Stamattina mi son svegliato, ho acceso il telefono, e non appena l’ho acceso, ha cominciato a squillare.

Sono Alberto Asor Rosa, diceva la voce che c’era dentro il telefono, volevo dirle che il suo lavoro è la cosa più importante della letteratura italiana dopo il Dolce Stil Novo, io non capivo, Ma cosa dice, gli dicevo, e lui, niente, ha riattaccato.

Non ho fatto in tempo a posare, che già di nuovo suonava.

Sono Nicola Abbagnano, diceva la voce che c’era dentro il telefono, volevo dirle che il suo lavoro è la cosa più importante nella filosofia dopo Nietszche, io non capivo, Ma cosa vuol dire, gli dicevo, e lui, niente, ha riattaccato.

Poi, più niente.
Dopo, mentre mi bevevo il caffè, era lì che suonava di nuovo.

Sono Giulio Carlo Argan, diceva la voce che c’era dentro il telefono, volevo dirle che il suo lavoro è la cosa più importante nella storia dell’arte dopo Picasso, e dopo questa frase m’è venuto su un nervoso che ho riattaccato io.

Dico io, Picasso, che paragone del cazzo.