Ieri sono stato in biblioteca, e mentre ero lì che aspettavo il mio turno (è agosto e la biblioteca è aperta solo il martedì, e quindi c’è parecchia gente) mi è venuto in mente di un libro di cui parlava Sauro in un post che ha fatto su mia esplicita richiesta, allora l’ho cercato: non c’era.

Visto che avevo tempo ho pensato di andare a cercarlo in libreria, così, per vedere com’era fatto, spulciarlo, leggiucchiarlo un po’ per vedere se m’interessava. Ho cercato nei libri di narrativa al piano di sotto, ma lì, non era mica il suo posto, però, mi son detto, non si sa mai, e già che c’ero ho guardato anche nel ripiano dei comici per vedere se era arrivata la ristampa di Vantarsi, bere liquori e illudere la donna di Maurizio Milani: non c’era (e lo sapevo, avevo già guardato più volte, nel corso di quest’agosto) (e lo sanno tutti che in agosto libri non ne arrivano).

Allora son salito al piano di sopra, verso lo scaffale che contiene i libri di critica letteraria (quella libreria lì, ormai, la conosco come le mie tasche) (anche se le mie tasche sono molto più vuote), per cercare quel libro di Manchette di cui parlava Sandroni, e no, neanche lì non c’era. Ma già lo sapevo: è di una casa editrice molto piccola: sarebbe stato un caso fortunato, trovarlo così, in libreria. Ma in questi giorni mi piace andare in bici per la città, sono in ferie anch’io, e anche se il tempo non accompagna, è bello trovare il tempo per fare delle ricerche che già sai che non andranno a buon fine, ma è bello farle lo stesso, perché potrebbero portare a qualche scoperta inaspettata.

In effetti, al piano di sopra della libreria, dove io, in verità, vado molto poco, c’è un tavolo che io non guardo mai, un tavolo che sta proprio vicino allo scaffale dei libri di ricette etniche, e su quel tavolo ci son dei libri con dei titoli tipo (invento, solo per far capire il genere) I love shopping, Quel che le donne non dicono (bon, ci siamo capiti) e in mezzo a quei libri lì c’era un libro fucsia che ha attirato la mia attenzione, e, guarda un po’, era proprio Vantarsi, bere liquori e illudere la donna di Maurizio Milani, che io avevo più volte cercato nello scaffale dei comici senza trovarlo.

Allora mi son detto, adesso vado giù e glielo dico, che vita mi fan fare, mettere i libri così alla rinfusa (ad minchiam canis, direbbero i latini), quindi son andato alla cassa, ho pagato e gliel’ho detto, e lei, la libraia, mi ha detto che è stata lei a metterlo lì, che le sembrava stesse meglio che nel posto dei comici.

Io allora ho avuto un’epifania (un’epifania è una cosa che ti viene quando sei in Alaska congelato sepolto dalla neve e vieni svegliato e curato da una stregona inuit che ti perseguita finché tu non ti decidi ad avere un’epifania che ti spinge a salvare Springfield*) e tutto ad un tratto mi è sembrata una cosa bella che un libro che poteva esser sistemato nell’insieme indistinto dei libri dei comici è invece stato messo in un comparto più adeguato alla sua reale levatura. Allora son andato allo scaffale dei comici, ho preso le tre copie rimaste di Del perché l’economia africana non è mai decollata (sempre di Milani) e le ho messe in bella vista sullo scaffale che reca la dicitura: Economia.

Mi è sembrato di aver fatto un buon lavoro e quindi sono uscito.