Io quando vivevo in un paese di mille abitanti (ma anche adesso che sto in città), ero convinto che a esser appassionato alle cose alle quali ero appassionato, c’ero solo io, anzi no, non c’ero solo io, ma a esser appassionato alle cose alle quali ero appassionato nel modo nel quale ero appassionato io, io ero convinto, che c’ero solo io.

A me mi piacevano i fumetti, ma poi quando per caso incontravo qualcuno che gli piacevano i fumetti mi sembrava un invasato.
Poi io ascoltavo i Sepultura, magari incontravo uno che gli piacevano i Sepultura mi veniva il ribrezzo, che mi piacessero pure a me.
Poi c’era la letteratura, andavi alle conferenze, alle presentazioni, incontravi la gente che gli piaceva la letteratura o eran di quelli che si davan delle arie da intellettuali, oppure eran delle gran scrittrici fallite.

Poi dopo non mi ricordo mica cos’era che volevo dire ma era la solita tirata che con internet invece eccetera eccetera però era messa abbastanza bene ieri sera mentre tornavo a casa e adesso non me la ricordo più

Poi c’era quest’altra considerazione che la metto giù in forma aforistica, che si fa ricordare meglio.

Nel mondo è pieno di sfigati, ma ognuno è sfigato a modo suo.

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sonetti, nei commenti

fior d’abitudini
il web duezero forse è solo questo
mettere insieme tante solitudini?