Una volta sono andato a una conferenza, c’era uno che parlava, uno che si fregiava del titolo di Grande poeta e critico letterario, io ero lì che lo ascoltavo e mi accorgevo della grande quantità di aggettivi che inseriva nei suoi discorsi.

Allora mi son detto su tutti gli aggettivi io ci metto una sbarretta mentale e non li ascolto.

Continuavo a guardarlo, ad ascoltarlo parlare e lui diceva solo più articoli determinativi e indeterminativi

il

un

lo

le

una

delle

(va bene, c’erano anche preposizioni semplici e articolate, e qualche congiunzione)

Io lo vedevo che il Grande poeta e critico letterario aveva difficoltà a parlare, e le mie sbarrette mentali inficiavano la sua capacità di esprimere un discorso compiuto.

e

il

gli

la

tra

La sua faccia, balbettando così come faceva, si contorceva assurdamente, nel tentativo di aggettivare qualsiasi cosa, e diventava sempre più di un’oscenità indicibile, quasi un manifestarsi di qualcosa d’inumano.

Il suo parlare diventava sempre più disarticolato, non riuscendo più ad esprimere alcunché, ed anche i suoi articoli diventavano blob di salivazione incomprensibili.

In un crescendo drammatico di borborigmi e lallazioni, il Grande poeta e critico letterario urlò, atterrendo i convenuti tutti, e nel climax tutto il suo essere implose in una melma putrescente.

Mi sentivo un po’ in colpa.

Così ho aiutato l’inserviente a ricoprirlo di segatura.

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