Una volta eravamo in giro con l’Usignolo (una banda di suonatori di liscio) e a un certo punto ci siamo fermati in una cittadina del norditalia perché era ora di pranzo, anzi era quasi un po’ tardi per mangiare.

Comunque abbiam trovato un posto con dei tavoli fuori, e anche se già da subito sembrava un posto un po’ fighino, gli abbiamo chiesto se ci davano da mangiare e visto che loro hanno detto di sì, ci siamo seduti. E dopo è arrivato il cameriere col menu, ognuno ha ordinato da mangiare la sua cosa e uno che si chiama Mirko Ghirardini, il clarinettista, aveva ordinato delle tagliatelle al ragù, ma ‘ste tagliatelle al ragù gli sono arrivate su un piatto non fondo ma piano, di quelli di diametro di quaranta centimetri, come vanno di moda adesso in quei ristoranti con delle pretese, e il piatto oltre a essere largo era anche fatto di marmo nero.

Visto che Mirko l’hanno servito subito, dopo che ne ha mangiate tre forchettate quello del trombone gli ha chiesto come erano le tagliatelle e Mirko ha detto “Forse sarebbero anche decenti ma se guardo il piatto, con tutto ‘sto nero, il nero a mangiarci sopra mi disorienta”.

E io lì, in quel momento, ho pensato che se invece di essere noi e l’Usignolo eravamo Carlo Magno e i suoi Paladini di Francia, bastava l’affronto di quel piatto che prima ammazzavamo il cameriere, poi entravamo a cavallo all’interno del locale e distruggevamo tutti i tavoli e i piatti e i bicchieri a spadate, poi tagliavamo la testa al cuoco e al gestore, dopo mettevamo a ferro e fuoco tutta la cittadina e le dieci donne più belle ce le portavamo via da tenere come concubine.

(Ugo Cornia, Sulle tristezze e i ragionamenti, Quodlibet Compagnia Extra 2008, pp. 31-32)(proprio un bel libretto, sia detto en passant)