Bel post di Seia, sui libri pubblicati in italia:
nel nostro paese vengono pubblicati ogni giorno circa 170 libri per un totale di 55.000 titoli stampati l’anno.
il 35% della tiratura di quei 170 libri editi al giorno, è destinato al macero.
quasi il 60% dei titoli pubblicati non vende neanche una copia (e acutamente notava Stefano Lorenzetto su “Il giornale”: “segno che persino i parenti più stretti sono disinteressati a conoscere ciò che taluni scrittori hanno da dire”)
Mi sorge spontanea una domanda: per chi caspita vengono pubblicati tutti questi libri? E altrettanto spontaneamente (e ironicamente, ma non troppo) mi rispondo: per i loro autori, che così soddisfano i loro ego spropositati, in fondo ci vuole molto poco per dirsi scrittori e pure per essere pubblicati via. Farsi leggere invece è tutt’un altro paio di maniche.
Che si aprano dei blog, porca miseria, dico io.
Almeno, un lettore, ce lo avrebbero.
(e arriverebbe da google, cercando la parola tette)
P.S. Nei commenti, si scopre che Marziller è vivo!


66 commenti
e io che mi pensavo » 170 libri al giorno
anche mettercelo, in home page); però c’è sempre la possibilità di seguire in streaming (radio e video), soprattutto perchè non mi voglio perdere la presentazione di “Fincipit, quel che è stato, quel che sarebbe potuto essere, e quel che sarà (eiochemipensavo) + l’editoria che è una brutta bestia (PersonalitàConfusa) “, alle 12:30 e quella di: “A Pinokkio’s bloody binary story” di Strelnik, alle 14:30 (non che le altre non siano altrettanto interessanti, eh).
va a teatro a raccontare storie, e, soprattutto, se ce lo toccate vi mangiamo la faccia, per quanto siamo tutti innamorati di lui. Ed era un esordiente, selezionato dall’Espresso. Potrei dire che ha ragione Seia (qui e soprattutto qui): quelli validi, emergono – e lo credo. Ma potrei semplicemente dire: che bello aver trovato qui questo libro fuori dal mondo, che se credessi ai segni mi starebbe dicendo delle cose che non ho voglia di sentire.
congiunzione astrale propizia. Naturalmente uno potrebbe chiedersi (e io me lo sono chiesta spesso): “A che pro?” Diciamo che ho la sindrome della scrittrice fallita: ma piuttosto che pubblicare (a mie spese) un libro destinato ad essere letto solo da parenti stretti (e forse nemmeno da loro) mi son fatta (gratis) il blog. Il narcisismo è salvo. E ora, a voi: The Rat Race, Caporale Reyes e Quablog. Leave a comment | Email this
scrittori e pure per essere pubblicati via. Farsi leggere invece è tutt’un altro paio di maniche. Che si aprano dei blog, porca miseria, dico io. Almeno, un lettore, ce lo avrebbero. (e arriverebbe da google, cercando la parola tette) P.S. Nei commenti, si scopre che Marziller è vivo! [IMG] [IMG] [IMG] [IMG][IMG]
Tutto comincia da un Tumblog che riporta la frase: Non dico tuttituttitutti, bonaparte, come diceva Napoleone. Preso dalla curiosità, clicco sul link e scopro che è un commento a questo post, che fa un po’ di statistica sulla pubblicazione di libri in Italia, 170 al giorno, di cui molti finiscono al macero senza nemmeno vendere una copia. Fa riferimento ad un altro post, questo, che affronta l’argomento in modo molto più approfondito e
marchino su e io che mi pensavo » 170 libri al giorno
e io che mi pensavo » 170 libri al giorno
i loro ego spropositati, in fondo ci vuole molto poco per dirsi scrittori e pure per essere pubblicati via. Farsi leggere invece è tutt’un altro paio di maniche. UP DATE Qui viene ripresa la discussione. Al post ho già risposto qui e là nei commenti, ma adesso leggo l’intervento di una lettrice che scrive “Hai ragione da vendere…alla Perrone Editore l’ editor ci ha parlato proprio di questo in una delle sue lezioni di editoria
allora io punto su “fica”.
avrei tutti i lettori alternativi dalla mia.
