vita di blogger

Clochard della rete

Stamattina mi son svegliato, mi son messo a leggere i feed e a un certo punto mi son messo a pensare, visto che ieri sera stavo leggendo un pezzo di La parte abitata della rete di Sergio Maistrello, mi son messo a pensare a come siam fortunati, noi, che abitiamo nella parte abitata della rete.

M’è venuto in mente, stamattina, che tutti noi che ci abbiamo i blog, noi nella rete ci muoviamo di qua e di là con la sicurezza che tanto poi quando vogliamo ritorniamo al calduccio della nostra casina, dove c’è della gente che vien a trovarci, e ci si racconta delle storielle davanti al caminetto.

E invece c’è della gente che accende il compiuter, va a cercare una roba su google, va a vedersi un’asta di ebay, vaga un po’ di qua e un po’ di là, e poi, quando ha finito, spegne il compiuter, e non ha una casa dove tornare.

Come siamo fortunati, noi che ci abbiamo i blog, pensavo stamattina, che invece c’è tanta gente che è senza casa, che la notte sta al freddo, gente che magari ha trovato un giaciglio tra le immondizie.

Gente che sta male.

Gente che muore.

Aiutiamoli.

Adottiamoli.

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34 thoughts on “Clochard della rete

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  4. e come adottarli? Le nostre porte sono già aperte e loro comunque non ci entrano. Cercano su google, cercano delle info, il risultato della partita, che tempo che fa e poi chiudono. O magari leggono qualche e-mail e poi chiudono e richiamano al telefono quelli che gli hanno scritto per mail…

    Però concordo con te…troviamo un modo per accoglierli in questa parte abitata della rete che noi viviamo…ma quale?

  5. Facciamo su un quartierino, dove li andiamo a trovare e li rassicuriamo sulle cose che non conoscono… FacciamoLI capire che non siamo noi i disadattati, che abbiamo tanta ospitalità da offrire. InsegnamoLI ad arredare una casina, a non essere timidi, a capire che il mondo non è bello o brutto ma che ci sono tante vie di mezzo…
    Io la mia manina la tendo.

  6. ZF says:

    Pensa che io ci ho provato con mio marito… Lui fa le sue ricerche su google, controlla la sua posta e poi spegne tutto. Ho provato ad invitarlo a casa mia, che, visto che siamo sposati, è anche casa sua, ma lui non vuole. Vuole rimanere da solo. Ora però grazie alla rete ha comprato un camper, almeno un tetto ce l’ha!

  7. E se molti fossero clochard per scelta ? ;)
    Ricordi InternetMap: così mi pare si chiamasse, in fin dei conti una casetta sono sempre in tempo a prenderla, a costo zero.

  8. Da queste parti ne abbiamo aiutati un po’. Ma è vero, a volte si è clochard per filosofia. Noi continuiamo a parlare di come sia bello avere una casetta in ordine. Anche un tumble monolocale per dire. La goccia scava la pietra, dicevano.

  9. Ma va là…son mica clochard, questi son turisti della rete annoiati, passano di qui ignorando le vere bellezze, incasinano le autostrade, non fanno le partenze intelligenti, lasciano i rifiuti in giro…no no, questi ci hanno già una casa :-)

  10. concordo con federico…noi continuiamo a parlare di come sia piacevole questa casetta che abbiamo oltre le quattro mura fisiche…e vediamo

  11. Ho vagato 12 anni senza la mia capannina, ma stavo bene perché neanche sapevo di quanto fosse comodo avere una, seppur piccola, dimora. Sono sicuro, quindi, che ci sono clochard per scelta, quelli che non sanno e ce ne sono solo pochissimi che vorrebbero essere aiutati a trovare rifugio. A quei pochissimi tutta la disponibilità per ospitarli o mandare istruzioni per costruirsi la capannina, per tutti gli altri va bene così: chi siamo noi per voler cambiare la loro weblife?

  12. Quanto bisognerà spendere in tappetini da mettere all’ingresso per accoglierLI?

    E se arrivati sulla porta non vogliono entrare? Cosa facciamo? LI convinciamo con le buone oppure un bello spintone e via?

