A volte, si hanno dei post in testa, ma sai benissimo che non sono ancora pronti per esser scritti, ché, liberissimi di non crederci, han bisogno di un po’ di ricerca, di letture, prima di esser scritti.

Facilissimo, fare un post, spesso.

Spesso anche difficilissimo.

Ché a volte, anche se fai un post scanzonato svagato e apparentemente senza capo né coda, magari un post scritto in cinque minuti, hai bisogno di sapere quel che stai scrivendo, hai bisogno di documentazione.

Delle volte un post di cinque righe deriva dalla lettura di cinquecento pagine, per dire.

Non lo so, credo che sia così per tutti.

Per esempio il mese scorso mi son comprato Il secolo breve di Hobsbawm, e mi ero ripromesso di farne un commento. Leggendolo, mi son accorto, ohibò, che per commentare quel libro avrei dovuto riportare ogni singola frase e poi commentarla. Quel libro era una sorgente inestimabile di pensieri. Poi allora ho lasciato perdere. Quel libro son settecento pagine. Troppa fatica.

Oggi avevo due post da scrivere, entrambi per me interessantissimi, ma avrei bisogno di almeno un paio di libri per scriverli, ma non ho avuto il tempo di ricuperarli.

Vi basti sapere che questo è un blog serio e documentato, e potete fidarvi ciecamente di ciò che c’è scritto.

È tutto accuratamente verificato.

(forse)

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Oggi ci sono 600 miliardi di pagine web, create di fatto in 4 mila giorni; queste pagine non sono il risultato di un investimento aziendale (ancora nel 1995, proprio la considerazione dell’entità dell’investimento necessario per rendere Internet attrattiva scoraggiò l’interesse di British Telecom, ABC, The Times e Newsweek[...]), ma del lavoro dell’audience stessa, che ha costruito il 60% di quello che oggi è Internet. In altre parole, il 60% della rete si sviluppa sulla base dell’economia del dono.

da hippie.com, trovato su nòva