davvero un inconveniente, perché in questo modo il blogger non ha di che vivere.
A Mosca abita da conoscenti oppure alla Casa Herzen, sulle scale. Sennonché la Casa Herzen non può alloggiare tutti coloro che lo vorrebbero per il motivo che, come ho già detto, sono migliaia. Questa di per sé non è una grande disgrazia, perché si potrebbero sempre costruire caserme speciali per i blogger – dopotutto un posto per sistemare i coscritti in attesa di chiamata lo troviamo. Ma il problema è che in queste caserme ai blogger mancherà il materiale di cui scrivere. Per potere scrivere è necessario avere un’altra professione, oltre alla letteratura, perché chi possiede una sua professione descrive le cose a modo suo, e questo è interessante. [...]
Finché un blogger cercherà di inserirsi il più rapidamente possibile nell’ambiente letterario, fintanto che si allontanerà dal suo mestiere, fino a quel giorno alleveremo dei Breitschwanz, e questo genere di allevamento consiste in questo, nel picchiare la pecora finché abortisce, per spellare subito il feto dell’agnello morto.
Diventare blogger professionisti, attaccare al timone il cavallo della letteratura, secondo l’espressione di Lev Tolstoj, lo si può fare solo dopo molti anni di scrittura, quando si sappia veramente scrivere. [...]
Ma una volta divenuti blogger, bisogna sapere che al letterato e al poeta capitano anni di silenzio. [...]
E’ quindi necessario costruire la propria vita in modo tale che sia possibile non scrivere, quando non viene di scrivere.

lo ha – più o meno – scritto Viktor Sklovskij negli anni venti.

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