Achi Caurismachi
mercoledì 28 febbraio 2007
Ieri sera Polli mi ha portato a vedere un film di un regista finlandese che si chiama Achi Caurismachi (lo so che si chiama Aki Kaurismaki, ma poi ci ho pensato, mi son detto, se lo scrivo così poi mi prendono in giro che scrivo con le cappe come dentro gli esse emme esse, allora ho pensato che le cappe in questo post non le scrivo)(salvo nella parentesi precedente, com’è ovvio).
Achi Caurismachi io come regista non lo conosco, so soltanto che piace molto a della gente che di cinematografo son esperti, e io quella gente lì che di cinematografo son esperti, mi rende sospettoso (lo sapete, che il cinematografo, è una perdita di tempo, no?).
Polli io lo so che mi fa vedere un film di Achi Caurismachi soltanto perché ha letto che è ambientato a Elsinchi (vedere parentesi più in alto per l’uso delle cappe in questo post) e siccome Elsinchi gli è entrato dentro il cuore, ché è un bel posto, vuol andare a vedere questo film per rivedere i posti (poi dopo non ha mica riconosciuto niente, solo io ho riconosciuto il Kamppi (anzi Camppi, mi scuso), ché ci passavo davanti la mattina quando tutti ancora dormivano)(io son fatto così. mi sveglio presto), e anche io ero contento di andare a vedere un film dove c’era Elsinchi, ché Elsinchi, m’è entrato nel cuore anche a me (però era estate)(d’inverno non so).
Poi a me Achi Caurismachi mi è simpatico perché ‘sto fatto che ha questo nome che è compreso nel cognome (ACHI CaurismACHI suona un po’ come uno che si chiami LEO GaliLEO) che fa un po’ una filastrocca, questo Achi Caurismachi, che si balla il suo Sirtachi mentre mangia un Suchiyachi nella terra dei cachi.
Il film si chiama Le luci della sera, e se io andavo a vedere quel film prima di andare a Elsinchi finiva ancora che non ci andavo mica, a Elsinchi.
E’ andata bene che l’ho visto ieri sera, e che a Elsinchi ci son stato l’anno scorso.
Vi lascio con un canto di speranza (il film, lo era anche un po’, sulla speranza):
Un nuovo giorno è qui, anche per noi
un mondo più vero ci sveglierà..
se questa vita siamo noi,
lascia le cose che non vuoi
è così poco il tempo per amare..
ma un posto al Sole, ancora, ci sarà.



35 commenti
non ci andrò mai a elsinchi. e non ho nemmeno visto il film.
il canto di speranza è da suicidio.
sempre a pensare a Franco che ha perso il figlio, eh…
Io, di questo regista che dici, ho visto solo “Leningrad Cowboys Go America” che mi è piaciuto un sacco, tanto che poi ho cominciato a cercare anche i dischi dei Leningrad Cowboys (visto? Gnanche una cappa, bravo eh?)
Io ne ho visto uno che quelli che vanno ai cineclub dicono che fosse bellissimo ma io dopo alcuni minuti volevo fare in 1000 pezzi in videoregistratore e pure quelli che vanno ai cineclub. Era tutto in bianco e nero e i protagonisti erano molto brutti pero’ era una storia di passione e gelosia, e io mi dicevo Ma dai chi ci crede siete troppo brutti per ispirare passione e gelosia, e iniziava molto bucolico ma poi c’era la corruzione e l’omicidio.
Che poi dicono che la televisione fa male.
Allora l’ha fatto davvero. E’ andato, nonostante i miei buoni consigli. Mioddio.
Franco ha perso il figlio?!? E io dov’ero? Quante puntate mi sono persa?
uff..
qualcuno avvisi franco che il prossimo figlio passerà alle 13.55.
se poi perde anche quello noi non ci si può far nulla. anderà a piedi.
La prossima volta che ci vediamo, la cantiamo in coro quella canzone di speranza eh? Io faccio il contralto. ;-D
Placida io ci sto. se te fai il contralto io faccio il contrabbasso.
informo quelli che erano assenti che Andrea e Elena hanno avuto una bambina che hanno chiamato Alice. Cosa, non mi viene, la nonna (Marina, son andato a guardare), si fa chiamar zia.
Beh, congratulazioni, allora!
