Spartafini, prima dell’altro giorno che ci siamo incontrati al Bar Marsiglia, era un sacco di tempo che non lo vedevo, e in questi casi, si sa, si tende a raccontarsi tutto quel che è successo dall’ultima volta che ci si è visti. E a Spartafini, di cose, ne eran successe.

Ci eravam fermati per lungo tempo nel Bar Marsiglia, e lui mi aveva raccontato tutto quel che gli era capitato, e poi, quando siamo usciti, facevamo quei discorsi che si possono solo fare a notte tarda e dopo qualche bicchiere di vino, e allora, parlando, io avevo chiesto a Spartafini come faceva, lui, Spartafini, a essere sempre sorridente, a avere sempre una parola buona con tutti, con tutto quel che aveva dovuto passare.

Spartafini si era fermato, mi aveva guardato, poi aveva ricominciato a camminare, e mi aveva detto che lui, Spartafini, era ben conscio che la sua vita era triste, inutile e senza senso, e che lui, Spartafini, tutte le sere che ritornava a casa e c’eran tutte le luci spente, e non c’era nessuno ad aspettarlo, lui lo vedeva bene, che la sua vita era triste e inutile e senza senso, e che a sopportarla, bisognava esser degli eroi.

Poi aveva alzato gli occhi e mi aveva detto: Certo che, salvo il riff di tastiera, Jump dei Van Halen fa veramente cagare.