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Vacanze studio

Tante volte io non mi ricordo se le cose che voglio scrivere le ho già scritte oppure erano solo delle idee che mi son venute e poi non le ho scritte, e anche cercare negli archivi non serve a niente perché poi io le cose magari le penso in un modo e poi le scrivo in un altro e poi me le ricordo in un altro modo ancora e quindi anche l’archiviarsi le cose in testa secondo delle parole-chiave (parole-chiavi? pomidoro?) come ci ha insegnato proprio internet a fare non funziona un granché.

Comunque se l’ho già scritto io mi scuso, eh, però quel che volevo dire, anche se non so quali processi mentali mi abbiano spinto a pensare a questa cosa proprio questa mattina, era che per imparare le lingue non c’è niente di meglio che andare in vacanza studio.

Io per esempio son andato in vacanza studio a Londra che avrò avuto quindici o sedici anni, stavo da una famiglia che abitava in un quartiere periferico che si chiamava Morden, una cosa che non c’entra niente con Mordor che si trova a sud-ovest del centro, un po’ dopo Wimbledon, quello dove giocano a tennis.

In ogni caso non era mica importante dov’era che stavamo, l’importante era che a me quell’esperienza lì mi è servita tantissimo per imparar le lingue: in quella famiglia stavano anche due ragazzi di Piombino e io son tornato che parlavo perfettamente il Piombinese.

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41 thoughts on “Vacanze studio

  1. Pingback: il museo del mondo

  2. eio, io sono andato per tre estati di fila in vacanza studio. Ci accompagnava la zia di un mio amico che è suora. Non dimenticherò mai l’anno in cui nel college girava la “meriu-uena” (come ci disse lei) Era sconvolta, soprattutto quando le spiegammo cosa era!!!! A parte la lingua mi è servito per i primi inciuci con le fanciulle…Non dimenticherò mai la mia amichetta romana Hihihihih…Vacanze studio forever!!!!!

  3. Mandate anche voi i vostri figli nella perfida Albione, che mal che vada imparano a dire andiamocene in due pugliesi diversi: iamaninn (barese) e sciamaninn (leccese).

  4. Vacanza studio… Ce l’ho.
    Esperienza però che ho cercato di rimuovere per vari motivi. Avevo solo 12 anni, ero il più piccolo del gruppo e nessuno/a mi si filava pari. Ero per la prima volta senza i miei e dimenticavo di tutto in giro (ombrello, borsa EF, portafogli…). La mia famiglia parlava un inglese dialettizzato pressoché impossibile da comprendere. Come packed lunch mi dava sempre una Cornish pastry, che sarebbe un tortino di mele, spezie e frattaglie miste di carne (lì ho scoperto il Kentucky Fried Chicken, amore a prima vista). La moquette nelle varie stanze, bagno incluso, aveva lo stesso odore del gigantesco labrador di casa. Un giorno abbiamo tutti rischiato di farci pestare da una gang del quartiere. Come se non bastasse, la tour leader era mia sorella maggiore, la quale non faceva altro che urlarmi addosso per la mia sbadataggine. Solo di recente si è resa conto che avevo solo 12 anni e mi ha chiesto scusa… però ho apprezzato il gesto.

  5. io ci tornerei ancora adesso, a fare le vacanze studio con gli inciuci, le birre e le parolacce in tutte le lingue del mondo!

  6. Io ho conosciuto un elbano di Rio Marina che veniva preso in giro dai familiari perché facendo il marinaio e frequentando quelli del continente aveva preso l’accento piombinese.

    (tutto vero, eh)

  7. sere says:

    infanzia triste, la mia. niente vacanze-studio.
    poi, due anni fa, parigi. e vai di dialetti e party notturni nelle camere con i ragazzi. i miei ragazzi. ero la group leader…

  8. noi ci avevamo il packed-lunch ma noi lo chiamavamo il pacchett’ da lanc’, in quanto veniva gettato nel più vicino bidone e sostituito da una dieta ferrea a base di Twix (che da noi si chiamava ancora Raider)

  9. Ragazzi, contrordine: inutile mandare i figli, che le vacanze studio sono tutte tali e quali e precise, basta leggersele qua.
    Packed lunch lunchato sistematicamente nel cestino (tramezzino con strato interno arancione non meglio identificato) e tre settimane a Raiders pure io.
    Finz, mi toccherà riandare su per corsi di aggiornamento, che il leccese è lingua troppo veloce per me. Invece il ternano non l’ho mai imparato perché si era di poche parole ;-)

  10. Io ormai parlo un “esperanto” composto da dialetto bitontino, barivecchiano, tarantino e francese. A volte associo un pò d’inglese maccheronico, soprattutto nel weekend ;-)

  11. Comunque non sottovaluterei il piombinese, anch’esso può avere una sua utilità. Per esempio, per chiedere un passaggio per l’Elba in caso di sciopero dei traghetti.

  12. Non sopporto i commenti fuori tema, percui mi faresti un post “di avvicinamento” all’uscita del libro sui fincipit? Io il commento te l’ho già, adesso, postato (così non è fuori tema), poi ti regalo, se ti piace, il titolo per il post: QUANDO IL GIOCO SI FA DURO,
    L’AMMOLLO NELL’ACQUA!

  13. 15-16 anni e già a Londra? Che fortuna! Mia madre per una mezza gita a Roma: “Roomaaa?!?! Ooooooh macchè, lì è grande, c’è il casino, ti rapiscono, e muori!”

  14. io sono stato un mese a New York l’altr’anno in college….e devo dire che mi è servito tantissimo per il mio inglese…..

  15. dancer says:

    bellissimo il vernacolo…c’hanno un modo di dì le ‘ose ‘e un si pò fà ammeno di apprezzalli ‘sti livornesi….’e sò gl’iunici ‘è la fia la ‘iamano “potta”..bello..ti riempie la bocca ‘è l’è ‘n piacere..

  16. Ah che bei ricordi le vacanze studio, quante iniziazioni a quei tempi in terra d’albione. Io mi sa che ci sono rimasto proprio sotto a quegli anni spensierati.

  17. Pingback: Senape?: amabili conversazioni tra colleghi

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