In Finlandia ci siamo andati con Ivan Ilic e gentile consorte: mi è sembrato, dopo un rapido sondaggio commissionato ad una ditta americana specializzata in quelle cose lì, che tutti e quattro, in Finlandia, ci abbiam lasciato il cuore.

La Finlandia d’inverno dev’esser bella, ma dev’essere anche una grande spaccatura di palle, con tutto quel freddo.

La Finlandia d’estate, invece.

Che poi, la Finlandia d’estate, uno dice, ma quando uno è là s’accorge che a ferragosto, la Finlandia d’estate, è già un po’ autunno.

Le temperature, son quasi le stesse di qui, ma però, te ne accorgi, dagli alberi dagli arbusti dal tempo metereologico, te ne accorgi, che è già un po’ autunno.

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In Finlandia, una cosa che manca, ad uno che viene da Cuneo, son le montagne.

Uno che viene da Cuneo è abituato, che se guarda l’orizzonte, per tre quarti (più o meno, eh, semplifichiamo, così ci si capisce) vede montagne.

In Finlandia, niente.

Uno degli effetti dell’essere in pianura, ma circondati dalle montagne, è che le nuvole arrivano e poi si fermano. Oppure c’è cappa, d’estate. Allora uno di Cuneo è abituato a vederle ferme o quasi, le nuvole.

Invece in Finlandia le nuvole si muovono continuamente, e il cielo cambia completamente nel giro di pochi minuti, sotto i tuoi esterrefatti occhi cuneesi.

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“Ma qual è il momento che dalla pioggia, si passa alla non pioggia? Dove è il punto che un millimetro più in là piove, e un millimetro più in qua non piove. Esiste?”

(Paolo Nori, I quattro cani di Pavlov)

Caro Nori, io l’ho visto. Si trova sull’autostrada Tampere-Helsinki, a circa cinquanta chilometri da Helsinki. Almeno, era lì venerdì diciotto agosto alle due e mezza del pomeriggio. Dove eravam noi c’era il sole, cinquanta metri più avanti si vedeva che pioveva, era tutto bagnato.

M’è sembrato d’aver visto l’Aleph.

Poi, subito dopo, siam entrati nella pioggia.

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