Ero in ospedale. Passavo la notte a mio zio, che era stato appena operato, dopo una giornata a casa dei miei, una giornata di bricolaggio estremo, scartavetrare, mascherare, dipingere. Ero stanco. Mio zio era tranquillo: dopo un po’ di battute, rese amare dalla sua età e dalla difficile operazione che aveva subito, si era addormentato. Il suo vicino di letto si era addormentato anche lui. Io, sulla mia sdraio, avevo letto un po’, e poi avevo cercato di addormentarmi. Il vicino di letto dormiva, e io non capivo come potesse dormire, con quella evidente ostruzione nasale. Faceva un rumore assordante, davvero assordante. Ci si abitua a tutto, anche al russare altrui, ci si abitua a tutto ciò che ci sembrava fastidioso e poi diventa costante. Ma il russare del vicino costante non era: sembrava più qualcuno che cercasse di far partire un tagliaerba per tutta la notte, un tagliaerba vecchio e malfunzionante, un tagliaerba con l’avvio a strappo, che rispondeva male, e diversamente, a ogni tentativo. Oltre al fastidio che mi dava, avevo paura che si strozzasse.

Aveva cominciato a russare circa alle nove, e adesso erano le tre, e io non avevo ancora chiuso occhio. Ho pensato di aiutarlo, e visto che nella borsa avevo tutti gli strumenti del mio bricolaggio pomeridiano, non c’era niente che me lo impedisse. Con qualche giro di American Tape intorno al letto (l’American Tape è un nastro adesivo resistentissimo, ve lo consiglio) gli ho fissato ben bene le coperte al materasso, giusto per prevenire un eventuale dimenarsi del soggetto, poi, velocissimo, due altri pezzi di nastro, sul naso, e sulla bocca. E poi un taglio netto sul collo con la taglierina, la migliore approssimazione che m’è venuta di una tracheotomia.

Poi dopo poco, è morto.
Però, per gli ultimi secondi, ha respirato bene.

(leggere Max Aub fa strani effetti)
(grazie a iMod e a Francesco che me lo hanno fatto conoscere)