Questa cosa dei cinesi che non muoiono mai e che quando muoiono non si sa dove vadano a finire mi è sempre sembrata una cosa curiosa, e, se vogliamo, anche divertente. Uno di quei misteri che pensi senza risposta, e magari ti ci arrovelli con gli amici, t’inventi le peggio cazzate.

Poi l’altro giorno avevo l’opportunità di acquistarlo con un forte sconto, e sapevo, da quando aveva visto Roberto Saviano da Biagi, sapevo, dicevo, sapevo che a Polli Gomorra* sarebbe interessato. Allora l’ho comprato.

Poi ero lì che aspettavo qualche cosa, non mi ricordo esattamente cosa, però ero lì che aspettavo, c’era lì il libro, e allora mi son detto, magari mi leggo le alette (ché la quarta di copertina, c’è la foto dell’autore) (poco da leggere, quindi), allora ho letto le alette, poi dopo ero ancora lì che aspettavo, e allora mi son detto, magari leggo come inizia.

Inizia così:

Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell’aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l’uno sull’altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l’uno con l’altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d’intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale dal salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese.

E tutto d’un tratto, la cosa, m’è sembrata meno divertente.