La primavera mi fa sempre un certo effetto. Dormo poco, starnutisco, ho gli occhi a palla, è la primavera. Danzano gli uccellini mentre cantano melodie che gli arrivano dal profondo, e io non ci ho voglia di fare un cazzo. I campi s’inverdiscono, i fiorellini infiorelliscono, e io son qua, con la mente svuotata e col corpo che fa un po’ quel cazzo che gli pare. Esco con la giacca, sudo, la tolgo, starnutisco. 180 chilometri orari, dicono, 180 chilometri orari è la velocità alla quale va uno starnuto, e io ho la prova, sul vetro che è dall’altra parte della stanza. Che se si potesse sfruttare quest’energia per far qualcosa di produttivo, altro che idrogeno. E invece, tutta la mia forza, la metto per generare quest’incredibile potenza alla quale la mia macchina non può neanche aspirare di arrivare, e a me non resta nient’altro, solo la spossatezza derivata da questo insostenibile sforzo. 180 chilometri orari. Che poi se mi beccano chissà quanti punti mi tolgono, dalla patente.