C’ero una volta io
mercoledì 9 maggio 2007
C’ero una volta io, ma non andava bene. Mi capitava di incontrare gente per strada e di scambiarci due parole, e per un po’ la conversazione era simpatica e calorosa, ma arrivava sempre il momento in cui mi si chiedeva “Chi sei?” e io rispondevo “Sono io”, e non andava bene. Era vero, perché io sono io, è la cosa che sono di più, e se devo dire chi sono non riesco a pensare a niente di meglio. Eppure non andava bene lo stesso: l’altro faceva uno sguardo imbarazzato e si allontanava il più presto possibile. Oppure chiamavo qualcuno al telefono e gli dicevo “Sono io”, ed era vero, e non c’era un modo migliore, più completo, più giusto di dirgli chi ero, ma l’altro imprecava o si metteva a ridere e poi riagganciava.
Così mi sono dovuto adattare. Prima di tutto mi sono dato un nome, e se adesso mi si chiede chi sono rispondo: “Giovanni Spadoni”. Non è un granché, come risposta: se mi si chiedesse chi è Giovanni Spadoni probabilmente direi che sono io. Ma, chissà perché, dire che sono Giovanni Spadoni funziona meglio. Funziona tanto bene che nessuno mai mi chiede chi è Giovanni Spadoni: si comportano tutti come se lo sapessero.
Invece di chiedermi chi è Giovanni Spadoni gli altri mi chiedono dove e quando sono nato, dove abito, chi erano mio padre e mia madre. Io gli rispondo e loro sono contenti. E forse sono contenti perché credono che io sia quello che è nato nel posto tale e abita nel posto talaltro, e che è figlio di Tizio e di Caia e padre di questo e di quello. Il che non è vero, ovviamente: non c’è niente di speciale nel posto tale o talaltro, o in Tizio o in Caia. Se fossi nato altrove, in un’altra famiglia, sarei ancora lo stesso, sarei sempre io: è questa la cosa che sono di più, la cosa più vera e più giusta che sono. Ma questa cosa non interessa a nessuno: gli interessa dell’altro, e quando lo sanno sono contenti.
Una volta c’ero io, e non andava bene. Adesso c’è Giovanni Spadoni, che è nato a X e vive a Y e così via. E io non sono niente di tutto questo, ma le cose vanno benissimo.
***
Mi dispiace un po’ che questa cosa l’abbia scritta Ermanno Bencivenga ne La filosofia in quarantadue favole, ché mi sarebbe piaciuto averla scritta io.



32 commenti
gli interessa dell’altro, e quando lo sanno sono contenti. Una volta c’ero io, e non andava bene. Adesso c’è Giovanni Spadoni, che è nato a X e vive a Y e così via. E io non sono niente di tutto questo, ma le cose vanno benissimo.” – Ermanno Bencivenga – La filosofia in quarantadue favole
chi è Giovanni Spadoni probabilmente direi che sono io. Ma, chissà perché, dire che sono Giovanni Spadoni funziona meglio. Funziona tanto bene che nessuno mai mi chiede chi è Giovanni Spadoni: si comportano tutti come se lo sapessero.” – Eiochemipensavo a proposito del libro di Ermanno Bencivenga
A sud ti chiedono sempre prima di tutto: A chi sì figlie? Amanita Cara Farfallula, devi essere nata molto più a nord di me, perché dove sono nata io si chiede piuttosto “a chi appartieni?” Nei commenti a e io che mi pensavo » C’ero una volta io
A sud ti chiedono sempre prima di tutto: A chi sì figlie? Amanita Cara Farfallula, devi essere nata molto più a nord di me, perché dove sono nata io si chiede piuttosto “a chi appartieni?” Nei commenti a e io che mi pensavo » C’ero una volta io
e io che mi pensavo » C’ero una volta io
Il post è proprio tuo, come può averlo scritto un altro prima di te? ;-)
Ho il sospetto che Bencivenga legga i tuoi feed (sempre ammesso che Bencivenga sappia cosa sono i feed, magari si limita a leggere direttamente il tuo blog, eh). Oh speriamo che Bencivenga -visto che ho supposto che segua il tuo blog, magari legge anche i commenti- non si offenda, eh, era un’ipotesi.
io chi?
Si.
Davvero bello,anche io l’avrei voluto scrivere.
Piacevolissimo e illuminante :-)
Opera n.16
Quando eravamo giovani e andavamo fuori in gruppo, c’era sempre uno che non potevo compatire e che voleva fare un po’ il poeta, come aria. E diceva sempre delle frasi tipo: Qual è il senso della vita? Noi chi siamo?