Senza cappe, ma quante parentesi! Nulla contro le parentesi, solo farei una prova di lettura ad alta voce! :-)
a me se c’è una cosa che mi vien bene ad alta voce, son gli incisi ;)
Ecco, lo sospettavo :-D
ale, achi è un po’ come te, sempre delle gran grappe e delle gran vodche si beve. sempre. da mane a sera. al festival di locarno, questa estate, era sempre cuicco duro, eh le somiglianze, brutti scherzi.
;-)
che poi non è neanche tanto vero, che io delle volte sembra che ho bevuto e invece ci sono nato, così ;)
Oggi, alle ore 19:15 Achi Caurismachi è apparso alla pagina 16 del libro di cinema che sto studiando.
Sono morta dal ridere :D
io spero che non riesci più a studiarle, quelle materie lì che studiate voi giovani, come semiologia del cinema o altre vaccate che sapete solo voi ;)
eio, hai sbagliato latitudine!!!! la canzone della speranza non la cantano ad Helsinki, ma in un posto che anche lì quanto a problemi….
ma tra i due posti, o piuttosto tra le due parti del post, c’è un legame sorprendente. Una delle sceneggiatrici di “Un posto al sole” è parte nopea e parte finlandese…. :-)
ma come! che mi sia confuso?
e dire che a helsinki tutti eran lì che cantavan
Chist’è ‘o paese d”o sole,
chist’è ‘o paese d”o mare,
chist’è ‘o paese addó’ tutt”e pparole,
só’ doce o só’ amare,
só’ sempe parole d’ammore!
volevo vederlo pure io qsto film per capire un po’ i finlandesi cosa producono…avevo qsto nome segnato da qualche parte ARI KAURISMAKI e ogni tanto mi rimbalzava in mente: nome molto mnemo-rabile…la fortuna di chiamarsi AriKaurismaki.
:-D
A kuanto pare lo kiamano sia Ari che Aki. A parte Mika, che è il fratello di Aki (Ari), kuanti sono in tutto ‘sti Kaurismaki? (totale kappa?)
La Finlandia non l’ho vista, però ho in casa due svedesi che vorrebbero essere italiane.
Ergo? :D
P.S. Kaurismaki ha rifiutato la candidatura all’oscar causa Bush (guerra)
A me Achi Caurismachi sembra una sorta di domanda risentita.
tipo: “A CHI, Caurisma, a CHI?!” :D
[...] con una tesi dal titolo: La parentesi come forma d’arte, uno studio critico degli scritti del blogger [...]
cribbio, se a un finnico togli la cappa lo uccidi, eh.
va che sei perfido!
Ora volevo scrivere una cosa su Fausto Leali che cantava una canzone su Achi, ma arrivo sempre qualche ora in ritardo, ma porca paletta.
Se leggi “Colpi al cuore” di Kari Hotakainen, scopri che Helsinki DEVE ESSERE PER FORZA ‘o paese d’o sole, visto che Francis Ford Coppola decide di girare là le scene del “Padrino” ambientate in Sicilia.
(il libro è bellissimo, bisogna leggerlo per forza)
Ah! in effetti avevo letto sul Manifesto che c’era nori che parlava di quel libro. prima o poi lo regalo a Polli, così, per vedere l’effetto che fa (lei è appassionata iperborea). ;)
Io non leggo il Manifesto perché tendo al capitalismo e allora secondo me leggere il Manifesto se uno tende al capitalismo, non sta mica bene. Però adesso che so che c’è il pezzo di Nori vado a cercarmelo.
davide, lo trovi riportato qui sul forum di fernandel. l’articolo usa Hotakainen per mettere alla berlina Ammaniti ;)
grande Aki
Tutto cio’ e’ meraviglioso e io sento gia’ di amarti.
“In una caverna sotterranea viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima. Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d’ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, come un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti foderate di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, fornito di sedie lucidate e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava molto ricevere visite. Tuttavia non apprezzò molto quella dell’ufficiale giudiziario che gli consegnò la convocazione in tribunale per via del fatto che le varie migliorie apportate alla caverne – porta, pareti foderate di legno, piastrelle eccetera – erano tutti abusi edilizi”.
["Lo hobbit", di J.R.R. Tolkien]
(oddio ho sbagliato post, cancella pure questo commento e il precedente)
Le luci della sera mi ha stracciato i maroni ieri sera (per l’appunto, al buio però). Meno male che dura poco.