Repertorio dei pazzi della città di Cuneo
domenica 15 ottobre 2006
(Sabato, sono andato in libreria, ed era arrivato un libro che cercavo da tempo. mentre ci andavo, ho incontrato Karim, di ritorno dalla Lituania. Poi ho scritto questo.)
Uno era uno che la gente, a guardarlo vestito così, con il suo mantello rosso con i bottoni d’oro, il suo cappello rosso a tesa larga, sempre sulle ventitrè, la sua barba bianca scolpita, pensava fosse un matto. Invece lui, tutto il giorno, stava al bar, a giocare al biliardo, e a bere dei Pernod.
Anche come parlava, tutti pensavano fosse matto, e invece era solo francese.
Un altro era uno che passava il giorno a chieder delle monete per strada, tutti pensavan fosse un drogato, e invece poi quando è morto, a casa sua han trovato una stanza piena di pile di monete, ordinate per taglio.
Molte delle monete erano anche fuori corso.
Poi c’era un signore anziano che salutava tutti quelli che passavano come fossero stati dei vecchi amici. Dopo un po’, quando camminava per strada, tutti lo salutavano per primi. Alle volte si faceva anche offrire dei caffè.
C’era una signora che dal suo balcone che dava sulla piazza, urlava Puttana! a tutte le donne che passavano. Uno che abitava lì vicino una volta mi ha spiegato che quella signora lì, quand’era giovane, faceva proprio quel mestiere là.
C’era uno che per diversi anni, tutti i giorni, stava tutto il tempo in stazione, e se qualcuno lo guardava, lui diceva Eh, sto aspettando mia moglie.
Poi ho saputo che sua moglie era morta molti anni prima.
C’era un prete che guardava sempre il culo alle ragazze, e quando qualcuno lo coglieva sul fatto, lui rispondeva che esser preti vuol anche esser capaci di cogliere il divino nelle cose che ci circondano.
Poi c’era anche uno che abitava nel mio quartiere, che tutte le volte che lo avevo sentito parlare, stava dicendo a qualcuno, Ne ho viste io di cose nella mia vita!
E poi c’era uno che diceva che il passaggio tra la normalità e la pazzia, era questione di un attimo, e che nessuno di noi può esser sicuro che non gli capiterà, di passar quella linea sottile che distingue ciò che è considerato il viver normale da ciò che è pazzia. Diceva che in certe condizioni, è normale esser pazzi, ed è da pazzi esser normali, che poi, diceva lui, la normalità, non si era mai capito che cos’era veramente ed era normale, secondo lui, passar da normali a pazzi e da pazzi a normali secondo le situazioni. Diceva questo tizio che da giovane, su questo argomento, aveva scritto un libro, ma non gliel’aveva pubblicato nessuno.
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17 commenti
nn ho potuto aspettarti ed ho dovuto far prima (l’immagine l’avevo gia’ bloccata) che davvero succhiavi banda al resto delle risorse. scusa se son sembrato scustumato. Autoanalisi (http://senzadisturbare.splinder.com/) – azz… e se facevi il nome? Repertorio dei pazzi della citta’ di Cuneo (e io che mi pensavo che la vita del blogger erano tutti fiorellini : Hegel Reloaded) – e’ chiaro che nn capisci e nn e’ solo colpa tua: il mio tunnel carpale m’ha fatto scrivere ‘vaiste’ per ‘ha viste’! Coca no es cocaina | Il blog di Mario Pansera (www.mariopansera.it) – vaglielo a spiegare all’amico tuo tusaichi… eheheh!
Roberto sta raccogliendo suggerimenti online per il suo nuovo libro. Link.
Sembrano tutte trame di racconti di Pirandello. E lo sai cosa lui pensava della pazzia e della saviezza…;-)
Su quel libro dei pazzi, il primo credo, si nominava un mio amico palermitano, e quando gli chiedemmo conto di quella buffa storia lui spiegò che si trattava dello zio omonimo, e che nel libro si era infiorettata come abitudine quotidiana una cosa successa solo una volta, che poi è ciò che fa la differenza tra un originale e un pazzo (quel che si reputa).
Forse OT: io il miglior libro sui pazzi che abbia mai letto è “Le libere donne di Magliano” di Mario Tobino.
ehi a cuneo abita anche l’unita’ nexus6 roy batty.
altro che pirandello…
Grazie Tony. peraltro ti devo ancora una risposta. cerco di ricordarmene, stasera. eh, spero.
Placida, sì, lo tengo sempre ben presente, quel pensiero; diciamo che è una delle mie linee guida ;)
vic: eh, le storie, se son belle, anche se non son proprio vere vere, basta che sian belle (però se si citano nomi e cognomi, magari è un po’ diverso)
Giggi: mo me lo segno
pOg: peccato per quel “consumarsi preferibilmente entro” che ci ho scritto sul retro… :-|
ma mica parlavo di te: dicevo di quello che ne vaiste di cose…
ops, scusa, a volte non capisco un cazzo :)
e’ chiaro che nn capisci e nn e’ solo colpa tua: il mio tunnel carpale m’ha fatto scrivere ‘vaiste’ per ‘ha viste’!
fantastico repertorio davvero (e quanto ci ha ragione, poi, l’ultimo :-) )
Molto bello, grazie!
Quello che hai scritto è molto bello.
La normalità è solo un valore statistico. Chi vuole essere “normale”?
Birra: magari Pinocchio? :)
agli altri, grazie, tranne a pOg che non ha nessuna scusante per scrivere come scrive, altro che carpale ;)
io ricordo una signora anziana, di facili costumi. un giorno era affacciata alla finestra di casa sua, improvvisamente si mette a urlare “Giovanni, Giovanni oggi non sali da me?” e un signore che mi precedeva si è alzato il bavero dell’impermeabile e si è messo quasi a correre. quando mi torna in mente sorrido, sopratutto pensando a Giovanni.
mi ricorda quel libro di Cavazzoni, Vite brevi di idioti.
bello questo post.
bello il libro di cavazzoni, flounder, ma questo post è ricalcato paro paro dal repertorio dei pazzi (vedi titolo) di alajmo. e certo che il libro di cavazzoni, devo rileggerlo presto :)