L’altro giorno sono andato in un ufficio, un ufficio che si trova in un vecchio palazzo, con i corridoi che girano tutto intorno ad un cortile, e le vetrate, che dan sul cortile, che se non ci fossero avresti l’impressione di stare dentro a un chiostro.

Un palazzo pieno di uffici, un tempo, mi viene in mente, solo al piano dove son andato io dovevano lavorarci decine e decine di persone. Oggi, non c’è nessuno. Ci son solo io, e l’ufficio dove devo andare, è aperto, ma anche lì, non c’è nessuno. Non c’è nessun cliente, nessun impiegato.

Guardo meglio l’orario, Sì, mi dico, sono in orario, e in effetti le luci sono accese, dietro il vetro si vede, che i compiuter sono accesi, ci hanno lo screensaver che gira e fa le lucine.

Mi son detto, Aspetto un po’. Fortuna che ho un libro in borsa, Non uscite mai senza un libro nella borsa, ascoltate me. Possibilmente un libro interstiziale (un giorno lo spiego, che cos’è, un libro interstiziale, per me).

Sto lì, ogni tanto sento un rumore, penso che finalmente stia arrivando l’impiegato/a, chiudo il libro, e m’accorgo che il rumore viene dalla porta che dà sulle scale, che non è ben chiusa, e che ogni tanto, probabilmente perché qualche porta a qualche altro piano è stata aperta o chiusa, si muove impercettibilmente e produce sinistri scricchiolii.

Sembra di stare in un palazzo fantasma, come le città fantasma del vecchio west.

Continuo a leggere, disturbato ogni tanto da questi rumori, che mi danno una leggera agitazione.

Dopo una mezz’oretta, arriva un’impiegata, io son lì, seduto sull’unica sedia che c’è davanti all’ufficio, l’impiegata entra, si toglie la pelliccia (la pelliccia?), si fa ancora un po’ i cazzi suoi, e poi finalmente mi chiede cosa desidero.

Salta fuori che ho sbagliato ufficio.