Infatti… avevo trovato che Lulu fosse un buon sistema per realizzare il sogno di molti di pubblicare un libro, però effettivamente un blog… :)
effettivamente Lulu è una buona soluzione, anche ecologica (stampano il numero di copie che vendono e non una di più) per farsi un libro da regalare agli amici, ma niente di più. vedi per esempio un autore affermato come Giuseppe Genna, che ha pubblicato lì il suo ultimo, peraltro “irregolare” libro, e ne ha vendute duecento copie, credo. pubblicare un libro è un sogno di molti, ma spesso si pubblica perché si è perso il contatto con la realtà. pubblicare pagando per farlo, poi, è tutta un’altra faccenda, in quel momento sei definitivamente out ;)
Dov’è che ho letto ieri che sono in aumento le autobiografie?
E a chi caspita vuoi che interessi un’autobiografia, poi dicono dei blogger che si parlano addosso, e scriver un libro che racconta di te e che poi non lo legge nessuno fuorché te che lo hai scritto?
Mi dispiace leggere di così tanti libri al macero, però, effettivamente, mi ero sempre chiesto dove diavolo finissero tutti i libri che transitano nelle librerie e che non vengono acquistati da nessuno.
E poi perchè non donarli alle biblioteche invece che distruggerli?
E poi che ragione c’è nel fare una cosa che poi sa che finisce in vacca?
E poi…
@caino oh beh, se consideri la tua chiave di ricerca come alternativa, hai detto tutto ;)
@marchino donarli alle biblioteche è fargli un dispiacere. con tutti i problemi di spazio che già hanno, riempire le biblioteche di merda significa distruggerle :D
non dicevo proprio tuttituttitutti, buonaparte, come diceva sempre Napoleone :D
fiori a bizzeffe
in bibliioteca li mandiamo tutti
però soltanto in forma pidieffe
Lulu secondo me è una soluzione ottima, specie se affiancata a un blog. E non vedo niente di male a vendere 200 copie, se la tua “community” (amici e familiari, in primis) è quella. A me piace molto l’idea del “peer-to-peer della cultura”, se così posso dire (del peer-to-peer di tutto, in realtà)
Lulu anyway sarà alla Fiera del Libro di Torino, chissà come li accoglieranno :)
Osservava Umberto Eco nel “Pendolo di Foucault” che molti di questi libri stampati da editori della categoria “vanity press” vengono inviati in dono agli ospedali o alle carceri, e aggiungeva: “E si capisce perché i primi non guariscano e le seconde non redimano”.
@eio: era solo un metodo per fuorviarvi.
le mie chiavi di ricerca, il giorno che le pubblicherò, vi faranno tremare i peli pubici.
i peli pubblici
esistono tipoeditorie che vivono ESCLUSIVAMENTE pubblicando a pagamento libri di aspiranti scrittori che non vengono neppure distribuiti (e hanno sempre client)i…
sono d’accordo con te in alcuni casi meglio un blog anche perchè ne trovi di piu interessanti di tanti libri.
Ci si dimentica forse che… in italia, ci sono pochi “lettori”. Che le case editrici danno spazio solo ad autori affermati e che i libri vendono solo se spinti da una pubblicità mediatica incredibile (vedi il battezzare BEST SELLER i libri di Dan Brown prima ancora che siano in libreria… come fa ad essere un best seller se non è ancora in vendita?).
Leggo dai commenti che si definiscono “merda” i libri non venduti… come se la gente conoscesse già il contenuto dei libri che non compra!!!
