Io ci son delle cose che a dirle, ho problemi, o non esattamente problemi, diciamo che ho delle ritrosìe. Ad esempio una volta in radio, c’era un intervistatore, simpatico pure, che m’intervistava, e quando è cominciata l’intervista, lui l’intervistatore, ha detto Vi presento Alessandro che nella vita lui lavora nelle assicurazioni.

Allora non ho detto niente, io, non ho confermato né smentito, perché io non so, ma questa cosa che uno lavora nelle assicurazioni, non so bene il perché, ma mi pare una cosa che non è bella da dire, non so.

Non che ci sia niente di male a lavorare nelle assicurazioni, non ce n’è, di male, solo che non mi pare una bella cosa da dire, che uno lavora nelle assicurazioni. Perciò non lo dico mai, se non mi vien chiesto espressamente, e anche quando mi vien chiesto, io magari faccio dei giri. Dei giri di parole.

Invece, tanto per fare un esempio di segno opposto, il fatto che uno è di Cuneo, io penso sempre ch’è una cosa bella da dire, che uno è di Cuneo. E difatti io lo dico sempre, che son di Cuneo, anche a quelli che lo san già, perché son di Cuneo anche loro, e mi vedono in giro, a Cuneo, al bar dalla merciaia al distributore di benzina, e dunque vedendomi in giro, tutti i giorni a Cuneo, possono desumere facilmente, possono arguire, che io pure son di Cuneo.

Però io ogni tanto glielo dico comunque, vuoi vedere casomai si dimenticano, e poi mi pare sempre una cosa bella da dire, una cosa che val la pena dirla, che uno è di Cuneo.

Così è successo che l’altro giorno, mentre facevo i miei giri per Cuneo, che è poi esattamente quel che ci si può aspettare, da uno di Cuneo, è successo che ho visto una macchinina, piccina piccina, tutta tinta di arancione e blu, bellina che girava per le strade di Cuneo, e mi è piaciuta così tanto che son rimasto fisso lì a guardarla, la macchinina, era una macchinina di quelle che fanno pubblicità alle compagnie di assicurazioni, col logo della compagnia e tutto.

E poi allora per tutto il giorno, a chi incontravo, dovevo raccontarlo io che avevo visto la macchinina, tutta tinta di arancione e blu, bellina che girava per le strade di Cuneo, una macchinina di quelle che fanno pubblicità alle compagnie di assicurazioni, perché pensavo che era bella, la macchinina, ed era una cosa proprio carina da dire, che io avevo visto la macchinina, e allora con chi incontravo, mi mettevo a raccontarla a descriverla.

Che poi mi è venuto in mente, ma dopo, che la giornata praticamente era finita e io avevo incontrato tutti quelli che dovevo incontrare, quel giorno, a Cuneo, che la macchinina faceva pubblicità alla concorrenza, era di una compagnia di assicurazioni che è della concorrenza, e forse non è poi tanto vantaggioso, per uno che sta nelle assicurazioni, andare in giro a dire quanto son belle le macchinine della concorrenza.

E allora ho pensato a quel che diceva Wittgenstein, che ciò che non può esser detto, deve esser taciuto, e poi ho pensato che però è pure vero il contrario, che ci son cose che bisogna dirle, perché è bello dirle, anche se van contro i propri legittimi interessi, e allora ho capito, che io ci son cose che non mi vien da dirle, perché mi pare che non è bello dirle, e altre cose che invece le devo dire, perché mi pare che è bello dirle, e allora le dico. E dunque si vede proprio, che io, io sono un esteta.

(questo post, l’ha scritto Davide Malesi,
su mia richiesta, per proseguire la serie iniziata l’altro giorno)
(Ci tengo a precisare che non necessariamente
le visioni espresse da questo post
coincidono eccetera eccetera, eh!)