Ho visto che Philapple mi chiama a raccolta per definire che cosa voglia dire Essere blogger, e io, pur aborrendo come al solito le chiamate forzose, raccolgo l’invito. Però, essendo assai poco analitico, e quindi poco bravo nel dar delle definizioni alle cose (ne dimentico sempre dei pezzi)(poi mi vengon in mente dopo, e mi do delle manate sulla fronte che non ne avete un’idea), allora ho pensato, ci scrivo una storiella. Poi ho pensato che l’avevo già scritta.

l’altra sera avevam gente a cena, eran lì che parlavano, io, come mi succede spesso, ho perso lo sguardo nel vuoto.
mi son trovato lì che fissavo un punto nel muro, non te ne accorgi quando lo fai, ma sei lì, stai guardando un punto preciso ma indefinibile sul muro davanti a te. gli altri non lo capiranno mai che punto stai guardando, e neanche perché, e neanche te non lo sai che cosa stai guardando e neppure perché è, in qualche modo, più interessante della conversazione di quel momento.
ma tu sei un blogger, e il blogger, come lo scrittore, acquisisce questa strana abilità, quella di astrarsi da quel che sta succedendo, e vederlo dall’esterno. è una delle cose belle del bloggare, il poter, in ogni situazione, porsi fuori dal contingente, e dirsi Magari ci faccio un post.
allora io ero lì che mi guardavo guardare quel punto nel muro e mi piaceva andare a vedere, ispezionare quel punto nel muro per vedere che cosa mai poteva essere così interessante.
allora mi son posto in asse con me stesso e ho cominciato a guardare nello stesso punto in cui guardavo, e, focalizzando l’attenzione, mi sono accorto che il mio sguardo, ed anche il mio, era come un raggio laser, che forava il muro e riusciva a vedere aldilà.
il mio sguardo, ed anche il mio, oltrepassava il muro, oltrepassava il cortile, entrava nel palazzo di fronte, ne usciva come la freccia di guglielmo tell, il mio sguardo vedeva tutto quanto avveniva in linea retta in tutto il mondo, affrontava le insidie dell’atmosfera e si curvava, seguendo il curvarsi della terra. ho visto montagne, dal di dentro e dal di fuori, ho visto mari, ho visto costruzioni, ho visto gente, ho visto oggetti che non potevo identificare, finché non ho visto me stesso, e me stesso, che guardavamo un punto nel muro.
e tutti i convenuti alla tavolata che mi guardavano.
allora mi son riunito in un unico me stesso e ho cominciato un discorso qualunque, come niente fosse.