Il blog è limitativo, rispetto ad un libro. Il libro da calore… un blog no. Un blog non te lo puoi leggere in un parco… un blog non te lo puoi leggere in spiaggia, un blog non te lo puoi leggere comodamente sdraiato sul letto… suvvia… diciamocela tutta, un blog, spesso viene cliccato più che altro per attirare accessi ad altri blog, viene lasciato un commento come “attrazione” verso un altro indirizzo dove c’è un contatore shinystat pronto a registrare la nuova entrata… il contenuto, a volte, è peggiore di quello che si trova nel peggiore dei libri (vedi blog-lista della spesa… che nemmeno la mia maestra delle elementari apprezzava!!).
Il fatto è che in Italia i libri sono considerati dei bei soprammobili. Pochi amano veramente la lettura. Le case editrici che appoggiano i giovani sono costrette a chiedere contributi perché altrimenti fallirebbero. Le grosse case editrici non pubblicano materiale di chi già non ha un nome (meglio le barzellette di totti che un bel romanzo di uno sconosciuto…) e badano solo al guadagno.
All’estero, specie in Francia, le cose sono molto differenti…
Domande assassine:
Quanti libri leggete, al mese, voi che avete commentato con “merda” gli scritti di chi neppure conoscete?
Quante volte avete comprato un libro di uno sconosciuto, piuttosto che prendere ciò che viene pubblicizzato dai media?
Quante volte alla settimana entrate in libreria e/o in biblioteca?
Da parte mia, ho un blog, pubblico online con una catena del tutto simile a lulù, e ho pure pubblicato libri “veri”… e, sinceramente, secondo me sono cose completamente differenti e non possono essere messe a paragone.
Qual è il problema, a parte l’ecologia?;)
Gli editori comunque ci guadagnano anche se li buttano via, altrimenti non li pubblicherebbero, e in fondo è quella la ragione di pubblicazione di ogni singolo libro (dalla schifezza al capolavoro, passando per i bestseller).
Comuqnue commento soltanto per dire che ci sono scrittori che hanno un blog ospitato in “luoghi” che mantengono fuori Google per risparmiare banda. A loro persino le tette servono a poco :D
Il libro indiscutibilmente “dà calore”. Se lo bruci, tanto per fare un esempio.
@gloutchov, il tuo commento è da inquadrare :)
purtroppo non posso darti ragione: anche se molti e molti dei libri che leggo sono sconosciuti ai più, posso assicurarti che i libri che non vendono neanche una copia sono al 90% merda pura (di quelli che vendono non parliamo, eh). Probabilmente non leggi questo blog (sei arrivato cercando tette su google?), altrimenti sapresti che qui si è parlato molto spesso prima che in ogni altro posto di tanti autori sconosciuti che varrebbe la pena leggere, quindi le tue considerazioni mi rimbalzano.
Sulle domande assassine, se non ti batto, ci vado vicino.
E in quanto a “Un blog non te lo puoi leggere in un parco… un blog non te lo puoi leggere in spiaggia, un blog non te lo puoi leggere comodamente sdraiato sul letto” io faccio tutte queste cose, non ho capito l’obiezione.
ah. complimenti per il tumblr.
@gattostanco quel che tu dici è tristissimo. “Gli editori comunque ci guadagnano anche se li buttano via”. Argh.
Risposte assassine:
leggo n (con n che va da 5 a 10 circa) libri al mese
raramente compro quanto pubblicizzato dai media
spesso compro senza nenache leggere la terza di copertina, così ad intuito, a sensazione e molto raramente resto deluso
in libreria cerco di entrarci non troppo spesso perchè non compro mai un libro alla volta anzi, per me nelle librerie dovrebbe esserci il carrello o almeno il cestino come al supermercato, dove -detto tra noi- non compro libri, in biblioteca ci vado ma di rado ché io i libri li devo possedere
Mi spiace Eio, non volevo intristirti. Ci sono certo editori che sbagliano una previsione o che pubblicano un libro anche se sanno che non riusciranno a “coprirlo” non potendo offrirgli la promozione e/o distribuzione che meriterebbe. Però credo siano casi rari. Nella stragrande maggioranza dei casi di tutti quei libri che non sono venduti (penso Seia abbia escluso i testi accademici o prodotti simili che non sono scritti per essere, eventualmente, largamente venduti), io credo, non importa che siano belli o brutti, importa solamente che l’editore abbia il proprio tornaconto. Non è triste. Il problema del lettore che non compra solamente i bestseller è riuscire a trovare quel 10% di libri al quale accennavi poco sopra e che non vendono anche se lo meriterebbero, per comprarli, magari dando loro un’occhiata preventiva e senza dover fornire dati sensibili e aspettare settimane. Per non parlare dei tempi di permanenza sugli scaffali che oramai è risicata (boh, basta una varicella in età adulta a perdersi un paio di bei libri, perché nel frattempo sono già spariti se per caso non sono diventati assoluti capolavori …”di vendita” …in questo caso, forse, è più interessante la varicella).
