Il castello di Turku
lunedì 29 gennaio 2007
Quest’estate, mentre eravamo in Finlandia (ve lo avevo detto, che avrei avuto materiale per un anno, con la storia della Finlandia), ci siam fermati un paio di giorni a Turku, la vecchia capitale, che, come vecchia capitale, ha un castello molto grande, che si situa un po’ fuori città: per arrivarci, abbiamo affittato delle biciclette all’ufficio turistico.
Sin da quando eravamo arrivati in Finlandia mi avevano incuriosito quelle bici che, guardandole, avresti detto che erano senza freni, perché non c’erano leve ne fili sul manubrio. Poi mi ero documentato (avevo guardato della gente che andava in bici: questa è documentazione) e avevo visto che quelle bici avevano il freno a contropedale, ovvero, per frenare, bisognava dare un colpo indietro ai pedali. Questo, di certo, ti impedisce di cazzeggiare coi piedi come fai con le bici nostrane, e senz’altro, è una difficoltà di adattamento in più, rispetto a dover andare in posti che non conosci, rispettando le piste ciclabili, perché, come abbiamo scoperto poi, se non sei su una pista ciclabile (che peraltro c’è quasi dappertutto), non sei nessuno, e sei alla mercé delle automobili, che ti schifano, ma non ti schivano.
Dopo qualche minuto di bicicletta, abbiam poi scoperto che era abbastanza facile usare queste biciclette per noi piuttosto strambe e seguendo il fiume siamo arrivati al castello.
Dice il luogo comune che i finlandesi siano gente fredda e poco disponibile, ma quando siamo arrivati al castello ci siamo fermati al chioschetto lì di fianco per prendere qualcosa da mangiare (io non avevo molta fame, ma uno di noi invece ha trovato nel mangiare il suo hobby principale) e la signora del chioschetto, in una lingua che assomigliava all’inglese, ci ha anticipato tutta la storia del castello. Quando siamo entrati, sapevamo già quasi tutto, così abbiam potuto fare i fighi.
La visita, al castello di Turku, è durata circa tre ore, con le gambine che ci facevan male, ché il castello, era veramente immenso, più di quanto uno avrebbe immaginato da fuori.
Quando siamo usciti, stava piovendo.
Noi avevamo le bici, e siccome quando siam partiti era tutto sereno, non eravam mica tanto attrezzati; allora ci siam messi lì, sotto l’arco di entrata del castello, ad aspettare che spiovesse.
C’era un fotografo, con l’assistente che gli teneva il flash sopra un treppiede, e c’era un tizio, che aveva l’aria di uno scrittore, che era evidentemente l’oggetto delle fotografie; non so, probabilmente, stavan facendo un servizio su questo scrittore per qualche giornale, o per qualche quarta di copertina, non c’era niente di certo, l’unica cosa era è che quasi sicuramente, quell’uomo che stavano fotografando, era uno scrittore.
Si vedeva dalle pose che faceva che era uno scrittore, uno scrittore di quelli un po’ vanitosi, come quasi tutti, si metteva in delle pose che non ti potevi sbagliare, si vedeva, che era uno che voleva darsi un tono.
Noi eravamo lì sotto l’arco che aspettavamo che spiovesse, e lì sotto l’arco c’erano anche il fotografo, l’assistente col treppiede e lo scrittore, che stavan facendo quelle foto con lo sfondo del castello, con questo scrittore che faceva delle pose da uno che voleva darsi delle arie, ma che a guardarlo, faceva ridere.
Il fotografo era lì che faceva le foto, gliene avrà scattate una ventina, così, distrattamente, con quel bel tipo tutto in posa, e a un certo punto, mentre scattava le foto, il fotografo si è messo ad urlare come un ossesso, e lo scrittore si è spaventato, e allora mentre lo scrittore aveva delle espressioni che non controllava, il fotografo ha cominciato a scattarle a raffica, poi lo scrittore si è messo a ridere, e si vedeva, che il fotografo era soddisfatto, che aveva trovato quel che voleva.
Io allora in quel momento lì, ho appreso l’importante lezione che per trovar quel che cerchi, delle volte, basta urlare.



15 commenti
direi che potremmo trarre una seconda importante lezione: quando si va in gita ci vuol sempre il k-way.
