L’altra sera, era sabato sera, c’era la notte bianca a Cuneo.

C’era della gente, nelle strade, che suonava, c’era la gente che camminava, ascoltava, magari ballava.

Ce n’era tanta, di gente, m’han detto, come quella sera dopo che abbiam vinto i mondiali.

C’erano i negozi aperti, c’era la libreria dove vado di solito, allora son entrato.

Non avevo mica niente da comprare, da leggere, ci ho degli arretrati che se ci penso mi vien paura.

Son entrato, ho detto al libraio, Son venuto, per un preciso motivo, gli ho detto, che mi son sempre chiesto, chissà cos’è che fanno i librai al sabato sera.

C’era un gruppo che suonava i Led Zeppelin, sembrava che suonavano attraverso una radio rotta.

C’eran dei digei, sparsi, un gruppo di jazz carosonico, delle ballerine che non ho capito bene se ballavano o erano capitate lì per caso.

C’era uno che vendeva della birra, che era di un simpatico che quasi mi faceva passar la sete.

C’era uno, che somigliava uguale a Andrea Beggi, però magrolino.

C’era uno, in una via laterale, che suonava il sax tutto da solo su un gradino.

C’era un gruppo che diceva Facciamo un applauso a questo signore, che nonostante la sua età è qui che balla e si diverte con noi alle due del mattino. Diceva Facciamo un applauso a quelli che sono qui che sono felici.

A me mi è venuta la tristezza.

Poi stavamo andando via, c’era un gruppo occitano, di quelli che fan di quella musica popolare che vai in tutto il mondo, è uguale, poi c’eran le transenne, a delimitare il luogo deputato al divertimento.

Oltre le transenne e fino a casa, non abbiam incontrato nessuno.

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