Ieri a Fahrenheit c’era Giorgio Albertazzi che diceva una cosa, che lui, fare a teatro le opere come ci son scritte, secondo lui non c’è senso, farle così. Poi dopo ha detto che c’era una volta un testo di Sartre, che secondo lui ne mancava un pezzo, allora, lui, Albertazzi, l’ha aggiunto, e già che c’era l’ha mandato a Sartre, così, per farglielo vedere. Io adesso c’era un’interferenza, che radiotre qua delle volte si prende, delle volte non si prende, non ho mica capito cosa gli ha risposto Sartre, però secondo me Sartre gli ha detto Fa’ un po’ te.

Allora a me m’è venuto in mente che una volta m’era venuto di aggiungere due righe al Macbeth di Shakespeare, che secondo me ci stavan proprio bene, e allora appena son arrivato a casa son andato su Internet, che su Internet si trova tutto, son andato su Internet a vedere se c’era l’indirizzo, di Shakespeare.

Ho guardato in due tre posti, ma non l’ho mica trovato.

Però poi mi son appassionato, mi son messo a guardar bene, ho scoperto che Shakespeare era morto.

Che sfiga, non sarò mai come Albertazzi e solo perché son nato un po’ in ritardo.

Uffa.