e pensare che basterebbe un unico libro, uno solo, un libro universale, un libro che contenesse tutti i libri del mondo. Si stapa una volta, e il gioco è fatto.
OT
e se lei venisse al LitCamp torinese La rete dei segni, sabato 12 maggio, a parlare della sua esperienza multi-poli-mediale dei Fincipit?
Quel che è stato, quel che non è stato, quel che sarà?
Vorremmo sentire la sua verità.
Po’ essere?
E ALL’AMAZZONIA CHI CI PENSA?
Beh… qui ci sono capitato grazie ad un tumblr :)
cmq, giudicare merda una cosa che non si è letta, mi sembra una presa di posizione. Capisco che non si può leggere tuttotuttotutto, buonaparte… come dice Napoleone (cito il tumbl che mi ha condotto qui… eh..eh..), ma dare giudizi così alla leggera mi sembra ingiusto.
Ad ogni modo, la mia non è una critica alla parola “merda”. In fondo ci può stare benissimo pure quella, visto che il 90% del pubblicato di successo è comunque appartenente alla stessa categoria :)
Grazie per i complimenti sul tumblr :D
@gattostanco io credo che se qualcosa ha valore, prima o poi vien fuori. specie adesso, che c’è la “coda lunga”…
@Effe mi ha invitato anche il buon arsenio. spero di poter venire, ma se verrò, sarà soltanto per poche ore. io ci spero. se poi a qualcuno interesserà sentir parlare dei fincipit, del loro passato anche editoriale (!), ma anche del futuro, sarò contento di parlarne :)
@cittadino: ben tornato! ha mica visto il segretario del partito dei pensionati, da qualche parte?
@gloutchov: ho visto che sei capitato qui grazie ad un tumblr. è il mio tumblr
http://phonkmeister.tumblr.com che citava un commento di marchino qui sopra.
in ogni caso, io non giudico come merda qualcosa che non ho letto, ho ben presente il panorama: era una piccola considerazione spannometrica. e non ho affatto detto che le tue opere rientrino nella categoria, non le ho lette, non lo so (lo dici tu, però ;) )
come dicevo sopra a gattostanco, secondo me se qualcosa ha valore, prima o poi esce fuori. vediamo quando arriva Seia (l’autrice del post originale sul quale io faccio la battuta) che cosa dice. stiamo attenti che quando parla ammazza ;)
Vien fuori, però il lettore che è stanco alla fin fine mica può sempre inseguire quel che vorrebbe. Ti faccio l’esempio di La mania per l’alfabeto di Candida: nei giorni scorsi sono andato in una delle pù grandi librerie di Pavia (Voltapagina) e la commessa mi ha detto che a terminale le risultava (erroneamente) in uscita il 31 di maggio (in realtà esce oggi) e così mi ha cortesemente liquidato consigliandomi di ripassare. E naturalmente (“naturalmente” lo scrivo dal mio punto di vista) di Sironi sugli scaffali non ho trovato un solo libro (mi sono fatto indicare esattamente dove “di solito” -io li ho visti forse una volta in quella specifica libreria- sono conservati i libri dello stesso editore che arrivano in quella libreria senza che siano stati preventivamente ordinati). In libreria devo andare a piedi, in centro, e mi scoccia. Non pretendo che di ogni libro sia lo stesso autore a capitarmi alle spalle per incanto con una copia da vendermi ovunque io sia come poi è capitato in questo caso… Però penso siano tanti i bei libri (a mio parere) che come potenziale lettore mi perdo solamente perché non ho tempo e voglia di darmi da fare per recuperarmeli in giro.
