Fincipit, vita di blogger

Fincipit

Lo sai che è uscito il libro dei fincipit?

C’era una volta.
- Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
E allora visto che fate i saputelli non vi racconto nessuna cazzo di storia, stronzetti presuntuosi.
(Amanita –
qui)

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
No.
(
Kimota - qui)

Rossella O’Hara non era una bellezza. E infatti nessuno se la cagava.
(
Starkqui)

Nel mezzo del cammin di nostra vita,
mi ritrovai per una selva oscura,
fortuna che il mio SUV c’aveva il GPS.
(
Marchinoqui)

Quando Zarathustra ebbe trent’anni, lasciò il suo paese e il lago del suo paese e andò sui monti. Lì trovò l’amore della sua vita, il Superuomo.
(
Gigi Massiqui)

***

Era una notte buia e tempestosa e avevo scritto un post che si chiamava Ogni inizio è una fine.

Il post conteneva tre modi di concludere brevemente una storia.

In un caso, si prendeva l’incipit di un’opera, e la si faceva concludere lì. Era nato il Fincipit (definizione coniata da Stark).

Il primo a segnalarlo sul suo blog è stato Davide L. Malesi, che lo definisce “pratica collettiva dell’importanza della brevità in letteratura”.

Luoghinoncomuni lo battezza Story Trimming: “La cosa è interessante, si prende una storia e la si condensa il più possibile, con il risultato che, a volte, ne esce una storia completamente nuova, o magari solo lo spunto di una storia. Nel non detto, nell’omissione stà in fondo tutta la magia, in un attimo il lettore è obbligato ad inventare il resto.” o anche Snoopying: “Snoopying perché alcune storie assomigliano molto a quelle che Snoopy scriveva sul tetto della sua cuccia.”

Mi pare che i tentativi di Luoghinoncomuni siano più onnicomprensivi di Fincipit, e siano più adatti al concetto che avevo in mente, ma i commentatori hanno spinto sul concetto di Fincipit, e quindi, così sia.

***

Dicono del gioco (in puro stile da bandella di bestseller):

Giavasan: “Il gioco del momento è puramente letterario e si chiama Fincipit. L’ha inventato Eìo e ha una sola regola: si prende l’incipit di un romanzo o di una poesia (ma anche di una canzone o di un film) e lo si cambia per fare in modo che la storia termini lì, subito, stravolgendone la logica.
Io lo trovo perfettamente in sintonia con lo spirito dei blog.”

Parolibero: “un incipit letterario celebre che finisce appena nato.”

Gattostanco: “L’inizio originale di un romanzo (poesia o altro) troncato dalla divertita e creativa genialità del blogger.”

Albamarina: “Consiste nel prendere l’incipit di un romanzo, di una canzone, di un poema o della lista della spesa, per dire, e lo si fa finire lì inventandone la… sconclusione.”

Random Access Life: “storie che iniziano finendo o finiscono iniziando.”

La vita istruzioni per l’uso: “Ma che meraviglia! Io amo questi giochini…”

8e49: “Secondo me, la giornata di oggi, va ricordata per questa cosa. Provoca assuefazione, ma val la pena di andare, leggere, partecipare.”

Botulinux: “il piu’ impostore fra i tessitori c’ha gabbati tutti. giochiamo tutti assieme al fincipit.”

Marcoscan: “è un gioco in cui si sceglie un romanzo, poesia o quant’altro, lo si decapita, e gli si attacca un corpo nuovo, in genere quello di un lillipuziano sotto l’effetto di stupefacenti.”

Senzavolto: “un modo inventato da eiochemipensavo per condensare una storia nelle sue battute d’inizio. Il fascino del non detto, lo charme del colpo di teatro, un sudoku per menti letterarie.”

Kurai: “Eìo lancia una delle sue idee vulcaniche. Si prende l’incipit di un libro, e lo si conclude, subito. Il grado zero della letteratura, lo zen dello scrivere.”

n3mo: “Eio va incontro ai lettori svogliati e senza tempo, che non hanno inutili ore da passare leggendo un libro o una poesia, nè di vedere un film o ascoltare una canzone trascinandosi stancamente fino alla fine dell’opera. Ora c’è Fincipit™ (Stark © 2006), il gioco che partendo da un incipit di qualsiasi storia, la stronca in poche battute. E’ divertentissimo, lo considero già droga pesante.”

