A venti centimetri dalla faccia
lunedì 5 maggio 2008
L’altra mattina, che era il primo maggio, c’era un bel sole, e siccome era festa, lei, Polli, si è messa in testa che voleva andare in montagna, e allora, anche se io avevo proprio voglia di stare tutto il giorno chiuso in casa, l’ho assecondata e quindi poi siamo andati in montagna. Altrimenti poi non stava brava e per tutto il giorno avrebbe guardato il sole e anche se magari non mi avrebbe detto niente io l’avrei visto nello sguardo che lei avrebbe avuto mentre guardava il sole che era dispiaciuta, che non eravamo andati in montagna.
Siamo andati in un posto dove eravam già andati l’anno scorso al 25 aprile; l’anno scorso, che non era nevicato niente, il 25 aprile in quel posto là, un giorno senza nuvole con un cielo azzurrissimo, siamo stati lì al sole tutto il giorno, in quel posto lì che ci vuol poco ad arrivarci, ci vorrà un’ora e qualcosa a piedi, ma quando stai per arrivare te ne accorgi perché passi vicino a una cascata bellissima che quando sei in città non te l’immagini, che esiston delle cascate così, non tanto lontano da casa; e poi, passata la cascata, risalendo il ruscello che è proprio quello che dà origine alla cascata, giri intorno a una collinetta e ti si apre un vallone tutto in piano, un vallone bello e grande che quando te lo trovi davanti ti sembra che ti si apra il mondo.
Il 25 aprile dell’anno scorso, che nell’inverno non era venuta niente neve, il vallone era verdissimo e pieno di fiori; quest’anno, invece, c’era la neve quasi dappertutto, tranne alcune zone ancora un po’ umide dove la neve era andata via e c’erano i bucaneve che facevano cucù, e allora, arrivati là, ci siam sdraiati vicino al ruscello che attraversa tutto il vallone in una delle zone dove non c’era più neve e siam stati lì, a leggere, perché c’era una giornata bellissima con un cielo azzurrissimo e lì nel vallone sembrava di essere in un posto che non aveva niente a che fare con i posti normali, sembrava un posto speciale, un posto che non aveva niente a che fare con i posti normali, dove ci son le strade, i centri commerciali, i paradisi del fai da te, tutto per lo sport, i fast food con il drive-in. Sembrava di essere in un posto esclusivo, dove non lasciavan entrar nessuno tranne noi, e in effetti, per un po’, non c’era proprio nessuno. Poi della gente è arrivata ma son stati bravi non han dato fastidio.
Polli si è addormentata, io son stato lì a leggere, ho letto veramente tantissimo, tanto che quel giorno lì avevo già finito due libri e ne stavo cominciando un terzo (tutta roba sottile)(non è che me la voglio tirare), ero a pancia in giù sdraiato sopra un asciugamano che stava diventando un po’ umidiccio a contatto con la terra umida, umidiccio da sentirlo ma non tanto da dar fastidio, ho alzato gli occhi e ho visto che c’era un calabrone che si infilava in tutti i bucaneve che c’eran lì intorno, in quel piccolo spazio senza neve vicino al ruscello dov’eravam noi, c’era un calabrone che si infilava in un bucaneve con tutto il corpo, faceva quel che doveva fare, poi passava a un altro bucaneve senza pensare al fatto che c’ero io lì vicino, senza pensare al fatto che potevo essere un nemico, e passava da un bucaneve all’altro, lì vicino a me, senza guardarmi, senza pensare a me anche quando è arrivato a venti centimetri dalla mia faccia per succhiare un bucaneve che c’era lì.
Io di solito in quei momenti lì, avere un calabrone a venti centimetri dalla faccia, di solito forse mi agiterei, cercherei di scacciarlo, ma in quel momento lì, che avevo un calabrone a venti centimetri dalla faccia, non ci ho neanche pensato: stavo lì, lo guardavo, e pensavo che se per lui io non rappresentavo un pericolo, allora forse mi considerava parte dell’ambiente circostante, e questo pensiero, questo pensiero m’ha fatto stare abbastanza bene per tutto il resto della giornata.



18 commenti
A venti centimetri dalla faccia
C’è poi da dire che i calabroni ci vedono malissimo….
A me è piaciuto proprio il primo paragrafo di questo post Sor Eio. (adesso non mi stia a pensare che tutto il restonon mi è piaciuto la prego :-) è che il primo mi è piaciuto di più)
Comunque i calabroni a me fanno tantissima paura io mi sarei alzata.
e pensavo che devo essere rimasta fuori quella volta che ho visto il film di quel bambino che moriva punto dalle api.
Riassunto (azzardato): “Primavera al Valasco con calabrone”.
Ma perché nel primo paragrafo c’è tutto, c’è un libro, quasi!
Ad maiora.
P.S.: E beato te che “magari non mi avrebbe detto niente“… :-D
Qua uno non può neanche parlar dei posti senza nominarli che ti beccano subito :)
sei un vero poeta…
quoto fabio :)
E io che pensavo che lo avessi schiacciato col libro, il calabrone.
quoto Rossella che quata Fabio! ;-)
Oh, ma anch’io il primomaggio sono stato trascinato in montagna e c’erano le cascate e pure una grotta piccolissima da cui esce un ruscello e la chiamano la grotta delle fate, chissà perché. E non c’era quasi nessuno in giro a parte noi e ho pensato: ma è bellissimo, perché non c’è nessuno, ma dove va tutta l’altra gente, sicuramente in un centro commerciale. (Però, io un post bello così non l’ho scritto, eh.)
Ecco grazie, eh, però io adesso a rileggerlo ci son dei pezzi che non si capisce mica bene quel che voleva dire, mi sembra. anzi, mi sembra che ci son dei pezzi che son proprio involuti, e non so come mi sia successo, che stamattina non li ho visti. mah.
io sarei morta, credo, a vedermi un calabrone così, a venti centimetri dalla faccia!
Lì, sull’erba umida, nel piccolo spazio senza neve, in quel palco naturale al centro dell’universo, tu dovresti essere l’attore principale, two feet behind the chorus line, ma quando ti volti a 360 gradi e vedi quelle enormi pareti rocciose, scopri il tuo ruolo reale, quello di attonito spettatore.
E dentro di te, con un brivido di emozione, parte l’applauso.
È vero eh, ziofanale.
ma sei sicuro che fosse un calabrone e non un bombo? perché i bombi sono innocui.
Molto bello! Ma preferisco il bucaneve al calabrone…