Questo per dire che mi auguro che la “coda lunga” possa trasformarsi in una clientela che faccia gola anche ai distributori. Ma pensa che bello se potessi ordinare i libri al supermercato!!! Invece in libreria mi guardano male quando vado a rompere le scatole, perché malgrado tutti i libri che hanno in esposizione, bene, a me ne interessa un altro. E’ quasi come se desse fastidio il cliente che se ne impippa rabbiosamente delle “loro” scelte.
:D
…mhmm spero che Seia non mi consideri neppure, se passa da questi commenti, ché altrimenti ne soffrirò.
Coda lunga rulez!
tanto saresti dovuto ripassare comunque, visto che esce oggi. poi visto che ce l’hai già, come me peraltro, la signora ha subito capito che andavi a rompere i marroni ;)
Sarei dovuto ripassare comuqnue per andarlo a ritirare (avrei chiesto a mia moglie di passare, a dire il vero). E comunque ero andato a chiedere prima di averlo (perché morire se riuscivo a capire il giorno esatto di uscita spulciando il blog di Marco o il sito dell’editore). :-)
Oh… ma sono andato fuori tema. Mi sono forumizzato.
Tornando ai sedici libri che varrebbe la pena leggere: sono tanti o sono pochi? (Scherzo e chiudo)
Cavolo, hai ragione!
ma di solito arrivano cercando culo, non tette.
ne parlavo ieri a lezione… ho detto la STESSA cosa… siamo in sintonia…
Almeno sulle “tette”…
c’era una volta uno scrittore che pubblicò il suo libro in un unica copia.
il giorno dopo lo rivendette a un collezionista a un prezzo spropositato perchè ormai era già raro.
il collezionista, quel libro lì, poi non l’ha mica mai letto.
E, volendo fare i falsi moralisti, si risparmierebbe tanta di quella carta da far invidia ad una foresta anemica capitata per caso sulla terra :P
ehi CHE NE DITE DI RACCOGLIERE tutti i commenti in un BEL LIBRO
HAHAHAHAHAH!
Si potrebbe anche fare ;)
(e lo stiamo anche facendo. però secondo me vende ;) )
gattostanco: “mhmm spero che Seia non mi consideri neppure, se passa da questi commenti,” Ma come??? Sono ufficialmente offesa con lei. E comunque pure lei…di tutti gli esempi che poteva scegliere… ;-)
gloutchov: ti ho già risposto, ma vedo che qui hai aggiunto altro per cui non posso esimermi :-)
Scrivi: “le case editrici danno spazio solo ad autori affermati e che i libri vendono solo se spinti da una pubblicità mediatica incredibile” – e poi – : “Le grosse case editrici non pubblicano materiale di chi già non ha un nome (meglio le barzellette di totti che un bel romanzo di uno sconosciuto…) e badano solo al guadagno. All’estero, specie in Francia, le cose sono molto differenti.”
Banalità.
Se così fosse non avremmo avuto Avoledo, Paolo Nori, Pietro Grossi (che però ha ancora tutto da dimostrare), Maurensing solo per fare qualche esempio. Feltrinelli ha investito parecchio su Giulia Carcasi (e non esprimo con questo un giudizio di merito sui suoi libri, mi limito a confutare con esempi, i luoghi comuni non argomentati che tu hai affastellato uno dopo l’altro), eppure la Carcasi era una sconosciuta, non mi risulta sia figlia di persone note e nemmeno parla di sesso nei suoi libri.
