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discriminazione razziale

Stamattina, sulle pagine di Cuneo de La Stampa, c’era un articolo interessante.

Diceva che la legge italiana ha usurpato uno degli orgogli dell’esser della provincia di Cuneo.

Diceva che la legge italiana ha imposto i fari accesi anche di giorno a tutti gli italiani, prima, c’eran solo i cuneesi, coi fari accesi.

Che te eri sicuro, se incontravi qualcuno a Trieste oppure a Bari, eri sicuro, se aveva i fari accesi, era di Cuneo.

Ci avevo anche scritto un haiku, su questa cosa.

Che adesso, che l’indicazione della provincia sulla targa è diventata facoltativa, quei di Cuneo, gli han tolto uno dei maggiori orgogli.

Che noi di Cuneo, siamo un’etnia orgogliosa.

Che avere i fari accesi, era uno dei simboli della cuneesità, come per i massoni il cappuccio. Che se uno obbliga tutti a portare il cappuccio, i massoni, dovran trovar qualcos’altro, per riconoscersi.

Quei di Cuneo, adesso, anche di giorno, accendono gli abbaglianti.

Diceva l’articolo, che solo a Diano Marina, la settimana scorsa, ne han multati quattro, di Cuneo, con gli abbaglianti.

A me questa cosa che fan la multa a chi dimostra la propria appartenenza territoriale, mi sembra un po’ una discriminazione razziale.

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24 thoughts on “discriminazione razziale

  1. come si dice, *esclusi i presenti*, ma quando c’erano le sigle delle province sulle targhe e ti trovavi davanti uno targato CN, lo sapevi che CN non stava per Cuneo, ma per Calamità Nazionale ;)

  2. lorologiodoro says:

    … in effetti anche qui a San Cristobal de las Casas (Chiapas) esta mui dificile di riconoscere un cuneese mentre cammina per strada … in fin dei conti l’invicta e il ferrino in spalla sono segni di riconoscimento troppo generalizzati …

    proporrei ai cuneesi in viaggio di fare come me che me ne vado in giro con una fetta di castelmagno e un cuneese al rhum appesi alle cinghiette dello zaino …

    sperando che tutto questo prenda piede, porgo distinti saluti

  3. credo che questo meriti la palma del commento da più lontano!
    caro butch, dovresti aprirti un blog e farne un reportage, di questo viaggio in chiapas, zainetto in spalla.

    wish i was there ;)

  4. AliceBenedick says:

    Però io non riesco a reprimere questa domanda che sgorga dalle profondità dell’animo mio: perché voi della Provincia Granda giravate coi fanali accesi anche prima?

  5. La sigla della provincia è facoltativa, ma un cuneese puo’ metterla, se gli piace. No?
    Certo, ora ci vuole un altro distinguo automobilistico. Potreste mettere la freccia sinistra alle rotonde quando dovete andare effettivamente alle vostre “ore nove”, come il codice teoricamente prescrive.

  6. bè adesso che vi hanno tolto questo orgoglio appigliatevi ai cuneesi (cioccolatini) che sono una cosa moolto buona e giusta :-)

  7. @naurus: io già lo faccio: freccia a sinistra quando entro in rotonda, freccia a destra quando sto per uscirne. e non sono l’unico, l’ho visto fare anche a un’altra macchina l’altro giorno. era una macchina della polizia.

    @alebino: ben tornato! eh, lo so che i cuneesi son robe buone, anche se paolo nori dice che provocan aria nell’intestino, gli dan la bombardite (nel libro Gli Scarti).

    ;)

  8. Ci faccio anch’io, e lo vedo fare a molti autisti.
    Per esempio l’altro giorno ho visto farlo a un auto della scuola guida, con dentro lo stesso esaminatore che ha patentato me.
    Ma l’ho visto fare anche agli autobus, i poliziotti locali se ne guardano bene, di perder tempo così.

  9. voi di cuneo avete il DIRITTO di essere un’etnia orgogliosa!
    è per questo che mi pare logico che possiate accendere gli abbaglianti.
    voi si!

    una fan

  10. no, dopo esserci stata avevo messo un altro pro a favore della provincia di cuneo in generale..
    ..anche se Entraque… :-)
    mah mah vedremo…

  11. Rax says:

    con i fari accesi noi di cuneo vediamo i coglioni delle altren Province…ma soprattutto siamo piu avanti (in risposta ai tanti commenti del 29 Agosto 2005, postati il 6 Settembre 2006)
    P.S. e se ho aspettato un’anno a rispondere è solo perchè…non avevo tempo…a cuneo siamo operosi…e la notte trombiamo anche…

  12. Salvatore Viglia says:

    Siamo diversi quindi esistiamo

    Nell’atto di essere sgradevoli siamo obiettivamente tutti uguali

    Se le ossa dello scheletro avessero avuto un colore, se le ossa di alcune popolazioni fossero state “negre”, quindi nascoste dietro un resistente strato di derma, la discriminazione razziale ci sarebbe stata comunque

