Forse lo avrò già detto trenta volte, non lo so, non mi ricordo, e se non me ne ricordo io probabilmente non se ne ricorderà nessun altro, e quindi posso anche ridirlo, che quando ho aperto questo blog era un periodo abbastanza difficile, facevo un lavoro totalizzante che non mi piaceva, mi ero trasferito in un condominio di anziani e quindi di produrre rumori (il mio hobby precedente) non se ne parlava (no, ragazzi, in cuffia non va, le cuffie non mi soddisfano, io voglio vedere i woofer che ballano) e allora Polli mi ha consigliato di mettermi a scrivere. Solo che io, scrivere, non son capace; scrivere significa star dei mesi chini a far la stessa cosa senza probabilmente aver mai un prodotto finito; scrivere è una cosa che nella maggior parte dei casi non ti darà mai nessuna gratificazione, se non per l’atto di scrivere di per se stesso, e quindi, mi son detto, va bene, comincio a scrivere, però, lo faccio a modo mio, scrivo tutti i giorni dei pezzi brevi e li pubblico su internet. Mi apro un blog.

Io, lo devo dire, son sempre stato una persona incostante. Incostante vuol dire che per qualche tempo inseguivo degli interessi, magari leggevo tutto quel che c’era da leggere su una cosa, e poi basta, non m’interessavano più. Un mese, due mesi, magari facevo una cosa, perseguivo un obbiettivo (credo si dica così, gli obbiettivi si perseguono, no?), e poi, ZAN, finito.

Il fatto di impormi di scrivere tutti i giorni un qualcosa, per quanto magari insignificante e vuoto, ha fatto sì che io, dal 16 aprile del 2004, non mi sia mai più staccato dal blog, anzi, abbia continuato a giocarci con crescente passione.

Questa mi sembra una motivazione più che passabile per post come quello di ieri, e chiedo scusa a chi passa di qua se qualche volta trova post che non significano nulla (come per esempio il post di ieri): sappia solo che mi sono necessari. Davvero.