Perdìo, io lo sapevo chi ero. Ero Silvio Soncini.
(Learco Pignagnoli)
tweet!
“Chi è?”
“Apri, sono io!”
Così sono, se vi pare.
Ci andrebbe una citazione shakespeariana: Cosa c’è in un nome? Quel fiore che chiamiamo rosa, con un altro nome ……eccetera eccetera ma non so perchè mi stucca alquanto.
A sud ti chiedono sempre prima di tutto: A chi sì figlie? tanto per sottolineare che la famiglia travalica e rigurgita il singolo individuo il quale è nulla se non uno spruzzo di seme che si ripropone nei secoli.
Farfallula
Cara Farfallula, devi essere nata molto più a nord di me, perché dove sono nata io si chiede piuttosto “a chi appartieni?”
eìo per poco non lo scrivevo prima di te (però dopo il Bencivenga) perchè giuro che la settimana scorsa, mentre mi asciugavo le orecchie sulla soglia della cabina doccia, ho pensato “[...]c’ero una volta io[...]“* subito dopo aver sfiorato lo spigolo del lavandino con il naso a causa dell’acqua sotto i piedi.
*”[fiuu! per un pelo, altrimenti a quest'ora]c’ero una volta io![...mmmh...mmhh...c'ero una volta io...mmmhh...potrei scriverci intorno un post!]“
il titolo ce l’hai già: C’era una volta eìo ;-)
@ marchino: a me succede…
tweet!
“Chi è?”
“Mamma…”
(che io sono figlio unico)
@ farfallula e amanita: verissimoooo! Però qui c’è la domanda preliminare: “Come ti metti?” (equivale a “Qual è il tuo cognome?”) e poi il fatidico “Mooo, e a chi appartieni? A quelli di ‘mmezzo alla piazza?” :D
conosco uno che sua mamma lo chiama per cognome.
–O.T.
caro uan,
io non ho ancora capito che cavolo sia twitter però mi ci sono trovata dentro! ;)–
p.s. anc’io conosco uno che sua madre lo chiama(va) per cognome. Era Fox Mulder.
ho fatto un mezzo casino…
Per Amanita:
dal Pò in giù siamo tutti terroni……..
Mi sa che quel Giovanni Spadoni lì eri proprio tu, eìo. Infatti hai scritto il post.
è successo ieri, rispondo al telefono, voce di donna, ciao sono io sai cosa ha combinato mio marito? provo a inserirmi per dire che ha sbagliato numero, quando ci riesco ho capito di aver ascoltato una sconosciuta cornuta.
Belle parole, pensavo le avessi scritte tu, ma non è così.Comunque ci sono e l’importante è quello.
http://laltrafacciadellamedaglia.blogspot.com/
[...] se una pagliuzza di emozione. Un ringraziamente va a quella persona che me le ha fatte conoscere. Grazie, ti sono immensamente riconoscente. Ora, [...]
Ciao!! Settimana scorsa ho preso questo libro in biblioteca, ieri ho letto questa favola e mi son detta: “cavoli questa è proprio caruccia…la metterò sul mio blog!”, poco fa la stavo trascrivendo…quando ho pensato che magari l’avrei potuta già trovare su internet, e difatti ho trovato il tuo blog;)
complimenti;)
C’ero una volta io…
…uhm…e devo aver smarrito una “D” da qualche parte..uhmm…
Dov’ero quando non c’ero? semplicemente non c’ero e non c’era neppure un dove…ma ora ci sono, nel senso che esisto e sono qui ora…questo conta, la consapevolezza dell’essere, di esistere in quanto unico ed irripetibile al di là di ogni confine, razza religione e qualunque altro tipo di appartenenza.Essere, esistere per la nostra vita, nella nostra vita ed essere consapevoli di ciò; solo questo ci permette di entrare in contatto con gli altri attraverso la nostra vera essenza. ” I am ” dicono gli anglosassoni, con la I maiuscola per sottolineare il valore dell’io, non nel senso egoistico del termine, ma come percezione di sè e del proprio valore in rapporto agli altri. é la percezione dell’io maturo che condurrà al sè, e ad un costruttivo rapporto con l’altro.
Dov’ero quando non c’ero…semplicemente non ero…oggi sono: SONO IO!
C’era una volta il mondo,
ed io cercavo di non essere tanto io e nemmeno Dio… ma di essere e basta..
Ciao Eio :)
Superbly ilulminaintg data here, thanks!