Una volta, eravam al funerale di una zia, che poi non era neanche mia zia ma era zia di mia mamma in quanto sorella di mio nonno, però era una zia, sarà che mia mamma l’ha sempre chiamata zia, e allora la chiamavo zia anch’io.

Mi ricordavo, seduto nei primi banchi della chiesa, visto che eravam parenti, mi ricordavo che d’estate andavo da lei, e lei, la zia, aveva un orto grandissimo, e sulla rete che lo delimitava cresceva del ribes rosso: io, di ribes rosso mi facevo delle scorpacciate direttamente dalla pianta.

Poi mi ricordavo che lei, sotto il portico della cascina, aveva una pompa che tirava su l’acqua dalla falda, e questa pompa era manuale, ci si faceva una fatica a tirar su l’acqua, e poi la si beveva con il mestolo che era sempre lì attaccato a un pezzo di fil di ferro che pendeva dalla pila che sosteneva il tetto.

Ero lì, in chiesa, che invece di sentire che cosa stava dicendo il prete, stavo, così, facendo una collezione, un piccolo catalogo di momenti belli, e mentre ero lì, a capo chino, mi son accorto di avere un calzino nero, e l’altro blu.

Non son riuscito a pensare ad altro per tutto il resto della messa, e anche andando al camposanto, ero lì, tutto preoccupato, che qualcuno si accorgesse che avevo un calzino nero, e l’altro blu.

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