Io non avevo mica tanta voglia di andarlo a vedere, ma l’avevo promesso a Polli, così siamo andati a vederlo, questo film dei pinguini di cui tutti parlano che si chiama La marcia dei pinguini.

Io avevo tanta voglia di andare là a vedere sto film e fare come morelli, grattarmi la testa per un’ora e mezza e poi uscire e dire Però, bella fotografia.

E invece no.

Per tutto il film ho pensato che il film fosse uno spettacolare monumento all’insensatezza della vita.

brullo ha detto qualche tempo fa “non esiste metodo di riproduzione più farraginoso, sfibrante e precario di quello del pinguino. nessun ente intelligente sano di mente avrebbe concepito qualcosa di simile. alla faccia della danza della vita e dell’amore che fiorello ci narra, è tutto pieno di precarietà e morte quasi sempre inutile”, “che cosa conduce delle creature a fare un cazzo di uovo in un posto in cui l’uovo stesso si congela dopo pochi secondi esposto all’esterno? e soprattutto, a doverselo passare dall’uno all’altro in questo contesto? resta il (giusto) mistero sulla roba che i pinguini mamma sboccano in bocca ai pinguinotti affamati.”.

E il bambino che mi era seduto di fianco, anche lui, era uno spettacolare monumento all’insensatezza della vita.

- Papà, mi compri i popcorn?
- Non li vendono in questo cinema qui.

(datemi un martello)

- E la coca cola?
- No, non la vendono qui.

(che cosa ne vuoi fare)

- Allora la pizza!

(voglio darlo in testa…)

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