C’è Polli che mi dice sempre, in questi giorni, che dell’inverno non se ne può più, che, dai, ormai è metà febbraio, un accenno di primavera non ci dispiacerebbe.

E invece qua, fa un freddo cane, non sembra neanche che sia il sedici di febbraio, ma più il quattordici, o persino il dodici.

Poi a volte ti capita, senti una canzone, che ne ha parlato Diderot, senti una canzone e ti dici Porca Miseria, questa è l’estate, è un’estate di tanti anni fa, un estate di quando Donatella Rettore cantava Dammi una lametta che mi taglio le vene, e Mango cantava (boh, chissà cos’era più che cantava Mango).

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Bukkake lava più bianco.

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Si chiama Bukkake. Non è una canzone, è un’inondazione. Non è una canzone, è uno tsunami. Suppongo che se l’avesse sentita, Mishima non avrebbe affatto fatto seppuku, ma sarebbe stato travolto da questa pioggia di parole e note, trascinato in un’ebete allegrezza.

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Bukkake. Ma sarà poi microfiltrato?

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Fidatevi: andate sul sito di Immanuel e ascoltatevi Bukkake: il singolo dell’estate.

Anzi.

Potreste anche fidarvi del mio giudizio e basta, così fate prima.

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