Poi ripeto ci sono le cifre a smentire quanto dici, perché il 60% dei libri non letti, in un mercato dominato dalle grandi edizioni non appartiene esclusivamente ai piccoli editori e non riguarda evidentemente gente che ha già un suo pubblico, altrimenti quei libri sarebbero venduti. Le case editrici sono aziende, per cui il loro scopo è soprattutto fare profitto, il fatto è che la stragrande maggioranza delle case editrici non lo fanno.
I dati, bisogna sempre partire dai dati e lasciar perdere le prese di posizione ideologica o le esperienze personali.
Peraltro in Francia la situazione non è cos’ diversa, solo che lì c’è stato l’intervento dello stato, che ha vietato sconti e stabilito norme per la distribuzione e la protezione dei dirittidegli autori e soprattutto dei librai pure. Ma per il lettore, le cose non cambiano omolto dal punto di vista del comportamento.
Io sono completamente in sintonia con Eìo e la storia lo dimostra: il talento viene prima o poi riconosciuto, anche quello minimo, una buona scrittura, una capacità di affabulazione, un bel modo di raccontare storie, belle idee (non si parla di mostri sacri, ma di scrittori che sappiano quello che fanno e scrivono), se quei libri non vendono, a parte i problemi endemici della nostra editoria, è perché non sono in larga parte dei buoni libri. E torniamo al punto di partenza: la selezione.
Veramente la parola preferita è “tettone”. Almeno da quelli che planano da me…;-D
ma che senso ha?
il libro hai i sensi
lo tocchi …per le pagine, la copertina
lo vedi…tra le righe, parola per parola
lo odori…carta odori e t’adoro
lo senti…ti suonan le cose…(quelle giuste ti suonano davvero…) letture a voce alta…
…
…
…
…no non manca niente…
………………………………….e il gusto?
ecco …per sapere che gusto ha un libro…
….bisogna proprio…. leggerlo.
…
s c a r a v e n t o
(ringrazio, Gesualdo Bufalino, Yuri Leoncini e Mircomenna)
Davvero è così facile farsi pubblicare?
C’è però da dire che un conto è essere uno scrittore, un altro è essere uno scrivente.
ma che importa…nza ha?
distinzioni tra scrittori e scriventi…
distinzioni tra classi
distinzioni tra serie A e B
distinzioni di merito…
perchè…uno …non dovrebbe…scrivere…e se lo vuole …vedersi pubblicato?…
autori…che non son messi in risalto….perchè scrivono in tanti???
ma non è proprio emergendo…che si è Autori …???
…
pubblicato tanto o poco…il problema è che si legge poco…e che ormai…chi legge….si sente pure vittima…di una discriminazione di massa….>…e spesso a discriminare…non son solo…le masse di non lettori che, alla fine cercan solo di ironizzare, ma son spesso GLI INTELLETUALI stessi…che fan distinzioni….tra letture che meritano e che non meritano…letture che elevano e non elevano…ecc
ecco…io leggo perchè mi va…quel che mi va…perchè no?
e penso che farsi un giro in libreria sia piacevole…
e nonostante ciò…a volte vado pure nei centri commerciali…
e sbaglio letture…e ne azzecco altre…e seguo consigli di lettura…e provo a far da me…
ma infondo quel che conta…è scoprire…che leggere è un piacere…
pago per leggere…non pagherei mai…per farmi leggere…ma questo mio modo di vedere le cose….non credo limiti la libertà di chi voglia farlo….anzi esigo sia così.
s c a r a v e n t o
La dura legge che Nessuno più legge.
Neanche Ulisse. Preferiscono viaggiare.
Perché gli hanno detto che “viaggiare è cultura”.
Ps
Non ho letto quel che ho scritto. Ovviamente.
:-)
Ciao Scaravento
ehm…ehm…
OVVIAMENTE… :)
“ovvientemente”…è una storpiatura che dice sempre una persona che mi fa tanto ridere…e che perciò ha un grande merito…
ps: ciao Giancarlo Tramutoli
tra l’altro, chissà quando esce, il nuovo libro di Giancarlo Tramutoli :)
Eìo, mi dicono giugno, ma se non lo vedo non ci credo.
