Stamattina quando ho messo il latte nel caffè mi son accorto che era andato a male. Sembrava un gel. Allora ho dovuto buttar via sia il caffè che il latte, poi ho aperto un altro cartone di latte, e l’ho bevuto così, dal cartone. Poi dopo che ero lì che facevo delle altre cose mi son accorto che senza il caffè non riuscivo proprio a svegliarmi, e allora mi son messo lì a prepararmi la caffettiera.

(ci son delle mattine, che senza caffè non ti svegli proprio) (questa mattina era una)

Mentre ero lì che mi preparavo la caffettiera ho visto che sul vetro della finestrella dell’angolo cottura c’era un moscone che non so bene com’era entrato, però era lì che cercava di uscire, solo che c’era il vetro, e i mosconi, il vetro, non l’han mai capito.

I mosconi son della gente che gli dici guarda, attento che lì c’è un vetro, e loro niente, continuano a provare ad uscire, e via di gran testate.

I mosconi, son fatti così.

Gli ho detto, Moscone, aspetta un attimo che finisco di fare il caffè e poi ti faccio uscire, ma lui, niente, stava lì a dar testate contro un vetro, sembrava un penitente.

Allora, mosso a compassione, ho lasciato lì a metà la caffettiera, ho aperto la finestrella e gli ho detto, Moscone, guarda, a dieci centimetri da te c’è la via per la libertà, ma lui, niente, e vai di testate contro il vetro (che peraltro è anche un vetro doppio) (secondo me dopo un po’ fa anche male).

Gli ho dato una carezza con la mano, perché si muovesse verso il cielo, ma lui m’è sembrato un po’ infastidito, se n’è andato a provare a dare testate contro la porta-finestra.

Ho messo su il caffè, ho lasciato aperta la finestrella, son andato da lui, gli ho detto Moscone, mosconino, mosconetto, ma non lo vedi che c’è il vetro? Prova a andar dall’altra finestra, te l’ho aperta, apposta per te, e così dicendo gli ho dato un buffetto e lui se n’è andato in fondo alla cucina. Poi si vede che ha visto la luce forte che entrava dalla finestrella aperta, ed è uscito, via, verso il cielo blu di stamattina, via, verso nuove mirabolanti avventure.

E comunque questa storia dimostra che i mosconi non capiscono veramente un cazzo, ma dimostra anche che se ci si mette di buona pazienza ci si può anche ragionare.