Nel mio ascensore ogni tanto c’è una puzza di fumo che a volte mi vengon le turbe psichiche e preferisco andare a piedi. L’altro giorno, stavo salendo le scale a piedi, incontro uno che abita nel nostro palazzo che sta per uscire di casa. Ci salutiamo, diciamo le solite due cavolate che si potrebbero definire Conversazione Molle, lui chiama l’ascensore, l’ascensore arriva, lui apre la porta, e sempre parlando con me, mentre tiene aperta la porta con il piede, si accende una sigaretta.

Che bravo, ho pensato, si vede che non vuol fumare in casa.

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Il palazzo davanti al mio ha delle finestrelle con delle grate che danno sul marciapiede, non so bene a cosa servano, forse per dare luce a qualche locale seminterrato, ma l’uso precipuo che se ne fa, diciamo per consuetudine, è quello di attaccarci le biciclette.

C’è una bicicletta, una mountain bike, di quelle con il telaio tutto contorto, con gli ammortizzatori ovunque, una bella bici, una di quelle bici che però ti fan pensare che sian fatte così non tanto per maggior comodità del ciclista, o maggiore maneggevolezza della bici, ti sembra che sian fatte così per puro ornamento, per conferire un’aggressività che le bici normali non hanno. Una sorta di bici adolescenziale, se vogliamo.

C’è il proprietario di quella bici lì, un giovane, che tutte le volte che la parcheggia, lui smonta la sella e se la porta via.

Avrà paura che gliela rubino, ho immaginato.

E in effetti quella bici lì, tutte le volte che ci passo davanti, due volte al giorno, è sempre lì parcheggiata senza la sella.

Ieri sera, che son passato di lì, mi son accorto che gli avevano fregato un pedale.