Quando sono arrivato a Los Angeles, ho preso un taxi all’aeroporto e mi son fatto portare all’hotel.

Il taxi m’ha scaricato, ho pagato, e il facchino m’ha preso le valigie.

Ci sono ancora, i facchini, a Los Angeles.

M’è sembrata un po’ una cosa degli anni della segregazione razziale, ma non ho detto niente, io sono uno che si adatta velocemente alle usanze dei paesi che visita.

Vado alla reception, mi dice il tizio tutto gallonato come il Gran Mogol, Le abbiamo riservato la Charles Bukowski Suite, uso frigobar compreso nel prezzo.

Azzo, son contento, non gliel’ho detto ma l’ho pensato, che stare in una suite col nome di un autore che ho letto molto volentieri e amato, in un passato non troppo prossimo in verità, mi ha fatto molto piacere.

Vado su, dò la mancia al facchino, la stanza è un po’ una delusione.

Poco luminosa. Una finestra dà contro un vicolo, e tutto ciò che si vede è un muro di mattoni. Sporchi e fuligginosi. L’altra, dà sull’ippodromo.

Il frigobar, è pieno di ogni ben di dio. Guardando meglio, ci son solo liquori da hard discount e birra.

La stanza non mi sembra molto pulita, ma è quando entro in bagno che avverto L’Orrore.

Puzza di Vomito.

Puzza di Vomito contagioso.

Tutto sembra attaccaticcio.

Mi sento già attaccaticcio anch’io.

Esco. Prendo la mia valigia e torno direttamente alla reception.

Allora poi m’han cambiato di stanza, m’han messo nella Henry Miller Suite, e lì son stato proprio bene.

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