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la sua nota posa di turista che fa l’autostop

Nel giardino pubblico del centro, davanti all’edificio del Soviet citato, doveva essere collocato un monumento a Lenin. Era stata organizzata una cerimonia solenne. Si erano riunite circa millecinquecento persone.
Suonava una musica patetica, gli oratori pronunciavano i loro discorsi. Il monumento era coperto da un telo grigio.
Ed ecco che era arrivato il momento fatale. Accompagnati dal rullio dei tamburi, i funzionari locali avevano scoperto la statua.
Lenin era raffigurato nella sua nota posa di turista che fa l’autostop. La sua mano destra indicava la via verso il futuro, la sinistra la teneva nella tasca del cappotto sbottonato.
La musica si era fermata. Nel silenzio si era udito qualcuno che era scoppiato a ridere. Dopo un minuto rideva tutta la piazza.
Solo una persona non rideva. Era lo scultore leningradese Viktor Dryžakov. L’espressione di terrore del suo viso si trasformava gradualmente nella maschera dell’indifferenza e dell’irreparabilità.
Cos’era successo? Lo sventurato scultore aveva scolpito due berretti. Uno copriva la fronte del condottiero. Un altro Lenin lo teneva in mano.

lo ha scritto Sergej Dovlatov, in La Valigia, Sellerio, 1999

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7 thoughts on “la sua nota posa di turista che fa l’autostop

  1. eheheh, mi sembra di sentire ancora il fresco di quella libreria-cantina di via po ;)
    (scusate l’insider joke :) )

  2. ah, mi ero dimenticato :)

    (ma l’averne parlato mi ha fatto voglia di rileggere il libro e di postare quella parte)

    (adesso dopo aver letto in tre giorni sia straniera che la valigia, poso un attimo dovlatov e mi dedico a dostoevskij e magari ne posto un pezzetto :) )

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