C’è Ugo Cornia che ha scritto un libro che si chiama Le pratiche del disgusto (ne ha già inserito un estratto lo svizzero, e se conosco bene i miei polli, prima o poi ne parlerà anche quell’altro), e ieri, mentre tornavo a casa, nel percorso purtroppo breve tra la macchina e la casa, lo stavo leggendo, e mi stavo chiedendo se questo libretto, assai pregevole peraltro, fosse un romanzo o cos’altro, quand’ecco che sono entrato in casa, e in casa c’era Polli, e quando sono entrato in casa, ho posato la borsa, mi son tolto le scarpe come si fa tra noi persone civili che abbiam rispetto del fatto che c’è qualcuno che i pavimenti li pulisce, mi son tolto la giacca, e nel momento in cui mi toglievo la giacca Polli, che era lì seduta sulla chaise longue leggendo un romanzo di tale Hotakainen, mi ha detto Ma che bella cintura che hai.

Ma che bella cintura che hai, mi ha detto Polli mentre mi stavo togliendo la giacca, ben sapendo che quella cintura era stata Lei stessa a regalarmela, e quindi compiacendosi del fatto che la cintura che Lei mi aveva regalato fosse utile e piacevole alla vista senza contare il fatto che si coordinasse perfettamente al resto del mio abbigliamento e della mia persona, perché no.

Difatti, in tutta risposta al suo Ma che bella cintura che hai, io ho cominciato a dire cose come Hai ragione, è bella, perché è sobria, ma allo stesso tempo è importante, e sai bene che non dico le cose a vanvera, visto che da quando ce l’ho potrai notare che non l’ho mai tolta, non c’è stato un giorno, da quando ho questa cintura, che io non l’abbia portata, ed è questa la miglior testimonianza della qualità intrinseca di questo apparentemente insignificante articolo di pelletteria.

Poi son passato ad elogiare le qualità della pelle. della fibbia, e mentre ero lì che enumeravo, con Polli stupefatta di stare ad ascoltare tante puttanate, mi son fermato un attimo e mi son detto

Aspetta.

Ma non starò mica facendo una recensione di una cintura.