Appena lo vedo te lo dirò in anteprima assoluta….
:-)
Farsi pubblicare da una “buona” casa editrice
- e per buona intendo a tutti i livelli: rapporto con realta’ letterarie (riviste) e agenti, efficace editing, rapporto con l’autore, efficace distribuzione, efficace promozione
e’ difficile.
Farsi pubblicare invece non e’ poi cosi’ difficile.
Che diciamo sempre: ci sono piu’ scrittori che lettori, ma qualcuno ha censito il numero delle CASE EDITRICI? Includendo quelle a pagamento, ovviamente. Ce ne sono tantissime, piccole come edicole a volte, spesso di proprieta’ di scrittori frustrati che non sanno assolutamente fare gli editori.
Per quanto mi riguarda sono una scrittrice pigra e poco attenta alle novita’. Sono sempre “indietro”: e’ molto raro che io compri un libro nuovo, e per di piu’ di autore nuovo.
Quando l’ho fatto ne sono rimasta entusiasta, diventando cosi’ una testimone di quel che dice Seia: gli scrittori bravi “perforano” il muro di indifferenza/distrazione.
Per me, in materia, resta immortale la descrizione dell’APS (autore a proprie spese) fatta da Umberto Eco nel Pendolo di Foucault, spiega molte cose, secondo me.
Io il blog all’epoca l’ho aperto proprio per accontentare il mio ego, ma non è che ci sia riuscita proprio bene… comunque al mio blog ci si arriva anche con reduce di guerra e danni cerebrovascolari… su google sono addirittura prima… sono soddisfazioni.
Aury
ahahahaah! D’accordissimo! Scrivere è un conto. Scrivere interessando è tutt’un altro paio di maniche.
Io, che al massimo posso dire di essere un tizio che digita, sono ben piazzato in Google con la chiave di ricerca “tortellini panna e prosciutto” e a me sembra già una gran bella soddisfazione. E, nel tentativo di affievolire l’offesa arrecata a Seia, affermo di non avere alcun manoscritto pronto per la pubblicazione. Credo sia una buona notizia che un digitatore sappia trattenersi: significa pur sempre uno pseudo aspirante scrittore in meno sulla piazza e, visti i numeri, è sempre meglio di niente :D
coming-out post-gattostanchiano: io affermo solennemente di non aver romanzi né racconti nel cassetto, ergo: non sono un aspirante scrittore.
meno due ;)
Se i libri sono 170, chissa’ quante sono le poesie. Pero’ sono talmente contento di aver ritrovato l’ispirazione dopo due anni (forse ci voleva proprio il trasferimento intercontinentale) che non posso fare a meno di metterne a parte qualche amico… se vi di valutare se ne valeva la pena oppure no…. il link e’ questo: http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article913
Scusa l’intrusione, eio, ma la sensazione di isolamento qua e’ davvero diseprante. Sentivo proprio il bisogno di urlare a qualcuno che sono sempre vivo, da qualche parte.
Marzi
grande. ho aggiunto il link in calce al post, per quelli che aspettavano.
Sono sempre stata contraria alle classi, ma la mia proposta di discernere fra scrittore e scrivente è data dal fatto che ormai la scrittura è talmente un fenomeno di massa come le vacanze a Pinarella di Cervia, che è meglio dare almeno un’indicazione a grandi linee, secondo me. Dico a grandi linee, poi è ovvio che ognuno legge quel che vuole: io per prima mollo continuamente libri-che-ognuno-dovrebbe-leggere per deliziarmi con le produzioni di amici e conoscenti!
bene, io sono arrivato qui cercando una cosa ben precisa, ho letto tutto, e adesso voglio le tette che mi spettano.
[...] eiochemipensavo.diludovico.it/2007/05/03/170-libri-al-giorno [...]
Se mi pago con 500 euro circa 50 copie del mio libro e riesco a venderle…
Sarei un drago…??
Visto la scarsità di vendite.
SUMAMA.