    E se poi decidono che gli piace ma non se la sentono di comprare una casa loro (con i tempi che corrono mantenere un mutuo è dura)? Rischi che te LI trovi piazzati in salotto e poi pare brutto mandarLI via…

    E se uno di quelLI si costruisce la casa accanto alla tua, accende lo stereo alle 3 di notte, parcheggia la macchina di traverso, ecc. ecc.? Ché noi anziani c’abbiam dei problemi ad adattarci alle novità e ai rompiballe… Poi tocca che ci spostiamo dal quartiere e andiamo ad abitare in zona twitter.

  13. Se provi ad aiutarli quelli ti dicono “ma a che mi serve un blog? Non ho tempo/seguo già un forum/chat/gioco di ruolo” etc. etc.

    Gran bel post, cmq!

    P.S. ho appena finito il libro di Sergio, la mia recensione entra nella coda dei post ancora da pubblicare… ne parliamo nel 2008? No, dai, mi do una mossa.

  14. chi non casa non ha doveri, non ha obiettivi, non ha nulla da dire ma non ha neppure nulla da dimostrare.
    non ha necessità di attenzione, di lettori, di feed.
    chi prega, chi legge i feed, chi controlla le statistiche del proprio blog, siamo proprio sicuri che stia meglio?
    e se, ancora una volta, non avessimo capito un cazzo delle tribù indigene che vanno in giro a “belino” di fuori?
    abbiamo così necessità di aggregazione?

  15. S. says:

    conoscevo un clochard, ma così clochard che quando decise di farsi un blog lo fece a forma di ponte e ci andò a vivere sotto.

  16. Si credo pur’io che ci sono clochard per necessità, clochard per ignoranza, e clochard per filosofia. Ci sono pure clochard schizzinosi, che una casa per loro è solo l’ennesimo posto da dover rassettare.
    Comunque a me ieri notte mi ha fatto visita un topolino, di quelli piccoli piccoli e grigi. Di sicuro la notte sta al freddo, e ovvio, giace nell’immondizia. Mi sa che mi tocca adottarlo…

  17. saha says:

    ma io che vado a visitare tante case, e non ho una casa tutta mia, sono un clochard? io visitando anche senza essere invitata, imparo tante cose e sono contenta così, sbaglio?

  18. Alessandro says:

    io pure son zingaro.
    non mi sento in colpa.
    semplicemente non sento l’esigenza di averne una mia, di casa.
    dovrei?

  19. fortunati? si sicuramente! ma…secondo il nostro modo di vedere! e quanti modi ci sono ancora??!!! forse ognuno a modo suo…siamo tutti fortunati…..o no….Bel post!

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  22. Paolo says:

    C’è chi ama raccontare storie e chi ama ascoltarle, e questo è bene.
    Il vero clochard è colui che non ha accesso alla rete e magari avrebbe tante cose da dire oppure tanta voglia di ascoltare, a lui tutta la mia solidarietà.

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  26. transit says:

    Angelo, il Clochard Gentiluomo

    In fondo che imortanza ha, credere o non credere,
    in un giorno di sole, di pioggia, di freddo, di morte?

    ecco, non ci crederete, ma sono io, Angelo,
    dermatite e occhi cisposi, compresi.

    Io che ho creduto agli uomini e, glo uomini
    che inseguivano sogni di carte e potere,

    non ci crederete, ma sto qui a parlarvi.
    e, il mistero è presto svelato.

    ho incaricato un mio amico a postare,
    appenna si fosse presentata l’occasione,

    quanto state leggendo.
    e, un grazie a chi mi ospita.

    adesso che non ci sono più.
    credere o non credere, ecco.

    Potrei dire che sarebbe facile giocare
    sul mio nome: Angelo.

    Angelo si chiamava mio padre.
    Lui però non l’ho mai conosciuto.

    Avevo quattro anni quando attorno a lui
    fecero terra brucita di baci e carezze.

    morì, scarno di sè,
    come un legnetto secco.

    quante cose ho lasciato e,
    per quanto non abbia posseduto niente,

    mi piaceva possedere almeno l’incertezza
    di niente, che poi è stata la mia ricchezza:

    la ricchezza dei beni è una parola
    che mi ha sempre messo alle corde.

    voleva per forza gareggiare con me. ecco:
    quando si scambia una persona con un altra.

    quel che ho lasciato
    è nell’aria;

    quel che ho lasciato
    è una vita;

    quel che ho lasciato
    è nell’ultimo bacio;

    quel che ho lasciato
    è un ricordo,

    svanito nel sole
    affacciato.

    ci siamo seduti, abbiamo parlato e,
    bevuto un goccio d’acqua, io e il sole.

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