Ci sono spesso dei libri, o dei passi di libri, che si rivelano fondamentali per la nostra percezione del mondo, ci sono spesso delle singole frasi che pensiamo che se non le avessimo lette, tutto il nostro pensiero mancherebbe di qualcosa, o persino, potrebbe sfracellarsi a terra. E’ incredibile certe volte pensarci, che senza quella frase, letta magari in un libro preso a caso in biblioteca, tutta una serie di percezioni sarebbero rimaste senza nome, e che magari, sarebbero passate del tutto inosservate.

C’era Douglas Adams, in uno degli scritti postumi raccolti dentro Il salmone del dubbio* (ahimè, fuori catalogo), se non sbaglio, che diceva che il dizionario spesso non è adeguato a descrivere il mondo, che spesso ci sono cose, sentimenti e sensazioni che non è possibile descrivere con le parole esistenti: lui fa diversi esempi, ma quello che nella mia vita mi son ritrovato a sperimentare più e più volte, spesso anche una volta al giorno, quindi con un totale di migliaia e migliaia di volte, è la Straniaculosità (traduzione italiana dell’originale Shoeburyness), che è la sensazione spiacevole di sedersi su una sedia, sedile, poltrona o poltroncina, già resa calda dal sedere di qualcun altro.