Zu: “giochino che sembra fatto apposta per la vil razza bloggante.”

Tambu: “Il nuovo tormentone della blogosfera, creato da eìo e battezzato da Stark, è troppo bello per non farsi prendere dalla manìa.”

HUGINNogMUNINN: “come si legge sulle fascette dei libri: “…non riuscirete più a smettere”.”

ComeCampaMattia: “imperversa il Fincipit dappertutto.”

Pensierineccesso: “A quando un libro sui Fincipit?”

Farfintadiesseresani: “Si tratta del gioco di società del momento, qui nella blogpalla. L’ha cominciato Eio. Le regole sono semplici: si prende un incipit famoso (romanzo, poesia, canzone, cinema, quel che si vuole) e lo si conclude in una riga. I risultati spesso sono divertenti, e soprattutto raccontano microstorie nuove e parecchio diverse dall’originale.”

Terzadicopertina: “Fincipit. l’ultima follia da blogger.”

Ilpaesechenonc’è: “Eio ha fatto un guaio, ha creato i FINCIPIT, ovvero come far partire una storia (anche famosa) e farla finire subito. Vale anche per le canzoni.”

Strelnik: “mirabile esempio di viral-post attivo”

Catepol: “un giochino letterario di tutto rispetto che non mi stupirò se diventerà mania collettiva”

Swinging Literature: “Prendete un incipit famoso e troncatelo, non dando adito al romanzo di proseguire. Leggendo gli esempi che trovate qui, oltre che scompisciarsi dal ridere, dà la dimostrazione dell’evoluzione di quelle forme brevi la cui venuta fu auspicata da Calvino nelle Lezioni Americane ” a prescindere dalle indicazioni che il mercato editoriale dà”. ”

Sintetismi: “ora te prendi il libro che ti piace di più e ci dici come inizia. Poi, subito, ci dici pure come finisce, visto che è risaputo che qui non abbiamo tempo da perdere e ci annoiamo presto”

LadraDiCaramelle: “Cos’è un fincipit? Praticamente prendete un incipit famoso – libro, poesia, canzone, quel che volete – e scegliete una fine alternativa che sia breve, secca, incisiva e se ironica meglio.”

Altre prove di seduzione: “Eiochemipensavo ha lanciato l’idea dei Fincipit, sostenendo (giustamente!?) che ogni inizio è una fine.”

Principe aggiunge grafica (animata, perdinci) al fincipit.

Lo segnalano anche: Principe, La Spostata, Stefanomd, Il Grande Maestro Morelli, Samuele Silva, Andrea Beggi, American Beauty, Bloggo Intestinale, NIUVS, Fullo, il Blog di un Blogger, SevenHeaven, Fmf, Filosoffessa, Zio Mantellini, Dario Salvelli, TLUC, Setfocus, MarcoBertoli, TheEyes, il buon Sir Squonk.

(post in aggiornamento)

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983 thoughts on “Fincipit

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  9. Eio…cazzo hai avuto un’idea geniale. Io pensavo una cosa analoga, ma non così geniale con i titoli dei romanzi .

    Tipo

    “Rosolio e pregiudizio”
    “I fratelli carrarmato!!
    “Il terrone rampante”
    “Se questo è un uovo”

    “Io non posso tare fermo con le mani nelle mani”
    “Eh vabbè, fatti una sega”

    La mia solita finezza, scusate non resisto.
    bravo eio

  10. “Ho perso le parole” – magari perdessi anche la voce.

    Ligabue (quello che canta purtroppo)

    “una su un milione, praticamente in Italia 56 circa.

    Alex Britti

  11. Pingback: Fincipit | Chissenefrega 2.0 ...who cares?

  12. Pingback: granepadane: April 2007

  13. Pingback: float:left;: Repubblica ha fatto un link! Oggi nevica!

  14. Marzorattttttiiii says:

    Ahi pentirommi, e spesso,
    ma sconsolato, volgerommi indietro,
    chè me l’avean detto che giovanni facea a’ culi.

  15. Respiri piano per non far rumore
    che se no la Trinciabue ti spezza in due.

    (Vasco Rossi,Albachiara & Matilda 6 mitica)

  16. Pingback: Fraktalia » Post-LitCamp n. 1

  17. Seba says:

    L’albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde venusiano. Ho gli alieni in giardino.

