Son vegetariano.

Mettetemi una fetta di prosciutto nel cibo, io la sentirò.

Sentirò il grasso animale che m’impasta le viscere.

Sentirò il gusto di morto che mi permeerà.

(m’avrete rovinato la serata)

Dentro il film Tetsuo II: The Body Hammer, di Shinya Tsukamoto, c’è una scena in cui una bambina viene tenuta per le braccia, poi un colpo, poi il tizio che tiene ancora le manine sospese della bambina, e tutt’intorno, sparsa, carne tritata.

Quando facevo le medie, è morta mia nonna. Mi ricordo che ero dovuto stare un’intera giornata all’obitorio, veniva la gente, io stavo lì, nella sala d’aspetto, leggevo, osservavo. C’era l’inserviente, era arrivato un morto nuovo, lui s’era messo i guanti di lattice per andare a prepararlo. Poi era tornato, s’era tolto i guanti, s’era messo nella sua stanzetta, e s’era mangiato un panino che strabordava di prosciutto.

La settimana scorsa, son dovuto andare in una macelleria a portare un documento, ho sentito l’odore.

L’odore di carne di morto.

Meno male che dovevo solo consegnare un foglio e son uscito subito, ché già sentivo il mio stomaco ribellarsi, già sentivo la colazione che voleva uscir fuori, premeva contro la bocca dello stomaco per infilarsi nell’esofago e ripercorrere la stessa strada che aveva fatto per entrare.

Sentivo già l’acido che arrivava.

Ecco che cos’è, la comunicazione.

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