E’ vero. Io, poi, son fatto come quello scrittore lì, che a far le foto, cerco sempre di assumere delle pose impostatissime e finisce che vengo da schifo. La differenza è che vengo da schifo anche nelle foto che mi fanno a sorpresa, le uniche foto dove vengo bene son quelle dove sono di spalle, meglio ancora quando c’è davanti a me qualcun altro :-)
Meno male che non hai dovuto urlare per trovare i freni delle bici.
C’era la graziella che aveva un funzionamento dei freni di quel tipo che usano ancora i finlandesi.
Ce l’avevo quando andavo alle scuole medie e mi ricordo delle frenate poderose sugli sterrati, certo non ti potevi distrarre e far andare indietro i pedali per sentire il clicclicclicclicclicclicclicclic come nelle bici normali, e poi, ma questo ancora prima (nel senso che andavo alle elementari) c’erano le biciclette cosiddette a scatto fisso nel senso che se anche tu levavi i piedi i pedali continuavano a girare, si riusciva a pedalare anche con un piede solo.
stark: infatti nella fotografia sulla copertina del tuo libro non sei venuto un granché.
Direi che è un’ottima regola di vita, appena la applicherò ti farò sapere com’è andata…. PS: non so se lo sai, ma tanti anni fa quelle bici erano uno standard anche da noi ;o)
Che bella Turku!! E che belle le biciclette a noleggio finlandesi! Io la prima volta che ci sono montato su c’è mancato niente che cascassi….
fiorin che si dà tono
bastasse ovunque non solo in finlandia
qualche urlettin per scendere dal trono
Appena ho letto “Finlandia” ho smesso di leggere: credo di essere ancora in over dose finnica!
:-)
fior di dalìa
e fu così ch’eìo apprese
che pure in finlandìa
tutto il mondo è paese
Bello col contropedale in bici! Se sei bravo quando piove e vai giu in discesa a bestia, puo frenare e fare le strisciate con la ruota dietro allo stesso tempo. Se non sei bravo foderi l’asfalto con i ginocchi. Gia’ fatto alle “rampe” molte volte.
in tutta questa storia mi mancano le azioni e le reazioni dell’assistente (ed eventualmente del treppiede) nei momenti clou.
[scusate, sono un appassionato di comparse e personaggi secondari]
Se urlavi BASTA PIOGGIA, magari smetteva… ma dicono che i finlandesi siano tutti un po’ afoni… E’ per questo che mangiano tante sardine come facevano i tenori una volta? Ho detto a Stark, in privato, che voglio finire i miei giorni scrivendo romanzi in un faro sul mare, in Cornovaglia (!?!). Ma ho toppato anche questa. Gli scrittori “veri” vanno tutti a Turku, cavolo!
OH! Non frena, non frenaaaa!
No io pensavo che magari andare a Truro potrebbe esser sensato, andare in cornovaglia a trascorrer la pensione sull’atlantico, con la pioggia fitta ogni giorno, che non basta dire PIOGGIA PIOGGIA PUSSA VIA NON BAGNAR LA TERRA MIA, no, quella continua, ma te (il te è impersonale, come quello delle ricette inglesi) sei dentro casa con il tuo caminetto e il tuo scrittoio, la tua penna stilo e il quadernino, con un’attività oziosa da pensionato come lo scriver romanzi che inevitabilmente racconteranno storie che ti sarebbe piaciuto vivere ma che non hai mai vissuto, e avrai un gatto che ti dormirà in grembo e ti stimolerà a continuare a scrivere anche quando non ne avrai più voglia, ché il gatto, non ne vorrà sapere, di alzarsi di lì. Poi avrai un cane, avrai un bracco italiano, e col tuo bracco, e con la tua giacca di tweed (se sei un maschio, se sei una femmina, non so) farai lunghe passeggiate alla Robert Walser che ti daranno ispirazione per scrivere, e durante queste lunghe passeggiate sarai sorpreso dalla pioggia e andrai a ripararti sotto il portico della casa più vicina, dove ci sarà qualcuno che ti inviterà dentro ad aspettare che spiova, a bere del tè delle colonie con una spruzzata di latte. Poi tornerai a casa, e ti rimetterai a scrivere.
(perché ho scritto ’sta roba? boh! m’è venuta :) )
Pur’io ero in Turku st’estate e in effetti pioveva spesso…Pure per visitare il castello ci vuole un’intera giornata, il pomeriggio eravamo tutti distrutti e andammo in camera a dormire!!!
ciao