  18. Comunicato stampa

    Edito per la prima volta in lingua italiana, un romanzo incisivo ed essenziale di
    Charlotte Brontë

    Henry Hastings

    A cura e traduzione di Maddalena De Leo

    “Le sue passioni erano forti di natura e l’immaginazione era in lui come una febbre…”

    Per la prima volta in traduzione italiana, il romanzo redatto nel 1839 rappresenta, per quel che concerne la prosa di Charlotte Brontë, l’acme del processo creativo preparatorio che dovette poi confluire nella sua successiva brillante attività di scrittrice.
    Il racconto appartiene al ciclo di Angria, grande saga immaginaria inventata nell’Ottocento dalla giovane autrice inglese in collaborazione con il fratello Branwell negli anni dell’adolescenza e nella quale i giovani autori riversarono molto del proprio vissuto e del loro forte legame.
    Bellissimo è proprio nel capitolo undicesimo questo passo, in realtà amaramente riferito al carattere di Branwell: …come un bambino, aveva inseguito per tutta la vita l’arcobaleno, e in quali abissi profondi questa ricerca l’aveva precipitato! Quanto spesso lo aveva distolto dai più seri propositi!
    In maniera speculare Elizabeth Hastings, poco appariscente e preoccupata del proprio modesto aspetto fisico contrapposto alla bellezza delle precedenti eroine di Angria, anche insofferente all’insegnamento, riflette la personalità stessa di Charlotte autrice e donna. Molto bello il modo in cui la voce narrante cerca di entrare nei pensieri della protagonista descrivendola in un momento nel racconto in cui è sola con se stessa: Non saprei dire se in quel momento i suoi pensieri fossero tristi o gai; ma sicuramente erano molto assorti perché ella aveva dimenticato cielo e terra e ogni cosa che le era intorno, grazie al fascino in cui essi l’avvolgevano.

    Il lungo racconto, anche se ambientato nel XIX secolo, affronta temi e conflitti morali di grande attualità e attraverso la caratterizzazione attenta dei suoi tre personaggi principali contribuisce ad aggiungere nuova luce alla fama ormai immortale della Brontë, scrittrice appassionata, capace di esprimere una tensione emotiva che non conosce cedimenti nel corso della narrazione.

    Corredato da un’esauriente introduzione, il libro cerca di rendere al meglio nella nostra lingua, attraverso una traduzione puntuale e pedissequa dall’inglese, il pensiero creativo che è alla base del testo.

    Charlotte Brontë nacque il 21 aprile 1816 a Thornton, nello Yorkshire, ma visse quasi sempre a Haworth. Condivise con le due sorelle Emily ed Anne e il fratello Branwell un’infanzia spensierata e ricca di ‘sperimentazioni letterarie’. La fama le arrise nel 1847 con Jane Eyre, romanzo che ebbe ed ha ancora oggi un successo incredibile. Scrisse altri famosi romanzi (Shirley, Villette) e nel 1854 sposò il reverendo Arthur Bell Nicholls, curato del padre. Morì però meno di un anno dopo, il 31 marzo 1855, nei primi mesi di gravidanza. Il suo romanzo The Professor fu pubblicato postumo.

    Maddalena De Leo, docente di inglese nella scuola secondaria di primo grado e socia della Brontë Society sin dal 1975, fa parte della sezione italiana della predetta società letteraria ed è consulente editoriale per l’Italia della rivista letteraria Brontë Studies. Ha pubblicato per le edizioni Ripostes: nel 2002 Componimenti in francese di Emily Brontë e nel 2004 il volume All’Hotel Stancliffe e altri racconti giovanili, anch’essi una novità editoriale nella nostra lingua. La risposta di Afşin Mediart – BIMED, Salerno, 2005 e Un’@ mica dal passato – Simone per la Scuola, Napoli, 2006, sono entrambi narrativa per ragazzi, con romanzi ispirati sia al mondo mediterraneo che anglosassone.

  19. Pingback: Fincipit (1)…

  20. Alanbr says:

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai su pel culo una matita
    ché diritta ammia s’era smarrita

    Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
    esta penna selvaggia e aspra e forte
    che nel seder mi blocca la postura

  21. Pingback: 42 « ioguido

  22. Pingback: 38 « ioguido

  23. Pingback: 37 « ioguido

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