Ieri sera, mentre andavo a letto, ho visto che sopra il frigo c’erano ancora delle bugie (non so come si chiamano da voi, risole, chiacchiere, comunque son quei dolci che si mangiano di solito a carnevale), io non so cosa sia stato, forse erano un po’ unte, ma sta di fatto che stanotte son stato preda di sogni non del tutto comprensibili.

Stanotte, ho sognato che stavo camminando in un corridoio molto illuminato, dipinto di fresco, e a un certo punto da una porta esce un tipo colla barbetta e il berretto, viene verso di me e mi saluta.

Saluto anch’io, per mera educazione, ma poi, rinvigorito dall’idea che nei sogni si posson fare cose che non si fanno nella vita reale, mi rivolgo a lui con un Ma te chi sei?

Ma come, mi dice lui, Non mi riconosci? Sono Cechov!

Io lo guardo ben bene, incredulo, e poi mi vengon le lacrime agli occhi e dico Cazzo, Cechov! Quanto tempo che non ci vediamo! e ci abbracciamo contenti come due fratelli che si rivedono a Carramba che sorpresa (è uno spettacolo televisivo)(lo faceva la Carrà).

(Poi dopo sto post dopo che ho cominciato a scriverlo, poi m’hanno interrotto mille volte, non mi ricordo mica com’era, che continuava)

“Mi compiaccio del tuo esordio su Tempo Nuovo. Ma perché non hai scelto un tema serio? La forma è ottima, ma i personaggi sono legnosi, il soggetto, poi, è insulso. […] Prendi qualcosa dalla vita reale, d’ogni giorno, senza trama e senza finale.”
Lettera di Anton Cechov al fratello Alexander, 1887