Drugia (un odore)
lunedì 12 marzo 2007
L’altro giorno, all’angolo della strada, c’eran due tizi in giacca e cravatta, uno era normale, uno di quelli che ti aspetti che facciano i promotori finanziari, uno di quelli che in giacca e cravatta sembra che ci sian nati; l’altro, invece, sembrava che non si fosse mai vestito così, che aveva un’aria che era del tutto fuori posto con quel vestito: non c’era niente che non andasse in particolare, solo, era tutto l’insieme che era stonato.
Io ero lì che aspettavo una persona e senza volerlo ascoltavo le loro conversazioni, e sentivo che quello che sembrava nato con giacca e cravatta diceva all’altro Sei una drugia e puzzi di drugia, porca di una vacca, e anche se ti sei cosparso di acqua velva, si sente che puzzi di drugia, gli diceva, Si sente che sei imbevuto di drugia fin dentro i pori, porca vaccaccia, che anche se ti cospargi di acqua velva non fai altro che mischiare l’odore di acqua velva al tuo odore di drugia, creando una nuova fragranza che potresti vendere ai maialifici, porca vacca, gli diceva, ma è possibile che non lo senti, che non sei in un campo con le vacche, gli diceva, stiamo andando a un incontro importante, e tu mi vieni qua con la tua fragranza di drugia velva, sentivo che gli diceva.
In effetti io ero lì a qualche metro da loro e lo sentivo, questo puzzo strambo che non avrei saputo dire da dove arrivasse, e pensavo, mentre ascoltavo il tizio che sembrava un promotore finanziario prorompere in un’invettiva contro quell’altro, che la descrizione che ne era stata fatta era perfetta per l’odore che c’era, e se lo sentivo io, a qualche metro di distanza, non c’era dubbio che avrebbe impestato tutto l’ufficio nel quale stavano presumibilmente entrando.
Mentre il tizio continuava a dare addosso al suo compagno profumato, sono arrivate due altre persone, due uomini di mezza età, che erano evidentemente coloro che stavano aspettando. Si sono sorrisi, si sono stretti la mano e si sono avviati per una stradina. Uno dei due uomini nuovi arrivati, camminando, si guardava intorno in tutte le direzioni, avvertendo che c’era qualcosa di strano nell’aria.
Spetta che arrivi in ufficio, ho pensato.



16 commenti
Avevo letto: “L’altro giorno, all’angolo della stanza, c’eran due tizi…”
e pensavo: “Và che ci deve avere proprio una stanza di quelle strane sto’ eio che c’è un via vai di persone che manco conosce.”
fior di scontento
la drugia è una magia assai territoriale
che indugia alla ricerca di un accento
A soné, sei andato sopra (come si dice a casa mia del latte lasciato sul fuoco).
Togli una sillaba al secondo ti prego, che mi fa un po’ orrore, vederlo così, tumefatto.
Basta togliere l’assai, in fondo.
Che bello ho imparato una nuova parola!
“Drugia”.
;D
secondo me drugia (ci andrebbe una dieresi sulla u, credo) suona molto meglio dell’omologo italiano, letame.
letame suona male
E io che mi pensavo che drugia suonasse come mariagiovanna…
Tra l’altro: ma com’è buono l’”Aqua Velva”? Adoro quel profumo!
Io conosco l’acqua WULWA, dopobarba che Mi consigliò tal Porfirio Busnazzi, manovale di Buccellate Arsilio (HP) il quale, a svo dire, gli conferiva un fascino irresistybile che coNpensava ampiamente la paresi che da quindici (18) anni gli paralizzava la metà destra del corpo, più la mandibola e i coglioni.
saluti
il Proeta
ma chi era? ricucci uscito di galera?
Ma povero drugia… mi fa tenerezza :)
che racconto melanconico. non basta la sfiga di dover portare giacca e cravatta, una cosa che ormai fanno solo gli alieni muove al pianto, ma pure il lezzo di drugia e acqua velva (a proposito, ma esiste ancora?) messi insieme che tristezza…. :-(
fior di buratto
a volte scrivo ratto e disattento
non mi correggo e faccio un gran misfatto
Suona bene la parola “Drugia”, però. Rende l’idea dell’odore anche solo a pronunciarla!
sicuro che i due non fossero vicini ad un cassonetto? che antipatico il primo però.
drugia, il dentifricio del vero cowboy!
Mi hai fatto scompisciare dalle risate. E sai, oggi ci voleva proprio. :)