L’altro giorno ero lì in ufficio con Spataferri, che m’era venuto a trovare, e con Spataferri, si sa, ci si trova bene a parlar di libri, e allora, l’altro giorno, con Spataferri, parlavam di libri, e a un certo punto lui mi fa Ma hai visto che è uscito il nuovo di Tramutoli? E io, ma dai, un altro, non sapevo, gli ho detto, Come si chiama, gli ho chiesto. E lui m’ha detto, si chiama Uno che conta, e allora io son scoppiato a ridere, gli ho detto, ma guarda, vedi te, che fai sempre l’informatissimo e poi mi cadi su ste cose, gli ho detto, io di Uno che conta ne avrò parlato tre mesi fa sul blog, e lui, Ma dai, non ci credo, io non l’ho visto, e allora, visto che avevo lì il computer acceso, mi son messo a cercar negli archivi, ho cercato una volta, ho cercato due, poi mi son girato, ho guardato Spataferri con quell’aria un po’ colpevole che ci ho io quando penso di aver fatto delle cose che poi invece non ho mica fatto, gli ho detto, Stai a vedere che c’hai ragione te, sul blog non ne ho mica parlato, e m’è venuto in mente che sì, avevo fatto una piccola recensione su anobii, e che avevo promesso che poi ne avrei parlato sul blog, ma poi c’eran le vacanze, e mi son dimenticato di non averlo fatto.

(Oh, se non ho vinto qualche premio per la frase più lunga del blog con questa qua, non so cos’altro posso fare)

Io adesso, una cosa così, di arrivare dopo Di Monaco e D’Orrico e Fahrenheit a parlare di un libro di Tramutoli, son cose che ti fan crollare tutte le certezze che avevi su te stesso e sul tuo posto nel mondo, parlare di un autore che ti piace dopo quei lì, son cose da mangiarsi il fegato.

Beh, ormai è fatta, vi lascio con il pezzetto che avevo postato su anobii appena è uscito il libro e mi vado a rintanare in qualche buco. Anzi, vado a lavorare.

Anzi, vi lascio con la frase che mi è piaciuta di più, e che mi ricordo a memoria (ogni tanto me la ripeto come un mantra):

Mi sto trasformando
in un vaffanculificio.