Ma non porta da nessuna parte
sabato 26 aprile 2008
C’erano dei signori di evidente origine centrafricana che erano seduti a un tavolo di legno con le panche poco lontano da me, mentre io ero lì nel parco, sulla collina, a leggere un libro che si chiama Cani dell’inferno che avevo scelto accuratamente prima di uscire di casa perché ne volevo rileggere dei pezzi e poi perché ero tutto vestito di nero, con i pantaloni neri, le scarpe nere e una giacca nera, e poi avevo una maglietta nera con un logo rosso e tutto l’insieme ci stava bene con Cani dell’inferno, che è un libro con la copertina nera e la quarta rossa. Che alle volte ci va anche un po’ di stile, diciamolo.
Ma non divaghiamo, ero lì a leggere quando è andato via il sole e io mi son accorto che andando via il sole era andato via anche il caldo e in effetti mi trovavo a passarmi la mano sulla testa per scaldarla perché c’era un po’ di aria fredda che era arrivata quando era andato via il sole, oppure c’era anche prima ma per via del fatto che c’era il sole non si sentiva, che c’era l’aria fredda.
Mentre ero lì che leggevo, mi son accorto di un certo tramestio alle mie spalle e guardando ho visto che gli africani che eran seduti al tavolo di legno si erano alzati e avevano cominciato ad alzare il tavolo di legno e si accingevano a trasportarlo giù per la collina, il tavolo di legno con le panche, con le donne con le loro borse e le loro sporte che li seguivano, e il mio sguardo che li seguiva anche lui, finché poi arrivati giù dalla collina hanno posato il tavolo con le panche in un posto dove c’era ancora il sole, si son seduti tutti insieme e han cominciato a tirar fuori cibi e bevande dalle loro borse e dalle loro sporte e han cominciato a mangiare.
In quel momento lì ho smesso di guardarli perché c’erano tre ragazzi che giocavano a pallavolo e c’era un West-England White Terrier che correva dall’uno all’altro inseguendo la palla finché non è riuscito a prenderla, e se la stava portando via quando è arrivata una ragazza che ho pensato che fosse la sua padrona e gliel’ha fatta restituire.
A dir la verità, mi ero portato il libro e tutto, ma poi non è che abbia letto tanto, perché, a volte, la realtà ti ipnotizza.



9 commenti
Ma non porta da nessuna parteLa parola antifascismo e la parola resistenza Tron
e io che mi pensavo » Ma non porta da nessuna parte
il nuovo MacchianeraMa non porta da nessuna parteSo long, and thanks for all the zen! Aggiungi pulsanti personali a Picasa Digital political divide
Certo, la realtà ipnotizza, ma se la fissi troppo e troppo spesso, finisci con l’aver bisogno sul serio di un libro!
c’è sempre da imparare, invece di star li al fresco, basta spostarsi, andare a cercare il sole, sempre.
Anche ame piace molto osservare le persone intorno quando vado al parco
Anch’io mi porto spesso un libro in borsa ma spesso mi soffermo a leggere ciò che sta intorno e non quello che sta dentro
Due immagini delicate e affascinanti descritte con un senso dell’assurdo a metà fra l’humor britannico e l’ingenuità di chi era ragazzo negli anni ’80 (parchi pubblici, vestiti di stoffa e non di plastica, niente cellulare).
Bel blog, credo tornerò spesso a spiare… :)
I miei rispetti.
Quando la realtà diventa cinematografica il biglietto costa anche poco…beh, mica sempre, ma di solito sì.