vita di blogger

L’otto marzo (poesia)

L’otto
marzo

L’ottoenquarto
faccio colazione

(sì, c’è un po’ una citazione di un grande poeta italiano contemporaneo. già.)

Aggiornamento: il grande poeta è argomento di questo post della Fran. Niente male, come svelamento, no? (e qua ci starebbe una di quelle faccine sorridenti…)

Riaggiornamento: fortunatamente, miic e corpodibacco, nei commenti, mi fanno notare che questa battuta ha un padre un po’ più nobile.

Standard

35 thoughts on “L’otto marzo (poesia)

  1. beh allora..
    otto e ventiquattro.. ma con che cavolo fa rima otto e ventiquattro???
    oggi per me è un triste giorno. piangerò molto. sono allergica alla mimosa.

  2. Vabbè alla faccia di Dolce e pure di Gabbana io gli auguri li faccio alle fanciulle di tutte le età. Tiè. Anche se in verità non c’è molto da festeggiare…

  3. Auguri ai maschietti che oggi devono svenarsi a comprare fiori e cioccolatini… io che sono una donna emancipata ho esonerato i miei uomini… che scema! :(

  4. …donne…
    guardate che se non le volete le mimose
    non siete obbligate ad accettarle…(le donne…accipicchiolina…le donne…se la complicano sempre…)

    e se poi lo dite prima…
    magari nessuno ci resta male quando dopo avervele porte
    resta con un moncherino sbranato dalle feroci fauci
    di femminee fiere, molto fiere.

    Ecco
    io penso che
    c’è tanto altro su cui impuntarsi…

    Io son felice SEMPRE di ricevere auguri e fiori…
    tutti i giorni
    non vedo perchè non l’8 marzo.

    E poi se qualcuno ruba un fiore per te…
    sotto sotto
    QUEL CHE C’ERA SI SA
    io direi che mi resta L’IMPULSO
    di sorriderci su
    e baci e abbracci.

    s c a r a v e n t o

  5. Giancarlo Tramutoli says:

    La mimosa secondo me, più che un fiore, è un’imitazione di un fiore da regalare all’imitazione di una morosa.

  6. allora lo rubo…dalle mani del ladro
    che lo aveva rubato…
    e per la proprietà transitiva
    finiamo insieme
    in gattabuia.
    S C A R A V E N T O

  7. Bellissimo blog. ogni tanto passo ma fin’ora non ho lasciato commenti….credo. Ti trovo geniale, ti metterò fra i miei preferiti. Ciao, a presto, Stella

  8. Capitoniente says:

    Un polacco fugge, inseguito da un nazista. Ma, quando il nazi lo afferra, si ode la voce di Dio: “Fermo! Non lo uccidere! Quel polacco sarà Papa. E tu dopo di lui”.

    Pagheremo lo sc otto marzo. Parola di Ratzinger. ;-)

    (In effetti, in Cermania, lo spaghetto si fa scotto. Anzi: scotto e un quarto). :-D

    io DI.CO. sì!

  9. G says:

    Secondo me questa poesia è offensiva per le donne. Non voglio assolutamente essere critico sulla forma poetica ma sembra quasi che dica: me ne sbatto che è l’otto marzo e faccio colazione di mattina. Per carità è simpatica e anche ironica ma insisto che alle volte bisognerebbe rispettare una festa come questa che ha un chiaro significato per le donne. Detto da uomo, comunque.

  10. il grande poeta sarebbe Panariello? Io lo stesso gioco di parole lo ricordavo in una strip di Pazienza (un po’ più poeta, a mio modesto avviso)…

  11. miic, c’era dell’ironia, eh.
    (oh dov’era quella di pazienza, mica me la ricordo)

    G. io comunque l’otto marzo mi son arzato alle sei son uscito e son tornato a casa dopo le 21. ho celebrato abbastanza.

  12. confermo che l’otto m’arzo è una grande “storia di pennarelli sulle donne” di Andrea Pazienza, uscita a suo tempo su Tango (1987) e attualmente raccolta nel libro “Sturielett”, insieme ad altri capolavori quali “Estate”.
    In tema, ricordo inoltre la vignetta di Paz con le due donne chine a lavare i pavimenti con una copia di tango aperta sulla schiena e il titolo: “Il numero di Tago sulle donne.”

    Se questo Panariella ha rubato la battuta a Paz sappia di essere un “stronzo poveraccio” come appunto Paz lo direbbe.
    (Paz era un genio e forse rubare ai geni va bene, ma a patto di farci altre cose geniali. E’ la common license.)

  13. mitico. devo averlo da qualche parte. saran dieci anni che non leggo pazienza.

    (oh. io questa cazzata l’avevo pensata autonomamente, e poi m’han detto che ci aveva avuto la stessa idea Panariello. ci son rimasto, come si dice, di sasso. il fatto che questa battuta abbia un progenitore più nobile mi riempie di gioia. whew! grazie)

  14. transit says:

    L’8 MARZO DEL 2601

    Quel colore di cecità,
    eri tu.
    Quell’emozione a pelle,
    eri tu.

    Lo schianto dell’assenza,
    eri tu.
    Il perdurare della notte,
    eri tu.

    Quella canzone a cascata,
    eri tu.
    Il bacio a ciliegia,
    eri tu.

    Quel fiore sull’acqua,
    eri tu.
    Quell’arco di mare,
    eri tu.

    Quell’insieme unico,
    eri tu.
    Quell l’estate di sassi e spine,
    eri tu.

    Quei binari di nessuna partenza,
    eri tu.
    Scogli di rosario il tuo sorriso.
    Eri tu.

    Stringemi, dicesti.
    Eri tu.

    Guarnigione dei miei occhi,
    il palleggio del cuore scarnato.

    Eri tu.

Rispondi