Libri interrotti
giovedì 15 marzo 2007
C’era Tiziano Scarpa, ieri, su Fahrenheit, che diceva che lui, dai venti ai trent’anni, ha avuto una fase, una fase in cui ha letto tutti i libri di Thomas Bernhard, diceva Tiziano Scarpa su Fahrenheit ieri, e diceva, Scarpa, che un libro che ha segnato una tappa nella sua vita, come un punto specifico nel quale ha sentito il suo passaggio dalla giovinezza alla maturità, diceva Scarpa ieri a Fahrenheit, è stato proprio Estinzione di Thomas Bernhard, il suo libro più torrenziale, in cui Thomas Bernhard, conscio di essere Thomas Bernhard, si cimenta in una parodia di Thomas Bernhard; diceva, quindi, Scarpa, ieri a Fahrenheit, in una puntata in cui si parlava di libri lasciati a metà, che Estinzione, di Thomas Bernhard, è stato un libro che lui, Tiziano Scarpa, ha lasciato a metà, e non solo non è riuscito a finirlo, ma lui, Tiziano Scarpa, da quel momento non ha più letto un solo libro di Thomas Bernhard.
Io lo devo ammettere, che oltre ad essere un lettore affezionato di Thomas Bernhard, sono anche un ascoltatore affezionato di Fahrenheit, io, tutti i giorni, dalle tre alle tre e un quarto, tre e venti, tre e venticinque, secondo i giorni, delle volte anche tre e mezza, ascolto Fahrenheit mentre sono in macchina che sto andando in ufficio.
Da ascoltatore affezionato di Fahrenheit, debbo dire che non mi era mai capitato di divertirmi come ieri, nella puntata in cui si parlava di libri lasciati a metà, in cui una signora, Caterina da Perugia, se non sbaglio, diceva che aveva lasciato Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez a pagina cinquanta. Diceva questa signora che arrivare a pagina cinquanta è stata una fatica, un lavoro immenso, dato che lei il libro, Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, l’aveva odiato fin da pagina due. C’era Marino Sinibaldi, conduttor compito, che le ha offerto, del libro Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, una rarissima edizione illustrata, una gioia per gli occhi, diceva Sinibaldi, che lui personalmente, Sinibaldi, aveva doppia, e che le avrebbe donato volentieri purché la signora che chiameremo Caterina da Perugia proseguisse nella lettura. La signora non ne voleva sapere proprio, diceva che se così stavan le cose (diceva proprio Se così stan le cose) non c’era proprio sintonia tra lei e Garcia Marquez, e Sinibaldi ha ripetuto la sua offerta della magnifica versione illustrata, dicendo che se proprio non voleva leggerla, poteva almeno guardare le figure.
Io mi son divertito, eh, ma mi rendo conto, che raccontato, vien peggio.
Fortuna che c’è anche l’audio, peccato sia in RealAudio.



10 commenti
se la deve dar via, la prendo io la rarissima edizione illustrata, una gioia per gli occhi, di Cent’anni di solitudine
(Thomas Bernhard, vedo che ritorna, in questi giorni)
Eh, lo prenderei anch’io, il Marquez illlustrato…
(Sto leggendo La Cantina, in questi giorni)
Eh sì, anch’io lo sento Fahre (con l’acca al centro) dal mio box e l’altro giorno avevo votato per Everyman di Roth e dopo dieci minuti sento la suadente voce di Marino Sinibaldi che legge la mia mail, nominandomi (senza cognominarmi). E’ stato emozionante e le due righe buttate giù alla come viene mi sembravano perfette.
:-)
PS
Adesso c’è Moccia che è di un palloso…
oggi sono contento che non posso sentirlo dopo le tre e qualcosa, allora ;)
(minchia, che uomo di sCultura, se non sa chi è Tramutoli)
(ma il nuovo romanzo, esce? :) )
ecco, lo volevo chiedere anco io, al tramutoli, del romanzo nuovo
(fortuna che l’hai fatto tu)
Esce presto (un mese?), ve lo dirò in anteprima qui.
:-)
beneeeeeeee!
io non ho mai lasciato un libro a metà.
tutti quelli che ho cominciato li ho sempre letti tutti, anche se a rallentatore quelli che non mi piacevano tanto…sarò masochista? :-(
Cent’anni di solitudine non l’ho letto, e per fare in fretta, visto che bisogna andar veloce oggi, gradirei anch’io la versione illustrata. :-)
un saluto a tutti.
[...] giorno di solitudine (Nei commenti (pochini, invero) al post precedente, djlàmu parla delle sue abitudini di lettura, e m’ha fatto [...]
Ecco, io Cent’anni di solitudine credo di averlo iniziato circa dieci o dodici anni fa (alle superiori, per intenderci), però poi l’ho interrotto perché non riuscivo a leggerlo, anche se – da quella prima lettura – non ho mai dimenticato l’incontro con Rebeca, ad esempio. Poi, dopo anni, è successo qualcosa di strano, forse altre pagine mi hanno ricondotto a questo libro misterioso, il cui incanto mi si è rivelato d’improvviso: l’ho ripreso e finito di volata, e letture ripetute non hanno ancora colmato o spiegato quella magia. E spero che mai la colmino.