Caro Presidente,
ho appreso con fastidio nella serata di ieri che Lei avrebbe detto «Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono (sic) essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse» e la mia reazione, come quella di molti altri, è stata quella di dire Sì, io sono un coglione, assumendo che Lei intendesse rivolgere il suo insulto a chi non vota per Lei.
In realtà, ad una più attenta analisi, Lei non ha affatto detto quello che si è presunto di sentirLe dire. Lei ha dato del coglione a chi non vota per il proprio interesse.
E io mi sento di dirLe, caro Presidente, che io non sono un coglione, perché non voto contro il mio interesse.
Il mio interesse, Le spiego, è di non essere governato da persone colluse con la mafia, è di non essere governato da monopolisti che non hanno alcun interesse ad aprire il mercato, è di non essere governato da persone che hanno fatto parte di associazioni con fini golpistici, è di non essere governato da persone che corrompono giudici e non solo, è di non essere governato da persone che cambiano le leggi per non essere condannate, e si sono fatte eleggere proprio per questo, lo ha detto bene Lei, qualche tempo fa. Il mio interesse, Le spiego, sarebbe di essere governato da persone che agiscono nell’interesse della collettività, e non per il proprio particulare, ché Lei sa, la cosa pubblica (ha presente res publica immagino) è una cosa di tutti, lo dice il nome stesso. Mica solo Sua.
Io non lo so, Caro Presidente, ché mi sono appena svegliato, ma di motivazioni per le quali io non mi sento compreso nella sua definizione di Coglione ce ne sarebbero a migliaia, magari poi, se ho tempo, cerco di fare mente locale e di mettere insieme altre idee.
Ma il fatto è, Caro Presidente, è che io non mi sento di essere un Coglione.

Sperando di non essere stato importuno od insultante, Le auguro di riempire al più presto il suo magnifico mausoleo.

Sempre Suo,
eìo

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