L’altro giorno ero sul balcone col computer, arriva Polli mi dice Cosa fai?

Sto guardando una cosa che tu non devi vedere, le dico.

Ma, mi dice, Ma non starai mica guardando un porno?

Arrossisco. Eh, le dico, in effetti, ehm, sto davvero, ehm, guardando, ehm, un corpo, come dire, convesso, che entra in uno, ehm, concavo.

Lei ci pensa un po’, e poi, Oh, mi dice, e abbassa gli occhi un po’ vergognata.

C’è Jack che entra nella botola, le dico io.

***

Che due balle, sto Lost. Su certi blog non si parlava d’altro. Ogni tanto incontravo qualcuno, che mi diceva com’era bello Lost. Quando ho saputo che lo davan sulla rai ho cominciato a guardarlo. Per poi dire, che merda, Lost. Che pensavo, dopo ne parlo sul blog e dico che son tutti degli scemi, dei lobotomizzati, quei che guardan Lost.

Poi invece non ne ho mica parlato.

Non sapevo cosa dire. Ché quando uno è sconfitto, deve solo tacere.

Io sono stato sconfitto da Lost.

***

Adesso sto guardando la seconda serie, la guardo sul powerbook. Sono circa a metà degli episodi trasmessi negli stati uniti.

L’effetto che fa, gustarsi una serie di avventura, quando vuoi e dove vuoi, è strano. Non è televisione. Noti le inquadrature, la profondità di campo, cose che in televisione, non ci avevi mai fatto caso. Mi sembra una fruizione più attiva, più vicina a quella che richiede un fumetto, rispetto a quella che richiede la televisione.

Guardare Lost, mi fa un po’ l’effetto che mi faceva leggere le avventure degli X-men*, quando eran scritti da Chris Claremont*.

***

Voglio dire, a giudicare dall’età di suo figlio, avrà almeno sessant’anni, o forse di più, ma anche la mamma di Andrea Beggi, lo vuol sapere, che cosa c’è nella botola.

E non c’è Hanso Foundation o Dharma Initiative che tengano, se avete letto Dies Irae, lo sapete già, cosa c’è nella botola.

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