    Chi l’avrebbe mai detto che, un pigmento, potesse divenire pretesto di discriminazione razziale. Eppure, la melanina svolge un ruolo che si stenta ancora a comprendere. Sarebbe un conduttore organico derivato dall’aminoacido tiroxina e via discorrendo. Una cosa è certa, da questa dipende il colore della pelle. Non è poco.
    Intere generazioni di individui sono state discriminate ed ancora lo sono perché il colore della pelle connota un diverso da noi dal quale guardarsi.
    La gente comune, bianca, sente subito il desiderio di difendersi perché insieme al colore, cambiano gli odori ed i profumi lasciando intatti gli olezzi sgradevoli. Nell’atto di essere sgradevoli siamo obiettivamente tutti uguali. La reazione di “specialità” del bianco al cospetto dell’essere umano colorato, però, si giustifica tutta nei rimedi, nella organizzazione della casa, nella pulizia dei pavimenti, nell’igiene intima, nella presunzione, insomma, che siamo depositari di una soluzione all’avanguardia, evoluta.
    Questo atteggiamento, conduce pericolosamente a farne motivo di discriminazione.
    Essere neri, non è stata e non è certo una bella cosa. Così come essere Ebrei in epoche non sospette e senza l’ausilio della melanina.
    La discriminazione razziale è un progetto sciagurato e criminale. Una costruzione poggiata su fondamenta di carta pesta ammantate di retorica, spugnate dalla bava idrofoba di “intellettuali” derelitti.
    Contro di questa, il mondo intero non ci può più di tanto. Contro di questa, non basterebbero scioperi generali protratti ed insistiti nel tempo e nello spazio, così come non sono bastati milioni di vittime che l’hanno subita e combattuta.
    Scioperi di anime. Anime in sciopero, indotte dalla consapevolezza fresca prerogativa delle nuove generazioni: il futuro, il domani.
    Non è agevole pensare che queste differenze di colore, di fisionomie tanto evidenti ad occhio nudo,siano un caso frutto della evoluzione e basta. Sono lì a mettere alla prova l’essere umano. Estroflettono angoli della coscienza per poterne demolire ogni alibi. Esse sono evidenti, però, e questo fatto diventa terreno fertile per coltivare la lotta e dimostrarne l’inferiorità e la subordinazione razziale. Se le ossa dello scheletro avessero avuto un colore, se le ossa di alcune popolazioni fossero state “negre”, quindi nascoste dietro un resistente strato di derma, la discriminazione razziale ci sarebbe stata comunque. Certo.
    Dopo le prime operazioni chirurgiche, ci saremmo accorti di questa caratteristica ed avremmo cominciato ad elaborare il “progetto” della diversità, su base scheletrica. Aggiungendo nei passaporti insieme alle generalità la dicitura: di scheletro nero.
    E’ proprio così che funziona il cervello di un antisemita, per esempio. Un bianco ebreo, per chi non sa che sia ebreo, è solo un bianco. Dal momento che si viene a conoscenza del fatto che è anche un ebreo, allora, il fatto di essere bianco diviene irrilevante.
    Ma le nuove generazioni, sono composte da menti sane, l’unica preoccupazione sta nell’attenzione che si deve porre per evitare l’inganno protratto della leggenda metropolitana reiterata, della narrazione infetta sulle ragioni della diversità e sulla “logica” della discriminazione.
    L’umanità è bella perché varia. Ciascun popolo è bello e custodisce saggezza utile alla vita di tutti gli altri. Questo i giovani lo sanno. Hanno solo bisogno di codificare il messaggio che hanno recepito per poterlo tramandare. Hanno anche l’obbligo di correggere e di intervenire però. L’obbligo di essere protagonisti.
    Sin qui, le forme più evidenti ed elementari di razzismo. Ma cosa dire al cospetto di tentativi più subdoli e sottili di emarginazione, discriminazione, per esempio, in base al sesso?
    In Italia si è parlato tanto di quote rosa. Significa che la protesta esposta dalle donne italiane, contiene una denuncia: esse si sentono discriminate rispetto ai loro colleghi uomini sia alla partecipazione delle compagini governative del paese, sia alla copertura di posti di prestigio istituzionali a causa di una presunta inferiorità manifesta. La cosa è ancor più miserabile, qualora fosse possibile. Qui siamo alla codifica di un elenco scelto sulla base del sesso. Siamo agli antipodi della discriminazione. Immaginiamo allora cosa accadrebbe ad una signora nigeriana che aspirasse a fare il ministro.
    Eppure, negli emicicli, siamo tutti bianchi, forse nessuno è ebreo, ma qualcuno è donna. Ed essere donna è una diversità che inficia il posto stesso di lavoro, in questo caso, quello di parlamentare. La donna come categoria inferiore per specie e genere, l’antonomasia della discriminazione fatta prassi. Ben ci stà, se tanto ci dà tanto, non resta che vergognarsi!
    Le generazioni future devono sapere che solo quando un parlamento composto del 100% di donne, non farà alcuna notizia, solo allora, potremo esser certi di aver superato il problema.
    Essere diversi è bello. Cosa sarebbe di un mondo di tutti uguali? Un mondo monotono, atono, acromo, depresso.
    Nel variegato campionario umano, c’è lo stimolo all’impegno ed allo studio. Si cresce e, con il confronto delle culture, degli usi, delle civiltà, persino del peccato, si moltiplica l’esperienza, si comprende il vero significato della tolleranza.
    E’ nella diversità che ciascuno riscopre sé stesso. Siamo diversi, quindi esistiamo. Abbiamo in questo modo la prova di esistere e se esistere è bello, avere questa consapevolezza, aiuta ad essere solidali, anzi, obbliga naturalmente ad esserlo quasi fosse una funzione fisiologica.

    Salvatore Viglia

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