Ieri, tornavo a casa, avevo il finestrino aperto, c’eran delle raffiche di vento che le sentivo, mi spostavan la macchina.

M’è venuto in mente che conoscevo uno, che aveva il deltaplano sul tettino, è venuta una raffica di vento, proprio come ieri sera, io non so com’è successo, se si è ribaltato o è andato fuori strada, ma mi ricordo che è morto.

Allora ho tirato su il finestrino.

Poi son passato vicino a un campo, dove stavan facendo le balle di paglia.

Nel campo, a mucchietti di tre o quattro, c’eran queste balle di paglia bellissime, quelle rotonde, che le chiaman le rotoballe.

A me, le rotoballe, m’han sempre affascinato.

Quand’ero piccolo, le balle di paglia, eran piccole e parallelepippedoidali (non lo so, se esiste, questa parola, ma suona talmente male che più me la dico, più mi piace), poi son arrivate le rotoballe, che pesan, non so, almeno duecento chili.

C’è della gente che è morta, star sotto una rotoballa.

Però, le rotoballe, m’han sempre affascinato, non so mica perché.

Quelle di paglia, dico. Quelle di fieno, meno.

Sarà il colore.

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