Stamattina ero lì in macchina che ascoltavo Tago Mago dei Can (è un disco) (di musica) e a un certo punto mi son messo a pensare che la mia generazione è una generazione in cui c’è stato un passaggio tra quando le cose si potevano riparare e quando le cose si buttavano via. Mi è venuto in mente che quando ero piccolo ti si rompeva il frullatore e allora lo portavi a riparare, oppure potevi andare in un posto dove avevano i pezzi di ricambio e te lo potevi riparare da solo, e invece adesso, se trovi qualcuno che te lo ripara, il frullatore, ti costa di più ripararlo che non comprarne uno nuovo, e allora lo butti via, il frullatore.

Allora, mentre ero lì in macchina, mi è venuta una arguta considerazione sul fatto che la mia generazione è una generazione che ha visto il salto tra la permanenza e l’impermanenza, che la mia generazione ha forse superato un limite che noi non ci rendiam conto, ma ci rende un po’ tutti più fatalisti.

Poi mentre pensavo questa cosa, un’altra parte di me si rigirava e si ribellava e mi diceva Pensa te cosa ti vai a pensare, diceva lui, ma pensa un po’ a quelli che han vissuto nelle guerre, a quelli che vedevan partire i mariti i figli i padri senza sapere se li avrebbero mai più rivisti, continuava, pensa a quelli che han visto le morti le devastazioni, secondo te non ce l’avevano anche loro, questa sensazione di impermanenza, e più a buon diritto di te, peraltro?

A me questo ragionamento che faceva lui mi ha fatto anche un po’ pensare ma poi lui ha proseguito tirando fuori anche degli insulti che francamente non me li aspettavo, e allora me ne sono andato.

Non l’ho neanche salutato.

Technorati Tags: , ,