Delle volte capita che vado nei posti a mangiar con della gente che conosco, ma che non vedo da molto tempo. Capita anche che questa gente non si conosca l’un l’altra, quindi si fa conversazione molle.

C’è il momento che si parla di calcio, io non so niente di calcio, allora mi scappan delle battute, qualcuno s’incazza anche, che io non prendo il calcio sul serio.

Prender il calcio sul serio, mi sembra un ossimoro.

C’è il momento che si parla di cartoni animati giapponesi, quello non può mai mancare, è la mia generazione.

C’è il momento che si parla di viaggi, c’è sempre qualcuno che parla del mare di Sharm. A me, del mare di Sharm, non me ne può fregar di meno. Ah, la Cappadocia, pare che tutti sian stati in cappadocia, io non son mai stato in Cappadocia. So giusto più o meno dov’è.

Quando mi rompo le balle con questi discorsi, io di solito tiro fuori il mio piatto forte Io, dico, son stato in un posto dove voi non potrete mai andare.

Tutti s’indispettiscono, ché pensano Non esiste posto dove io non posso andare, tu lo dici, io ci vado.

Io, dico, io sono stato in Unione Sovietica.

Poi delle volte c’è anche della gente che con fare inquisitore ti chiede Perché, secondo te, io non ci potrei andare, in Unione Sovietica?

Lasciam perdere, dico io. Ti dico Non ci puoi più andare, fidati, è inutile che ti spiego.

Una sera si son messi a parlare di biscotti, facevan la classifica dei biscotti, c’era chi preferiva gli Atena, chi i Bucaneve, chi i Tarallucci, io non sapevo cosa dire, ché i biscotti, mi piaccion tutti.

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